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Edoardo Rixi: il vice di Salvini indagato per le spese pazze in Liguria

L’inchiesta sulle spese pazze al Consiglio regionale della Liguria coinvolge anche la Lega Nord. La guardia di finanza, come anticipato da Il Secolo XIX, ha denunciato Edoardo Rixi, candidato alla presidenza della Regione, e vice del segretario Matteo Salvini, ed altri due consiglieri regionali, Francesco Bruzzone e Maurizio Torterolo. Sono accusati di peculato per le spese sostenuti con i fondi del gruppo consiliare tra il 2010 e il 2012. Anomalie sarebbero state riscontrate nella rendicontazione di cene e pranzi, viaggi avvenuti nei fine settimana e spese di parcheggio.
 
IL VICE DI SALVINI INDAGATO PER LE SPESE PAZZE IN LIGURIA
«Sono amareggiato – commenta Rixi – ci siamo sempre comportati in modo lineare chiedendo alla Regione cosa si poteva mettere a rimborso e cosa no. Ho seguito le indicazioni dell’Ente”. Poi Rixi attacca: “E’ assurdo che gli accertamenti si siano protratti fino alla campagna elettorale». Spiega oggi il Secolo XIX:

Aldilà dei contenuti dell’informativa – nel gergo un po’ asettico dei tribunali quella trasmessa ai pm si definisce «comunicazione di notizia di reato» – ci vuol poco a capire che la svolta investigativa rischia d’interferire pesantemente nella campagna elettorale per le prossime elezioni regionali. Rixi, oltre ad essere il vicesegretario federale scelto da Matteo Salvini, è infatti il candidato della Lega Nord alla presidenza della Regione ed è stato il primo a scendere ufficialmente in campo, prima che il centrosinistra proclamasse Raffaella Paitaattraverso primarie piuttosto turbolente, con tutto quel che ne è seguito. Non solo: sempre Rixi è ritenuto un competitor capace di coagulare un consenso più ampio del perimetro leghista. E ha già incassato l’endorsement di altri rappresentanti del centrodestra ligure, che mai in passato avevano fatto parte della Lega.
Occorre a questo punto fissare alcuni paletti giudiziari. Sebbene la scelta d’indagare Rixi e i due compagni di partito spetti esclusivamente al pubblico ministero, l’accelerazione della Guardia di finanza rappresenta comunque uno snodo cruciale. Le Fiamme Gialle erano state incaricate di passare al setaccio in primis gli scontrini che i partiti si sono fatti rimborsare nell’ultima legislatura, iniziata nella primavera 2010, concentrandosi in particolare sul biennio 2010-2012. E hanno via via segnalato quelli che ai loro occhi erano stati comportamenti di rilievo penale: ogni consigliere che in precedenza era stato denunciato, è stato in seguito destinatario di un avviso di garanzia per l’uso disinvolto dei fondi a disposizione dei gruppi regionali.

 
GLI ALTRI INDAGATI
Il caso è sulla scrivania del sostituto procuratore Francesco Pinto, che si occupa da tempo delle spese dei gruppi consiliare e che vede indagati diversi esponenti politici di piu’ gruppi. Fino a oggi sono 17 le persone indagate (fra consiglieri ed ex consiglieri): Roberta Gasco, nuora di Clemente Mastella (ex Udeur e Forza Italia), e Lorenzo Casté (ex Rifondazione) indagati per la legislatura 2005-2010. Poi gli ex Idv: Nicolò Scialfa, Marylin Fusco, Maruska Piredda e Stefano Quaini. Del Pd Nino Miceli; Rosario Monteleone (Udc, dimessosi da presidente della giunta regionale) e il capogruppo del partito di Casini, Marco Limoncini. E ancora, Franco Rocca (ex Pdl, oggi Ncd), Alessio Saso (ex Pdl, oggi Ncd); Luigi Morgillo (ex Pdl, oggi Forza Italia); Raffaella Della Bianca (ex Pdl, oggi Gruppo Misto); Aldo Siri (Lista Biasotti). All’elenco vanno aggiunti Giovanni Paladini, marito della Fusco ed ex plenipotenziario dell’Idv, ora fuori dal partito come tutti gli altri indagati del partito di Di Pietro partito di Di Pietro in Liguria), Mario Amelotti (tesoriere Pd) e Giorgio De Lucchi (ex tesoriere Idv).