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Flames of war: il nuovo video dell'Isis è una minaccia diretta all'America

L’ISIS ha rilasciato ieri un nuovo video di propaganda intitolato Flames of War. Il video è costruito come un trailer di un film campione d’incassi, somiglia a un «Coming soon» in arrivo, con tanto di suoni e immagini rallentate per colpire chi guarda. Il video è stato rilasciato proprio nel martedì in cui Barack Obama ha annunciato che gli Stati Uniti avrebbero distrutto l’Isis con ogni mezzo.
 
FLAMES OF WAR: IL NUOVO VIDEO DELL’ISIS

Il video comincia con una serie di esplosioni che colpiscono zone di guerra e i carri armati americani sotto attacco di fuoco, mentre si notano alcuni soldati che trasportano un ferito in un veicolo blindato. Le uniche parole che si ascoltano nel video sono pronunciate da Barack Obama: è un’estrapolazione del discorso in cui prometteva che avrebbe ritirato le truppe dall’Iraq. Montato in stile hollywoodiano, con un video curato, di ottima qualità, con replay in slow-motion, che farebbe pensare alla presentazione di un nuovo film di guerra.


Il New York Times ha raccolto qualche testimonianza sul video dell’Isis: Laith Alkhouri, analista senior di Flashpoint Global Partners, società di consulenza di sicurezza di New York che monitora i siti web militanti, ha detto che lo Stato islamico «sembra essere più implacabile che mai, non solo per l’espansione sul territorio, ma anche perché alza il livello dello scontro di fronte alla prima superpotenza mondiale». In un certo senso, spiega l’esperto, Isis si pone anche come guida della Jihad contro Al Qaeda, dimostrando di voler operare a livello internazionale.

Le immagini mostrano anche un video girato nei pressi della Casa Bianca e mosso, che dà invece l’idea grazie all’inquadratura che a muoversi sia la White House in seguito a un’esplosione o giù di lì, e mostrano anche la bandiera con la scritta “Missione compiuta” che si vedeva sullo sfondo quando il presidente degli Usa George W.Bush atterrò su una portaerei sei settimane dopo l’attacco all’Iraq dopo il Kuwait. Nel finale si nota un militante jihadista che è pronto a sparare alla testa a una serie di soldati catturati e fatti inginocchiare.
 

 
COSA CI DICE IL VIDEO DELL’ISIS
Il Guardian ha chiesto un giudizio sulle tecniche del video, rilasciato dall’Al Hayat Media Center come gli altri, ad alcuni montatori professionisti, che hanno puntato il dito sull’autenticità delle scene utilizzate per il filmato: sembrano più riprese da un videogioco che vere e proprie azioni, mentre quelle che ritraggono i prigionieri potrebbero provenire da varie fonti ed essere state montate successivamente insieme. Interessante ricordare anche un dettaglio che riguarda l’editing del video di Sotloff. In esso si mostra per qualche secondo un’immagine di Barack Obama che pronuncia la frase “We will be vigilant”. Esattamente come succede in una scena della sigla iniziale di Homeland, serie tv, la cui trama è questa:

La serie ha per protagonisti Carrie Mathison (Claire Danes), un’agente della CIA, e il Marine statunitense Nicholas Brody (Damian Lewis). Carrie è convinta che Brody, a lungo detenuto da al-Qaida come prigioniero di guerra, faccia parte di una cellula dormiente e che sia un rischio significativo per la sicurezza nazionale.



Anche qui la similitudine serve a far capire che l’estrazione culturale della cellula terroristica è certamente occidentale. E questi segnali servono a “parlare” con un vasto pubblico, usandone lo stesso immaginario collettivo. Quelli che vuole terrorizzare. «Questo genere di effetti sono relativamente semplici da realizzare al giorno d’oggi. Ci sono applicazioni per iPhone che aggiungono esplosioni e sembrano molto reali», ha detto Luke Jacobs, produttore esecutivo di spot televisivi, sempre citato dal Guardian. «Il video è ben fatto ma nulla che abbia a che fare con la post-produzione di un vero film. Direi che è più probabile che sia stato fatto da un ragazzo con un computer portatile. Magari qualcuno che lavorava in qualche rete televisiva o semplicemente sa usare Adobe After Effects».
 
LE MINACCE ALL’AMERICA
Il video fa il paio con i messaggi su un forum online che incitano ad attaccare Times Square e altri obiettivi in tutta l’America. «Al momento non c’è alcuna minaccia specifica”, assicura Obama, ribadendo pero’ come senza una forte ed efficace azione di contrasto lo Stato islamico può davvero fare paura anche in casa, in Occidente. E a suonare il campanello d’allarme è persino il solitamente prudente capo della polizia di New York, Bill Bratton: la città «è entrata in una nuova era» in cui sono possibili attacchi terroristici, anche da parte di cittadini americani reclutati dai jihadisti. Quest’ultima possibilità – spiega – «è davvero reale», e cresce notevolmente man mano che chi ha combattuto al fianco dell’Isis in Siria e in Iraq torna in America. Anche il ministro degli Interni, Jeh Johnson, ha sottolineato in Congresso la necessità di “restare vigili” in questa delicata fase. Molti i segnali preoccupanti nelle ultime ore. Anche l’arresto a Rochester, nello Stato di New York, di un sospetto reclutatore di militanti jihadisti – Mufid Elfgeeh, 30 anni, originario dello Yemen e proprietario di un negozio di alimentari – accusato di aver cercato di fornire sostegno materiale ai terroristi dell’Isis e di aver tentato di uccidere dei soldati americani. Il sito Vocativ.com ha poi rivelato l’esistenza su un forum online dell’Isis di un post che contiene istruzioni per potenziali lupi solitari, istigati a preparare attentati a Times Square, a Las Vegas, in Texas e nelle stazioni della metro delle città americane. Attacchi da portare a termine fabbricando bombe artigianali. Ordigni fatti in casa con candele, candeggina, zucchero e fiammiferi. In attesa della decisione di Obama.