Fatti

Il fallimento di Sinistra Italiana

In attesa di valutare pienamente con i risultati dei ballottaggi le performance dei maggiori partiti il dato di fatto è che il risultato di Sinistra Italiana è un fallimento. Stefano Fassina a Roma ha totalizzato il 4,7% dei voti e 57mila preferenze per le due liste che lo hanno appoggiato, a fronte di un risultato di SEL alle precedenti elezioni (con Marino) che arrivava a 6mila voti; a Torino Giorgio Airaudo è arrivato al 3,7% e di voti ne ha portati a casa 14mila (22mila voti aveva preso Sinistra Ecologia e Libertà nel 2011); dodicimila ne ha portati a casa Carlo Martelloni a Bologna in una lista che però portava il nome di Coalizione Civica. A Milano, presentandosi in coalizione, ha ottenuto risultati scarsamente confrontabili: Sinistra per Milano contava esponenti di PD e SEL e la sponsorizzazione di Giuliano Pisapia, sindaco uscente: quasi ventimila voti, 3,82% sul totale ed esperienza che però partiva da presupposti particolarmente particolari che pare difficile poterla spacciare per un risultato autentico o ripetibile; la conferma di Massimo Zedda a Cagliari è l’unica buona notizia in quello che è sembrato un funerale: lì però si è presentata SEL.
stefano fassina sinistra italiana

Il fallimento di Sinistra Italiana

Le ragioni? Un possibile indizio potrebbe essere nella definizione “sembra un agrimensore bulgaro” data dalla Stampa a Stefano Fassina per la performance su Sky nella serata dedicata ai candidati sindaci di Roma. Ma a Fassina non difetta la coerenza:  “Rimango in consiglio comunale. L’ho già detto e lo confermo anche ora”, ha detto oggi a chi gli chiedeva se avesse intenzione di accettare l’incarico da consigliere comunale oppure volesse lasciare il seggio dell’Aula Giulio Cesare. Una decisione che gli rende per lo meno l’onore delle armi. E infatti sarebbe ingiusto dare a Fassina colpe che non ha. Ilaria Bonaccorsi su Left ha scritto che la Sinistra ha “giocato vecchio” e per questo ha perso:

Facciamo l’esempio di Roma, uno per tutti: Fassina scarta e si presenta contro tutto e tutti. Contro una Sel che gioca a briscola col Pd, pochi fuoriusciti malmentati da Renzi, un Possibile che non riesce ad essere alternativo, a unire, a forzare, ad allargare. Niente. Che si mette in scia silenzioso e forse consapevole del futuro massacro. La Sinistra non c’è. Non nella politica, non siamo “pochi ma belli”, siamo pochi e malmessi (neanche il 5%).
[…]
Io la Raggi l’ho ascoltata. Bastava parlare di collettività, di trasparenza, magari anche di far pagare le tasse alla Chiesa invece di nicchiare ancora sulla dottrina sociale di qualcun altro. Bastava far sentire l’odore del rifiuto e della rivolta. Della svolta. Qui ed ora. Né domani né ieri né forse. Un po’ alla De Magistris, quella roba estrema, a tratti anche apparentemente sguaiata, ma che restituisce il senso di una “reazione” di Sinistra.

È verissimo che un possibile serbatoio di voti che sarebbero stati appannaggio della sinistra si sono riversati su Virginia Raggi, la cui immagine elettorale aveva molte buone caratteristiche per identificarlo pienamente: giovane, attiva nel volontariato e soprattutto capace di una critica radicale al disastro materiale della classe dirigente che ha governato Roma in questi anni; una critica che i candidati di Sinistra Italiana quasi mai hanno avuto la capacità di incarnare dal punto di vista della comunicazione (mentre a volte l’hanno avuta dal punto di vista dei contenuti). Insomma, sembravano proprio vecchi. Bisognerebbe però aggiungere in chi si è sostanziato questo “Vecchio”: Sinistra Italiana è stata una riedizione della sinistra arcobaleno, con la sovrapposizione di ceti dirigenti che ormai non sono più credibili agli occhi degli elettori. A questi si chiede finalmente un passo indietro, possibilmente quello definitivo.

sinistra italiana
L’infografica del Corriere della Sera sui partecipanti al cantiere di Sinistra Italiana (7 novembre 2015)

L’eccezione della Campania

In questa débâcle un’eccezione c’è. In Campania Napoli in Comune a Sinistra ha portato a casa meno di ventimila voti e il 5,31% in appoggio a De Magistris. “Napoli, Salerno, Castellammare di Stabia e i tanti Comuni della Campania chiamati al voto confermano la forza della sinistra nella nostra Regione e come tanti cittadini vogliano sentirsi parte di un vero cambiamento e si riconoscano nel percorso che in dicembre porterà alla costituzione del nuovo partito della sinistra italiana“, ha affermato il segretario regionale della Campania di SEL, Tonino Scala. “Nel capoluogo, la nostra lista Napoli in Comune è uno dei protagonisti della grande affermazione di Luigi De Magistris e di un progetto politico alternativo al centrodestra come al Partito Democratico, che può rappresentare un modello vincente anche in chiave nazionale. A Salerno Gianpaolo Lambiase ha guidato una sfida coraggiosa e vincente, che ha permesso di riportare dopo oltre quindici anni la sinistra in consiglio comunale. A Castellammare, infine, Salvatore Vozza ha guidato lo schieramento di sinistra a un eccezionale risultato, con più del 15% delle preferenze”. “In Campania – ha concluso Scala – mentre il Partito Democratico mostra il suo definitivo cambio di pelle fra alleanze improponibili e comportamenti che nulla hanno a che fare con il patrimonio di valori democratici e riformisti, la sinistra mostra che un’alternativa di governo non solo è possibile, ma è la scelta vincente di tantissimi cittadini”. Ma continuiamo a parlare di percentuali da comprimari mentre Podemos nei sondaggi è accreditato come il primo partito di opposizione in Spagna. E, ironia della sorte, il suo leader Pablo Iglesias è sceso in campo per Martelloni a Bologna. A ben vedere la differenza è tutta qui: loro un leader ce l’hanno, a Sinistra Italiana ancora manca.