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"È femmina": milioni di bambine del mondo valgono meno di zero

“È femmina”: queste due parole, pronunciate dall’ostetrica, possono ancora suonare come una condanna a morte in buona parte del mondo. Se poi a nascere si arriva: mancano all’appello 100 milioni di bambine mai nate a causa dell’aborto selettivo, che fa inseguire il maschio e “buttare via” le femmine. Accade soprattutto in India e in Cina (in questo paese vengono cancellate ogni anno 100 milioni di bambine, e lo squilibrio tra maschi e femmine è drammatico: in media 120 ragazzi contro cento ragazze), ma anche in Corea, Vietnam, Pakistan, Bangladesh e in alcuni paesi dell’area balcanica (Azerbaijan, 117 maschi ogni 100 femmine; Georgia 111,8; Albania 111,7; Kosovo 109; Montenegro 109); in Armenia, nella fascia d’eta’ sopra i 18 anni, si contano 39mila maschi in più rispetto alle femmine: 39 mila uomini che non potranno sposarsi a causa di decisioni dissennate che qualcuno ha preso prima che nascessero. Ma l’aborto selettivo è ormai praticato anche in occidente tra numerose famiglie immigrate: in Gran Bretagna sono “sparite” negli ultimi anni tra le 1.400 e le 4.700 bambine,  stando ai dati del censimento 2011.
 
TRENTUNO MILIONI DI BAMBINE NEL MONDO
Alla condizione delle bambine Terre des hommes ha dedicato la campagna INdifesa, che ha lo scopo di prevenire e contrastare le principali forme di violenza e discriminazione nei loro confronti, dalla schiavitù domestica (11 milioni le ragazzine vengono cedute come serve a famiglie ricche) ai matrimoni precoci (sono 14 milioni le spose bambine nel mondo), alla violenza e alla discriminazione in famiglia, che fa sì che in molti paesi alle bambine siano negate cure mediche, istruzione, perfino una corretta alimentazione, tutto a vantaggio del figlio maschio, quello su cui la famiglia investe. Nel mondo 31 milioni di bambine non vanno a scuola (contro 27 milioni di maschi). Alla compagna INdifesa di Terre des hommes è possibile contribuire con il numero solidale 45596 dall’1 al 31 ottobre. “Tutti noi, insieme, dobbiamo creare le condizioni perché chi ha subito violenza possa ripartire, credere di nuovo nella vita e nei valori positivi”, ha detto presentando il dossier Vincenzo Spadafora, Presidente dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, che ha lamentato che nel nostro paese si parli molto del caso delle baby prostitute o di quello di Yara, ma non si ascoltino davvero le bambine, che non sono coinvolte in progetti che le riguardino direttamente; senza contare, ha osservato, che i fondi destinati alle politiche per l’infanzia e l’adolescenza sono stati sistematicamente tagliati dai governi anno dopo anno.
 
IN EUROPA E IN ITALIA
Il dossier INdifesa di Terre des hommes ha puntato l’obiettivo anche sul nostro paese, grazie ai dati forniti dalle forze dell’ordine, facendoci scoprire che più di 5.100 bambini nell’ultimo anno sono stati vittime di reati; e il 61% di  loro  erano  femmine.  Questo  numero è  tanto  più drammatico se si pensa che 10 anni fa erano stati 3.311: c’è stato quindi un incremento del 56%. Sono cresciuti dell’87% i maltrattamenti in famiglia (passando da 751 vittime nel 2004  a 1.408  nel  2013,  il  51% femmine),  così  come l’abbandono  di minori (+94%) e le violenze sessuali aggravate (+42%).  Continua ad aumentare, in questi anni, lo sfruttamento sessuale dei minori a fini commerciali da parte della criminalità organizzata, che si va orientando sempre di più sull’uso dell’immagine del  loro  corpo per  arricchirsi  nelle reti  di pedofilia: +411% di vittime  dei  reati  di  pornografia  minorile,  +285%  nella  detenzione  di materiale pornografico. In entrambi i casi l’80% delle vittime sono bambine e ragazze. Nel nostro paese una donna su tre ha subìto almeno una forma di  violenza da bambina, una su dieci veri e propri abusi sessuali. In Europa sono circa 21 milioni le donne che hanno subìto una forma di abuso o un atto sessuale da parte di un adulto prima dei 15 anni (il 12%); e il 67% delle donne europee vittime di abusi non avevano denunciato l’accaduto, il che significa che solo tre casi su dieci vengono alla luce. Un dato significativo – e preoccupante – è quello fornito dal sondaggio condotto nelle scuole superiori da Terre des  hommes su 1.300 ragazzi tra i 14 e i 18 anni. Secondo gli adolescenti italiani (per il 74,8%) la violenza domestica non deve essere tollerata dalle vittime, neanche per il presunto “bene dei figli”; ma persiste una sorta di colpevolizzazione, per quanto indiretta, della vittima: quasi il 70% dei ragazzi intervistati concorda sull’affermazione per cui “se una donna viene maltrattata continuamente la colpa è sua, perché continua a vivere con quell’uomo”. Per quasi 4 ragazzi su 10 la violenza è un fatto “interno alla coppia” in cui nessun altro dovrebbe intromettersi. Oltre l’80% si dice completamente o parzialmente d’accordo con l’affermazione che “gli uomini che maltrattano lo fanno perché hanno problemi con l’alcool o altre droghe” (quasi fosse un’attenuante); mentre per il 90% a generare la violenza sono “squilibri psichici”. Dati che destano più di una perplessità su come viene raccontata la violenza di genere in Italia, così come fa pensare il fatto che, in ogni caso, la gelosia come motivo di una “punizione fisica” venga giustificata da più del 20% degli intervistati. Ancora più allarmante la percezione che ha un ragazzo su due, secondo cui la violenza di genere è, tutto sommato, un fenomeno marginale ingigantito dai mass media.
 
MAUD, STUDENTESSA DELLO ZIMBABWE
Testimonial della campagna INdifesa è Maud Chifamba, una ragazza diciassettenne dello Zimbabwe che la rivista Forbes ha messo tra le cinque donne più influenti dell’Africa. Maud sta per laurearsi (è entrata all’università per studiare economia e commercio a soli 14 anni, grazie a una borsa di studio). E’orfana di entrambi i genitori e proviene da una realtà rurale poverissima: la scuola era distante sette  chilometri da casa sua, e ogni mattina, a stomaco vuoto, la bambina si sobbarcava tutta quella strada per la sua tenace voglia di imparare.   «Ce l’ho fatta grazie al mio amore per lo studio, – racconta, – perché le difficoltà sono state tantissime». Maud gira i villaggi per convincere le ragazze che anche loro possono farcela, applicandosi con passione e scrupolo: “L’unico sistema per cambiare il mondo è l’istruzione”, dichiara, citando Nelson Mandela.