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Eterologa: quando la Consulta fa quello che il governo non ha il coraggio di fare

fecondazione eterologa 1

Il 19 febbraio 2004 entrava in vigore la Legge 40 che stabiliva “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita“. Una legge che avrebbe dovuto regolamentare l’accesso delle coppie italiane alle pratiche di fecondazione medicalmente assistita ma che fin da subito ha mostrato tutti i suoi limiti. Dovuti in gran parte dai condizionamenti imposti al Parlamento da una certa parte del mondo cattolico fortemente contrario a garantire parità di diritti alle coppie che non potevano avere figli.

Il titolo del Corriere della Sera di oggi sulla decisione della Corte Costituzionale
Il titolo del Corriere della Sera di oggi sulla decisione della Corte Costituzionale

UNA LEGGE E 33 SENTENZE
Fin da subito infatti i limiti della Legge 40 si sono manifestati in modo molto chiaro, gli aspetti più criticati sono stati il divieto di fecondazione di più di tre embrioni e l’obbligo di impiantarli tutti e tre una volta fecondati, al fine di evitare il congelamento degli embrioni in sovrannumero.

Le tecniche di produzione degli embrioni, tenuto conto dell’evoluzione tecnico-scientifica e di quanto previsto dall’articolo 7, comma 3, non devono creare un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre.

Il divieto di diagnosi preimpianto sia per le coppie sia per quelle fertili ma portatrici di gravi patologie genetiche.
Il divieto di ricorrere alla fecondazione eterologa

Chiunque a qualsiasi titolo utilizza a fini procreativi gameti di soggetti estranei alla coppia richiedente, in violazione di quanto previsto dall’articolo 4, comma 3, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 300.000 a 600.000 euro.

ed infine il divieto di accesso alla fecondazione assistita per coppie dello stesso e per i single.
ETEROLOGA
Nonostante questa situazione né i vari Governi (e Parlamenti) che si sono succeduti né le iniziative popolari (come il Referendum proposto dai Radicali nel 2005) sono riusciti a modificare i punti più controversi della normativa. A modificare la legge ci hanno pensato le trentatré sentenze dei tribunali e della Corte Costituzionale che si sono espressi in materia dal 2004 ad oggi. Piano piano sono caduti molti divieti: si inizia nel 2008 con l’abrogazione del divieto di diagnosi preimpianto per le coppie infertili (sentenza del Tar del Lazio del 2008) segue l’abrogazione di quello sul numero massimo di embrioni da produrre tramite la sentenza 151/2009 della Corte Costituzionale che ha anche rimosso l’obbligo di impianto di tutti gli embrioni). Il 9 aprile 2014 la Corte Costituzionale ha rimosso anche il divieto di fecondazione eterologa e ieri è stato eliminato anche il divieto di diagnosi preimpianto per le coppie fertili ma affette da patologie genetiche. In questo modo potranno essere impiantati solo gli embrioni sani senza correre il rischio di trasmissione delle malattie genetiche. Una decisione di buon senso nel pieno rispetto del diritto di tutti (anche quello del nascituro) che non significa affatto, come hanno detto quelli dell’associazione Scienza e Vita che la vita dei disabili ha minor valore di quella dei “normali” ma che allinea la Legge 40 ad altre leggi italiane che consentono la diagnosi prenatale e l’aborto terapeutico. Chi è portatore di malattie genetiche gravi ha il diritto a poter mettere al mondo un figlio sano, che è quello che consente la diagnosi preimpianto con una tecnica molto meno invasiva dell’amniocentesi e le cui conseguenze sono decisamente meno gravi di un aborto. Come scrive Chiara Lalli su Internazionale le tecniche di diagnosi preimpianto non sono forme di eugenetica, e chi le considera tali dovrebbe riconsiderare sotto una nuova luce (quella di ci vede un ritorno al nazismo) anche tutte le altre forme di diagnosi prenatale.
Eterologa la Repubblica
IL GOVERNO E IL PARLAMENTO DEVONO USCIRE ALLO SCOPERTO
Forse è proprio per non scontentare nessuno (e non perdere voti) che Renzi ha lasciato fare ancora una volta il “lavoro sporco” ai giudici della suprema corte. Un atto che dimostra il poco coraggio del Parlamento e del Governo su un tema fondamentale per le vite di molte coppie che non riescono ad avere figli o rischiano di mettere al mondo figli affetti da gravi patologie. Fino ad oggi il legislatore ha continuato a discriminare queste persone, costringendole ad andare all’estero o a giocare alla roulette russa sulla propria pelle (e su quella dei nascituri). Dopo quest’ultima sentenza della Corte Costituzionale però rimane in piedi solo il divieto d’accesso alla fecondazione assistita in vitro (FIVET) solo per le coppie omosessuali, l’impianto della Legge 40/2004 è stato, in dieci anni di sentenze, sostanzialmente smantellato. Quante altri interventi della Consulta serviranno al Governo e al Parlamento per capire che questa legge è profondamente sbagliata, ingiusta e discriminatoria nei confronti di una parte della popolazione? Purtroppo per Matteo Renzi e la sua maggioranza la Consulta non può toglierli ancora le castagne dal fuoco. Lungi dal cantare vittoria per una sentenza che raddrizza le storture del diritto italiano un intervento del legislatore (promesso più volte) in materia di procreazione assistita diventa oggi più che mai necessaria per fornire al Paese una legge in materia, non oscurantista ma che garantisca il diritto alla procreazione. La Legge 40 è arrivata alla fine della sua vita, tenerla così com’è sarebbe solo un accanimento terapeutico frutto di pregiudizi anti-scientifici.