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«Il Fappening? Tutta colpa di Google»

Una dozzina di celebrità, vittime dell’hacking noto come Fappening, ha deciso di fare causa a Google per aver favorito la diffusione delle foto rubate e non aver fatto nulla per fermare il Fappening. Queste star, di cui si ignora il nome, avrebbero dato mandato al famoso avvocato del mondo dello spettacolo Marty Singer di intraprendere un’azione legale contro Google per ottenere un risarcimento da 100 milioni di dollari.
 
LA LETTERA A GOOGLE
Tra agosto e settembre sono infatti state pubblicate on line  le foto di decine di celebrità di Hollywood, tra cui Jennifer Lawrence, Rihanna, Kirsten Dunst e Kate Upton. Le foto sono state rubate da alcuni hacker la cui identità rimane tutt’ora sconosciuta e sui quali sia l’FBI che la Apple stanno al momento indagando per scoprire se il furto delle foto sia stato reso possibile da una falla della sicurezza del sistema di archiviazione. Il sito TMZ ha pubblicato oggi la lettera indirizzata a Google dallo studio legale di Singer. La lettera è intitolata “Le ripetute violazioni del copyright e della privacy da parte di Google in connessione con lo scandalo delle foto hackerate”, indirizzata tra gli altri a Larry Page,  Eric Scmidt e Sergey Brin.

La lettera di richiesta di risarcimento indirizzata a Google (fonte: http://www.tmz.com/)
La lettera di richiesta di risarcimento indirizzata a Google (fonte: http://www.tmz.com/)

Nella missiva l’avvocato accusa il motore di ricerca di negligenza per non aver provveduto a rimuovere le immagini. In un paragrafo si può leggere l’accusa di Singer:

Google è a conoscenza che le Immagini rubate tramite hacking sono proprietà privata costituita da immagini e video confidenziali ottenuti illegalmente e messi online da pervertiti che stanno violando la privacy delle vittime e i principi dell’umana decenza con la pubblicazione di foto e video confidenziali (molti dei quali ritraggono le donne in ambienti domestici, nude, seminude o in atteggiamenti intimi) senza il permesso delle proprietarie delle Immagini.

Google avrebbe, prosegue Singer, fatto poco o niente per fermare il Fappening o per far si che le immagini rubate non apparissero tra i risultati del motore di ricerca. Il motivo, secondo l’avvocato sta nel fatto che Google ha preferito scegliere di proteggere i suoi interessi commerciali, guadagnano milioni di dollari, invece che proteggere i diritti individuali delle celebrità violate. In sostanza quindi, la tesi è che:

Google sta consapevolmente consentendo un a vasta e diffusa opera di violazione del copyright e una violazione del diritto alla privacy delle donne che sono state ripetutamente violate, sfruttate e perseguitate.

Le richieste avanzate dalle star rappresentate da Singer sono tre e molto semplici: in primo luogo Google dovrà rimuovere da tutti i suoi siti le immagini incriminate e sospendere gli account dei responsabili della loro diffusione. In secondo luogo dovrà sospendere o cancellare tutti quei hostati sui servizi Google che invitano a diffondere e caricare il materiale rubato ed infine dovrà rimuovere tutte le entries che fanno riferimento alle immagini e al materiale rubato dai risultati del motore di ricerca.
 
LA PUNZECCHIATURA
L’avvocato critica Google per il suo atteggiamento ipocrita: da un lato il “Codice di Condotta” di Google è incentrato sulla creazione di un modello di business dagli standard etici più elevati possibile il che significa “seguire la legge, e comportarsi in modo onorevole trattando gli altri con rispetto”. Cosa che Google no ha fatto nei confronti delle celebrità, commenta Singer, un po’ come la NFL – lega professionistica di Football americano  – che qualche mese fa ha preferito fare finta di nulla durante gli scandali sessuali e di abusi commessi dai propri giocatori. Nella lettera Singer cita come esempio di azione repentina e responsabile nei confronti dei diritti delle sue clienti altri siti: ad esempio Twitter che:

Si è adoperato rapidamente per rimuovere le immagine e sospendere gli account degli utenti responsabili della loro diffusione.

 
Foto copertina: Wikipedia