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La storia di Emanuele e Marco picchiati dalla polizia a Roma

Uno dei due agenti, dopo una lite verbale, lo avrebbe colpito Marco con degli schiaffi. Emanuele è stato picchiato durante una perquisizione domiciliare. Ma le telecamere hanno ripreso tutto

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È al vaglio dei pm della Procura di Roma, che hanno formalmente aperto un fascicolo di indagine, l’informativa dei carabinieri relativa alla denuncia di un giovane di 23 anni che afferma di essere stato vittima di un pestaggio avvenuto dopo una lite stradale, la notte tra venerdì e sabato 25 luglio, per mano di un poliziotto in borghese. Il procedimento, in cui si ipotizzano i reati di tentata rapina e lesioni, è stato affidato al pm Roberto Felici. Della vicenda scrive oggi il quotidiano Leggo.

La storia di Marco picchiato dopo una lite stradale dalla polizia a Roma

Il giovane, che ha riportato ferite al labbro suturate con alcuni punti, ha presentato una denuncia ai carabinieri della stazione di Porta Portese. In base al suo racconto, uno dei due agenti, dopo una lite verbale, lo avrebbe colpito con degli schiaffi. I poliziotti, poi, si sarebbero identificati mostrando il tesserino. La vittima ha, quindi, deciso di chiamare il 112 e in risposta l’aggressore ha tentato di togliergli di mano il cellulare. Sul posto sono giunte varie pattuglie dei carabinieri che hanno proceduto all’identificazione dei due aggressori, risultati poliziotti in borghese, e delle vittime.

emanuele 23 anni picchiato polizia

“In data odierna, dalla lettura di articoli pubblicati su ”Il Fatto Quotidiano” e ”Leggo” si è appreso di ulteriori e non conosciuti aspetti relativi a due diversi interventi espletati da personale dipendente della Questura di Roma avvenuti rispettivamente in data 13 aprile e 25 luglio. Per gli episodi rappresentati, sono state subito promosse attività ispettive interne volte a ricostruire l’esatta dinamica ed accertare le eventuali responsabilità connesse”, si legge in una nota della Questura di Roma in merito a due distinti casi, riportati oggi su alcuni organi di stampa, in cui due ragazzi sarebbero stati picchiati da agenti della Polizia di Stato. ”Si rappresenta che sono state tempestivamente inoltrate per il necessario prosieguo di legge le comunicazioni all’autorità giudiziaria con le informative di reato – continua la nota – Nell’ambito della consueta collaborazione con l’autorità giudiziaria sono stati inviati gli articoli di stampa, uno dei quali corredato dal video che riproduce le immagini della perquisizione, attesa che è condivisa la volontà di fare piena luce sulla dinamica di entrambi i fatti”.

Lo storia di Emanuele, del 3-mmc e dello schiaffo

Poi c’è la storia di Emanuele, 39 anni, che risale all’epoca del lockdown. Secondo la ricostruzione del Fatto, tutto comincia la notte del 13 aprile, quando Emanuele, così scrive nell’autocertificazione, ha intenzione di andare in un Amazon Locker, dove ritirare delle batterie mini-stilo ordinate online.

Lo notano in zona Portuense due poliziotti del commissariato Colombo, che poi chiedono l’ausilio di un’altra volante. Si legge nel verbale d’arresto in flagrante: “Visto il tardo orario e le  prescrizioni in vigore per l’emergenza Covid, decideva di sottoporre l’uomo al controllo. Lo stesso, alla  vista degli operanti, aumentava l’andatura nel tentativo di non farsi fermare, dando l’impressione di volersi occultare tra le auto in sosta”.

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Emanuele viene fermato e “dopo pochi minuti –continua il verbale – consegnava spontaneamente agli operanti due bustine in cellophane trasparente contenenti della probabile sostanza stupefacente delle sembianze organolettiche tipiche della metanfetamina”. Nella borsa trovano altre tre bustine. Si decide dunque per la perquisizione in casa. Gli agenti entrano, cercano in cucina e in camera da letto. Il tutto ripreso dalle telecamere presenti nell’appartamento. Durante le operazioni, in un video visionato dal Fatto , si sente la voce di un agente che, mentre si trova in camera da letto, dice: “A chist’u ccir, u arrest proprio”. È in salone invece che viene ripreso lo schiaffo da parte di un agente che però è fuori dalla visuale della telecamera. Il volto non è visibile, il gesto sì.

Si sente il poliziotto chiedere: “Questo è shaboo? ”, cioè la droga usata soprattutto dai filippini. Emanuele tergiversa. E viene colpito in pieno volto. Non ci sono lesioni refertate. Si vede che ca de a terra, poi dice: “Lo shaboo non so neanche che cos’è”. Il poliziotto quindi più volte ripete: “Questo che cos’è? Muoviti”. E ancora: “Non te lo ripeto più, che cos’è quello?”. Il ragazzo poco dopo dice: “È crystal”, metanfetamina in cristalli.

Nel verbale di sequestro la sostanza viene identificata come metanfetamina. Lui dice che si tratta di 3-mmc, un farmaco legalmente venduto su internet.

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