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Nonostante le promesse di Salvini la flat tax al 15% per tutti non sarà nel programma di centrodestra

@Asia Buconi|

Flat Tax

Il programma della coalizione di centrodestra, perlomeno nelle sue linee generali, sarebbe pronto: lo ha annunciato ieri il forzista Maurizio Gasparri dopo che i partiti si sono incontrati per definirne la bozza finale. I nodi da sciogliere, però, sono ancora molti, primo fra tutti quello della flat tax, da sempre cavallo di battaglia per antonomasia di Matteo Salvini quando si parla di fisco.

Il leader del Carroccio, appoggiato da Armando Siri e dai presidenti di Regione, l’avrebbe voluta al 15% per tutti, pure per i dipendenti, le imprese e i pensionati (sarebbero serviti “solo 13 miliardi” per finanziare una misura del genere, almeno secondo i leghisti). Ma che quelle fatte da Salvini fossero promesse irrealizzabili lo sapevano bene anche gli alleati di FdI e FI, che infatti hanno tentato in tutti i modi di mettere un freno alle velleità da televendita del leader della Lega.

I berlusconiani hanno subito ribadito come il punto di partenza sia quello di un’aliquota al 23%, percentuale che, sottolineano, è “frutto di approfonditi studi compiuti fin dal 1994 con il minsitro Martino”. “Bisogna evitare promesse irrealizzabili” è invece il commento sulla flat tax leghista di un deputato meloniano, riportato oggi da Il Fatto Quotidiano. Tanto che nella bozza di programma presentata ieri dal centrodestra, di flat tax per tutti non c’è traccia: la proposta è di prevedere l’aliquota al 15% solo per gli incrementi di reddito rispetto all’anno precedente e di estenderla alle partite Iva fino a 100mila euro (oggi il limite è 65mila euro). Si tratta in breve del progetto di una flat tax incrementale sposato dai meloniani e che avrebbe “costo zero per lo Stato”.

Flat tax di Salvini al 15%, ecco quanto costerebbe allo Stato italiano

Il leader della Lega Matteo Salvini, dunque, ritiene che l’aliquota debba essere ridotta al 15% anche per i lavoratori dipendenti. Insomma, si tratterebbe di un sistema simile a quello già vigente per le partite iva. Una bella promessa, questa, che però è difficile da rendere reale. Perché quando Salvini ripete, come un tormentone estivo, questa ipotesi non spiega mai i costi per le casse dello Stato. E stiamo parlando di decine di miliardi. Come spiega il quotidiano La Stampa, infatti, i modelli di flat tax proposti da Lega e Forza It. Tito Boeri, per esempio, parla di circa 80 miliardi di euro.

“Bisognerebbe rifare i calcoli, ma in base alle vecchie stime siamo attorno agli 80 miliardi, e quella di Forza Italia costa addirittura ancora di più. E quindi, se Lega e Forza Italia devono seguire il consiglio del loro candidato premier Giorgia Meloni, che ha detto di avanzare solo proposte che fattibili, è meglio che la ritirino immediatamente. Perché è una presa in giro. Voglio capire dove trovano 80 miliardi per una operazione di questo tipo”.

Una quantità di denaro difficile da reperire. Ma non solo, perché questo tipo di tassa piatta è destinata a dare vita a una vera e propria sperequazione, producendo maggiori benefici (a livello economico) per chi ha redditi alti e minori per chi li ha più bassi. Un altro problema, oltre a questa disomogeneità provocata da una flat tax venduta agli elettori come la soluzione per rendere la situazione economica degli italiani più omogenea, è rappresentato dai fondi. Boeri ha parlato di 80 miliardi, e Carlo Cottarelli sottolinea proprio questo aspetto: “La flat tax non mi piace – ha scritto l’economista su Twitter – Non va demonizzata, ma va presentata per quello che è: un sistema di tassazione che redistribuisce meno di quello attuale e che (al 23%) ha un alto costo per le finanze pubbliche che dovrà essere colmato con altre tasse o tagli di spesa (oggi o domani)”.

Insomma, la propaganda è propaganda. La realtà racconta un’altra storia fatta di fondi da reperire. Come? Con tasse o tagli della spesa. Insomma, togli la tassa, metti la tassa. I due modelli, quello di Forza Italia e quella della Lega, hanno dinamiche diverse. Ma i costi sono comunque elevatissimi. Il calcolo offerto dal quotidiano La Repubblica è differente da quello de La Stampa, ma per via di modalità di calcolo differenti.

“Salvini sostiene che nella prima fase di due anni, con l’equiparazione dei lavoratori dipendenti alle partite Iva che già pagano una flat tax del 15% sui redditi fino a 65 mila euro (2 milioni i cittadini interessati), “basterebbero” 15 miliardi. Altri studi arrivano a quantificare in 50-60 miliardi il costo per una misura generalizzata”.

Il calcolo è differente solamente per un fattore: la cifra di 50-60 miliardi è figlia delle analisi effettuate prevedendo un taglio degli sconti fiscali. Restano comunque tantissimi soldi. Una quantità difficile da reperire. Perché anche cancellando il demonizzato Reddito di Cittadinanza, il risparmio per le casse dello Stato (facendo riferimento al 2021) sarebbe di “soli” 9 miliardi di euro. E le altre decine di miliardi? Forse si perderanno tra un taglio delle accise sui carburanti e un aumento del prezzo del latte in favore dei pastori sardi. Insomma, fantasie elettorali che non ha mai trovato compimento.