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"È alto il rischio di un conflitto mondiale", la nuova minaccia di Putin mentre la Russia testa il contrattacco nucleare

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La minaccia aleggia nell’aria da mesi. Da quell’alba del 24 febbraio in cui l’Ucraina si risvegliò invasa da carri armati e truppe inviate del Cremlino. L’invasione, poi la guerra. E da quel giorno Vladimir Putin ha fatto di tutto per inasprire i toni del conflitto che, ben presto, non si è più limitato a una contesa nata dietro la giustificazione di “liberare le Regioni indipendentiste” e lo spettro dei “nazisti ucraini”. E oggi, come ormai accade ogni volta in cui vengono fatte trapelare le sue dichiarazioni, il Presidente della Federazione russa è tornato ad alzare il tiro contro l’Occidente. Proprio nel giorno in cui, nel suo Paese, sono in corso le esercitazioni per un contrattacco nucleare.

Putin torna a minacciare l’Occidente parlando di guerra mondiale ad alto rischio

Nel corso della riunione del Consiglio dei capi delle agenzie di sicurezza e dei servizi speciali dei paesi della Cis (Commonwealth of Independent States, di cui fanno parte Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Moldavia, Federazione Russa, Tagikistan, Turkmenistan, Uzbekistan), Vladimir Putin è tornato a parlare di minaccia altissima di una guerra mondiale:

“Il potenziale di conflitto nel mondo nel suo insieme, così come a livello regionale, rimane molto alto. Stanno emergendo nuovi rischi e sfide per la sicurezza collettiva, principalmente a causa di un forte aggravamento del confronto geopolitico globale”.

Parole che vanno di pari passo con l’esercitazione in corso oggi, proprio in Russia. Un test militare che il Ministro della Difesa di Mosca, Serghei Shoigu, ha definito come “contrattacco nucleare in caso di offensiva da parte dell’Occidente”. Questo, dunque, è il quadro all’interno del quale si inseriscono le parole (non nuove) di Vladimir Putin, che poi ha parlato anche di Kyiv e del suo governo:

“L’Ucraina è diventata uno strumento della politica estera degli Usa e ha praticamente perso la propria sovranità”.