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Ebola: l'arma finale di ISIS contro l'Europa?

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ISIS può usare Ebola come arma low tech in un’azione di bioterrorismo? La notizia circola da qualche tempo anche se non ha avuto finora molte conferme ufficiali. Bruce Dorminey su Forbes ha scritto che la pensa così Albert Shimkus, professore di National Security Affairs presso lo US Naval War College: «Un kamikaze potrebbe esporsi al virus Ebola e poi fungere da vettore per la diffusione del virus in Europa», dice Shimkus a Forbes. Non avrebbero nemmeno bisogno di isolare il virus, continua il professore che insegna in un corso di guerra chimica e biologica. «L’ISIS potrebbe benissimo inviare una mezza dozzina di agenti in una regione colpita dall’epidemia di Ebola: loro potrebbero esporsi al virus e poi da qui andare in Europa». Dovrebbero però riuscire a superare tutti i controlli alle frontiere nei paesi che le hanno sigillate, almeno. E poi di lì riuscire ad arrivare in Europa senza finire nei controlli. Non impossibile, ma comunque con un certo tasso di difficoltà.
 
EBOLA: L’ARMA DI ISIS CONTRO L’EUROPA?
L’idea è quindi una volta che abbiano intenzionalmente infettato se stessi, i terroristi dovrebbero cercare di interagire con il maggior numero di persone nella loro città o paese di destinazione in quella che sarebbe una missione kamikaze con potenziali effetti devastanti. Anche se i sistemi sanitari dell’Occidente dovrebbero essere in grado di isolare il virus in maniera enormemente più efficiente rispetto all’Africa. Amanda Teckman, che ha scritto un documento sulla minaccia di Ebola come arma bioterroristica pubblicato da Global Policy, sostiene che il «successo» presso i media internazionali della strategia delle decapitazioni potrebbe per ora lasciar concentrare ISIS su questo fattore di influenza dei media mondiali. Quindi non sarebbe vicino un attacco di ISIS attraverso Ebola.

Ebola, ISIS e la CNN
Una domanda che metteva in paragone Ebola ed ISIS in diretta sulla CNN ha scatenato migliaia di sfottò su internet e su Twitter

A parlare invece di allarme dei servizi segreti è l’Espresso di oggi, in un articolo a firma di Pietro Messina: «I combattenti islamici starebbero progettando di trasformarsi in kamikaze virali. La tecnica degli untori del terzo millennio, se da un lato ha basse possibilità di attecchire come canale di diffusione dell’epidemia Ebola, rischia di avere un effetto deflagrante nell’immaginario collettivo.[…] Da oltre nove mesi si stanno raccogliendo le prove di come la rete jihadista stia cercando di “entrare in contatto” con il virus, definito dalle organizzazioni sanitarie mondiali una minaccia globale. Il punto debole sembrano essere i campi di addestramento dell’Isis in Africa dove, secondo gli analisti dell’intelligence, “è altamente possibile che combattenti siano stati in contatto con la malattia”».
 
EBOLA: COME SI DIFFONDE IL VIRUS
Il Corriere della Sera ha pubblicato ieri la mappa della diffusione del virus.
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Come abbiamo già spiegato, l’inizio dell’epidemia è da datare intorno al dicembre 2013, con un primo episodio in Guinea alla fine del mese. Dal 30 dicembre 2013 al 14 settembre 2014 i casi sono stati 4.507, con un tasso di mortalità pari al 70,8%. Colpisce donne e uomini più o meno al 50%. Il virus che si è diffuso da una regione rurale della foresta pluviale in Africa occidentale ai grandi centri urbani potrebbe infettare fino a ventimila persone entro novembre. In pieno inverno il worst case scenario prevede tra i 270mila e i 500mila infettati.
ebola epidemia ipotesi peggiore
Ebola potrebbe diventare endemico nella popolazione dell’Africa occidentale e provocare nei prossimi anni epidemie sporadiche della malattia, soprattutto in Liberia, secondo il rapporto firmato da OMS e Imperial College di Londra. Lo studio congiunto è stato pubblicato sulla rivista scientifica New England Journal of Medicine a sei mesi esatti dalla prima notifica di un caso di ebola dell’attuale epidemia. Spiega Christopher Dye, direttore strategia dell’Oms: «Con misure di controllo parziali, il virus dell’ebola nella popolazione umana può trasformarsi in una caratteristica della vita in Africa occidentale». In questo quadro, aggiunge Dye presentando lo studio nel corso di una conferenza stampa, non si può escludere una mutazione del virus che cambi le modalità di contagio. Al momento gli studiosi ritengono che una persona ne contagi altre due: la via di trasmissione è unicamente attraverso il contatto diretto con fluidi corporali (sudore, sangue, saliva, tra gli altri).
 
GLI ATTACCHI CHIMICI DI ISIS IN EUROPA
Almeno quattro attacchi chimici sono invece stati compiuti con il gas cloro a settembre in Iraq per mano dell’Isis. Lo ha riferito ieri la delegazione russa all’Opac al Consiglio esecutivo dell’Organizzazione, aggiungendo che nel Paese sono stati trovati barili e fusti pieni di gas cloro e che i gruppi terroristici ne stanno sperimentando l’uso. Il rappresentante dell’Iraq all’Opac ha invece confermato un solo episodio, avvenuto sempre a settembre a Saqlawiya nel nord del Paese, riferendo di 11 militari feriti, ma immediatamente curati. La preoccupazione sulle armi chimiche non riguarda più solo la Siria, ha sottolineato la delegazione di Mosca nella riunione odierna – dedicata in gran parte al piano di distruzione del programma chimico di Bashar al Assad -, ma anche la Libia, con il timore che residui dell’arsenale chimico di Muammar Gheddafi ancora da smantellare possano finire in mano ai terroristi. Dal canto loro, riferiscono fonti dell’Opac, Stati Uniti e Italia (in veste di presidente di turno dell’Ue) hanno ricordato il recente rapporto degli investigatori sui continui attacchi con cloro da parte del regime di Assad e sottolineato che Damasco deve ancora adempiere ai suoi obblighi con la comunita’ internazionale, in particolare riguardo alla distruzione di 12 siti di produzione di armi chimiche. Il governo siriano deve infine chiarire le discrepanze nella dichiarazione sul proprio arsenale, perché restano sospetti di omissioni sulla reale entità delle armi chimiche in suo possesso.

 Otto infografiche su Ebola


…E IL PRESUNTISSIMO JIHADISTA GIAPPONESE
Dopo aver scoperto aspiranti membri di Isis in Europa e negli Usa, oltre che in tutto il mondo musulmano, l’ultima frontiera dello jihadismo è il Giappone (con possibili legami con gli uighuri, i musulmani cinesi) dove la polizia ha arrestato un giapponese di 26 anni convertito all’Islam sospettato di cercare di unirsi allo Stato Islamico. Il ragazzo, studente all’università di Hokkaido, stava progettando di volare in Medio Oriente in settimana per combattere con Isis in Siria, secondo quanto dice la polizia. Il ragazzo sostiene invece di aver risposto ad una sorta di offerta di lavoro trovata in un libro di seconda mano a Tokyo in cui venivano offerti 15.000 remimbi (moneta cinese pari a circa 2,400 dollari) al mese a chiunque ‘non sia spaventato dalla violenza per lavorare in Siria al fianco degli uighuri, la minoranza turcofona e musulmana che vive nella sterminata regione nord-occidentale e desertica dello Xinjiang, regione teatro di numerosissimi episodi di violenza contro gli han.

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