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Ecco il vero Piano B di Renzi sui migranti

matteo renzi

Alla fine eccolo, il piano B di Matteo Renzi sui migranti. L’idea che il premier vuole mettere in campo per spaventare l’Unione Europea: un lasciapassare a tempo per i richiedenti asilo che l’Italia potrebbe rilasciare a chi è qui. Con questo documento chi vuole può spostarsi liberamente per tutta la durata del lasciapassare nell’intera Unione Europea. In questo modo, è il ragionamento, chi è in Italia soltanto di passaggio potrebbe riuscire a muoversi all’interno dell’Unione lasciando il nostro paese (e diventando così, è il ragionamento sottinteso del governo, un problema altrui).
 
IL PIANO B DI RENZI SUI MIGRANTI
L’ideona avuta dal governo la racconta Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera: l’ipotesi è rilasciare documenti di viaggio validi tre mesi per circolare in tutta l’Unione:

Perché le ultime notizie parlano di almeno 2 mila stranieri che questa mattina approderanno sulle coste italiane,segnale di un flusso che riprende e nei prossimi giorni potrebbe continuare in maniera costante. Non c’è solo la polemica con Regioni e Comuni che fanno muro di fronte alla necessità di accogliere i profughi: lo scontro si allarga all’Europa e le conseguenze appaiono imprevedibili. Dopo la decisione della Francia di tenere chiusa la frontiera di Ventimiglia, il timore forte è che anche Germania e Austria possano prendere analoghi provvedimenti, addirittura sospendere Schengen. Se così fosse, l’Italia è pronta a sfidare gli altri Stati con il rilascio ai richiedenti asilo dei lasciapassare validi tre mesi che consentono di circolare liberamente entro i confini della Ue. La scelta avrebbe comunque l’effetto di provocare una frattura profonda e dunque la sensazione è che al momento venga evocata come armadi pressione da usare solo se la situazione dovesse effettivamente degenerare.

E’ evidente che una posizione del genere costituirebbe una dichiarazione di guerra all’Europa, e porterebbe sicuramente a una rottura diplomatica con i paesi confinanti. Già i francesi sono piuttosto nervosi per la storia della sospensione di Schengen fatta circolare dall’Italia senza che fosse vera, dopo i controlli ripristinati a Ventimiglia per fermare le entrate illegali nel paese e la ramanzina di Parigi all’Italia sulle regole da rispettare. La scelta del presidente del Consiglio Matteo Renzi, che ieri sera ha visto Alfano, di alzare i toni alla vigilia della riunione dei ministri dell’Interno europei in Lussemburgo fa comunque ben comprendere che la partita rischia di chiudersi escludendo la possibilità di costringere gli altri Paesi ad accogliere 40 mila stranieri (24 mila dall’Italia e 16 mila dalla Grecia).

Tra le ipotesi esplorate in queste ore, se davvero l’Italia non dovesse trovare collaborazione internazionale, c’era quella di chiedere all’Ue l’applicazione della direttiva 55 del 2001 che consente la protezione umanitaria, ma la condizione necessaria per avviare la procedura è un «afflusso massiccio di sfollati» e al momento il governo è consapevole che non ci sono le condizioni per sollecitare un provvedimento di portata straordinaria. Anche tenendo conto che sin dalla sua approvazione non è mai stata messa in atto. Dunque si sta valutando la strada alternativa con il rilascio dei permessi temporanei da parte delle prefetture, una misura che rimane comunque sospesa in attesa di capire che cosa farà l’Unione. Più incisiva e immediata la posizione sulla presenza delle navi straniere nel Mediterraneo. La diplomazia ha già comunicato che nessuno potrà soccorrere i migranti in acque internazionali e poi trasferirli in Italia. Anche perché i natanti sono considerati territorio del Paese di bandiera e dunque possono essere considerati luogo di primo ingresso per chi richiede asilo.

SVIZZERA E AUSTRIA CAMBIANO VERSO
Anche la Svizzera, intanto, ha chiuso le frontiere. Nei primi cinque mesi dell’anno i respingimenti al confine con l’Italia sono stati quasi 1.700. Blocchi pure in Austria e la Commissione europea sta verificando il rispetto del trattato di Schengen in questi Paesi. I presidi ai confini creano un ‘tappo’ al flusso di migranti e dopodomani il ministro Alfano incontrerà le Regioni per fare il punto sull’accoglienza. Il capo Dipartimento del ministero, Mario Morcone, illustra la strategia: serve, “in tempi brevi”, un ‘hub’ in ogni regione dove valutare chi ha diritto alla protezione e chi no. Per individuare il sito idoneo è pronta anche una lista di 38 caserme dismesse. Oggi – in vista del vertice del 25-26 giugno – si vedranno a Lussemburgo i ministri dell’Interno europei e Alfano incontrerà il collega Cazeneuve prima della riunione. Le immagini dei migranti sugli scogli a Ventimiglia, osserva il ministro che in serata ha visto Renzi a Palazzo Chigi per concordare la linea da tenere, “sono un pugno in faccia all’Europa: quelle persone vogliono andare in Europa e domani quelle immagini me le porterò dietro”. Ieri sulla questione immigrati è intervenuto anche Papa Francesco che ha sollecitato la solidarieta’ di tutte le comunita’ cattoliche del mondo a favore dei cristiani, per offrire “soprattutto ai giovani, un orizzonte di speranza e di crescita”. “Senza questo – ha detto oggi il Papa incontrando i membri della Roaco, l’organismo di sostegno alle Chiese del Medio Oriente – non potra’ arrestarsi il flusso migratorio che vede tanti figli e figlie di quella regione mettersi in cammino per giungere alle coste del Mediterraneo, a rischio della vita”. “Un appello alla solidarieta’ cristiana e alla responsabilita’ politica europea” perche’ non si ceda alla logica dei “dispetti” e non si giochi “alle spalle e sulla pelle degli immigrati” e’ stato lanciato anche dal Servizio nazionale della pastorale dei migranti della Conferenza Episcopale Francese, che guarda con preoccupazione ai respingimenti da parte della gendarmeria francese a Ventimiglia. La ragione di questo indurimento della politica francese verso l’immigrazione “e’ essenzialmente legata alla situazione politica elettorale in Francia” che il prossimo anno sara’ di nuovo chiamata alle urne per eleggere il Presidente della Repubblica, spiega, ai microfoni di Radio Vaticana, padre Lorenzo Prencipe, direttore del Servizio.