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Il caso Farmacap: una metafora di come il M5S amministra Roma

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Ieri è stato recapitato un avviso di garanzia (chiusura indagine) all’attuale commissario straordinario di Farmacap – nominato dalla giunta Raggi – Angelo Stefanori: è indagato per calunnia e minacce. La vicenda, cominciata nell’aprile scorso con la cacciata di Simona Laing, va raccontata perché costituisce una perfetta metafora di come il MoVimento 5 Stelle sta amministrando la città di Roma.

Il caso Farmacap: una metafora di come il M5S amministra Roma

Simona Laing era infatti diventata direttrice generale di Farmacap nel 2015 su input della Giunta Marino, con l’intenzione di risanare l’azienda denominata Farmacap Azienda Speciale Farmasociosanitaria Capitolina per poi poterla vendere. L’intenzione dichiarata di Marino era infatti quella di far uscire gradualmente il Comune da tutte quelle attività imprenditoriali che non costituivano l’erogazione di servizi pubblici. Farmacap era uno dei tanti “carrozzoni” che il Comune di Roma foraggiava con i soldi pubblici magari in ossequio a qualche logica clientelare. La questione però era che non solo non aveva senso che il Comune “facesse il farmacista” ma anche non era concepibile che per farlo accumulasse debiti che poi finivano per gravare sulle tasche di tutti i cittadini romani. Questo perché l’azienda non guadagnava e il suo bilancio era costantemente in rosso.
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Farmacap è un’azienda municipalizzata che possiede 44 farmacie (e ha 344 dipendenti) e nonostante un fatturato annuo che si aggira intorno ai 50 milioni di euro le farmacie comunali romane avevano un buco di diversi milioni di euro (nel 2014 il passivo ammontava a due milioni di euro). Per risanare la municipalizzata Marino fa venire da Pistoia Simona Laing che aveva già un’esperienza in quel campo avendo lavorato al riordino dei conti di Farcom la municipalizzata delle farmacie del Comune di Pistoia. Grazie all’azione di risanamento guidata dalla Laing Farmacap ha chiuso il bilancio 2016 con un attivo di 530 mila euro.

La nomina di Stefanori e la cacciata di Laing

Nell’aprile 2017 però Angelo Stefanori, commissario straordinario di Farmacap nominato dalla Giunta Raggi, licenzia Simona Laing accusandola con una serie di denunce, di aver favorito nell’assegnazione di un appalto della municipalizzata alcune case farmaceutiche. Inoltre, sempre secondo Stefanori, la dg avrebbe apportato alcune modifiche nel bilancio di Farmacap per farlo figurare in attivo. Tra i due volano gli stracci e alla fine Stefanori dirà: «Quando vedo qualcuno che compie atti illegali, lo asfalto».

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La delibera con cui Stefanori licenzia Simona Laing

A questo punto i carabinieri del Nas indagano la Laing sulla base delle querele presentate dal commissario straordinario. Si parla di corruzione. Il risultato finale dell’indagine su Laing lo racconta oggi Giuseppe Scarpa su Repubblica Roma:

I militari passano al setaccio l’appalto sospetto indicato da Stefanori ed emergono due dati chiari: nessuna traccia di una presunta mazzetta e la regolarità della procedura con cui è stato assegnato. In due parole il lavoro della Laing è stato trasparente e legale. Ma non è tutto. Il commissario straordinario sostiene che la Laing ha alterato i dati del bilancio per farlo figurare in attivo. Ebbene, anche in questo caso, le accuse sono infondate e il bilancio firmato dalla Laing, oltre ad essere uno dei pochi in attivo nella storia di Farmacap, è anche regolare.

L’indagine per calunnia e minacce sul commissario di Farmacap

A questo punto l’indagine punta Stefanori, a cui ieri la procura ha consegnato l’avviso di conclusione indagini per calunnia (il reato di chi, davanti all’autorità giudiziaria, accusa qualcun altro sapendolo innocente) e minacce (per la frase sull’asfalto…). Mentre un giudice deciderà se Stefanori ha calunniato (agendo consapevolmente) la Laing, il dato di fatto è che le accuse nei confronti della direttrice generale di Farmacap erano fondate su sciocchezze, esattamente come càpita in tante altre occasioni. Una cosa però è consegnare un esposto in procura e farselo archiviare dopo qualche mese, come succede a chi sta all’opposizione. Una cosa è invece quanto accaduto alla Laing.

Il licenziamento infatti non è l’unica cosa strana che è successa alla direttrice generale. Ad esempio c’è il caso dei 14 dipendenti indagati per peculato, accusati anche dalle immagini delle telecamere, di furti di farmaci. La Laing avvia le procedure per licenziarne quattro («Ce n’era uno — racconta — che in un mese aveva rubato 220 volte») ma Stefanori le scrive contestandole «le modalità operative seguite, rispetto alle quali esprimo il mio formale dissenso». E poi c’è la “guerra dei buoni pasto”, quelli dei dipendenti, sospesi nel 2013 e che la Laing non vuole reintrodurre. «Un giudice ha detto che non sono dovuti», spiegava all’epoca l’ex dg che, in questo modo, secondo il commissario, chiude il bilancio 2016 «con un utile fittizio», proprio perché non tiene conto «dei diritti acquisiti dai lavoratori: buoni pasto e arretrati». In realtà l’indagine ha certificato che questo non è vero.

C’è un giudice a Roma (e a Pistoia)

Proprio per questo la storia di Stefanori e Laing ci fa capire molto di come il M5S amministra Roma (d’altro canto Stefanori veniva dallo staff di Andrea Mazzillo, ex assessore al Bilancio in Giunta Raggi). La direttrice è stata accusata di non essere tanto presente in azienda anche se come dirigente non aveva l’obbligo di firmare alcun cartellino, le sono state mandate due lettere di contestazioni disciplinari e una cinquantina di note, e alla fine è stata licenziata sulla base di accuse rivelatesi false. Come aveva annunciato, impugnerà il licenziamento visto che il suo contratto scadeva nel 2018.  Nell’aprile scorso, durante un’intervista rilasciata al Messaggero le chiesero se si sentiva vittima dello spoil system: «No,della mediocrità», rispose.