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E Renzi sulla scuola si rimangia il ricattino delle assunzioni

“C’è l’intenzione per approvare il provvedimento sulla scuola nei tempi più rapidi possibili ma chiediamo allo stesso tempo alle opposizioni di collaborare perché con 3 mila emendamenti non si può approvare la riforma e se si continua così è solo un modo per rallentare i tempi”. Lo dice il capogruppo alla Camera del Pd, Ettore Rosato, al termine della riunione a Palazzo Chigi sulla scuola. Alla riunione era presente anche il premier Matteo Renzi, e non bisogna dimenticare che il capogruppo è stato eletto sostituendo Speranza su suo input. Rosato quindi si è preso l’impegno di rimangiarsi il ricattino politico delle assunzioni sulla scuola che il presidente del Consiglio aveva messo in scena in favore di telecamera l’altro giorno.

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L’infografica del Corriere della Sera sui precari della scuola (17 giugno 2015)

Il premier Matteo Renzi aveva convocato i parlamentari Pd delle Commissioni competenti di Camera e Senato, i capigruppo e il presidente della Commissione Cultura di Palazzo Madama, Andrea Marcucci. All’incontro era presente il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini. E chissà che nel frattempo non si sia anche accorto che molti suoi parlamentari sullo stop alle assunzioni per colpa degli emendamenti urlavano alla bufala:

La ministra Giannini sostiene che non si possono anticipare le assunzioni senza l’approvazione dell’intera legge. Non è vero. Secondo l’ultima versione proposta dai relatori, le nuove procedure – gli ambiti territoriali e il potere di nomina dei presidi – sarebbero rinviate all’anno scolastico successivo 2016-17. Ciò significa che se fosse approvata l’attuale proposta i centomila verrebbero assunti nel 2015 con le regole tradizionali, cioè le nomine sarebbero effettuate dal Ministero direttamente nelle scuole.
Quindi non sono necessarie le norme della buona scuola per chiamare i nuovi docenti al primo settembre. Non ci sono motivazioni tecniche che impediscono la nostra proposta: prima le assunzioni e poi le altre norme.
Se non si accetta questa soluzione di buon senso è solo per un puntiglio politico che vuole scaricare su altri la responsabilità del rinvio. Si è detto che è colpa di tremila emendamenti, ma non è vero. I lavori della Commissione Cultura sono fermi perché la Commissione Bilancio non solo non ha ancora concluso l’esame del provvedimento, ma ha segnalato diverse incongruenze. Ad esempio, ha rilevato che la Card è una voce salariale che deve rientrare nella normativa fiscale. Questa e altre osservazioni obbligano il governo a una riscrittura di alcune parti.

 

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