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I due nuovi ricorsi sulle Comunarie M5S a Roma

virginia raggi

Continua lo stillicidio di ricorsi da parte degli esclusi del Movimento 5 Stelle dopo le Comunarie di Roma e la presentazione della lista dei candidati. Dopo la vittoria dei tre esclusi (Paolo Palleschi, Roberto Motta e Antonio Caracciolo) che avevano presentato ricorso a febbraio contro le espulsioni e che hanno ottenuto dal Tribunale Civile di Roma di essere reintegrati all’interno del Movimento tocca oggi a Mario Canino e Donatella Cialoni. I due attivisti avevano potuto correre alle Comunarie, ottenendo anche un buon numero di voti ma all’atto della composizione della lista a Cinque Stelle si erano visti chiudere la porta in faccia.

Espulsi senza motivo apparente

Sia la Cialoni (che aveva conquistato 175 voti) che Canino (124 voti) sarebbero teoricamente entrati a far parte del listino di 48 candidati consiglieri al Campidoglio, come si può leggere anche sul Blog di Grillo dove sono riassunti i risultati delle votazioni delle Comunarie. Il caso di Mario Canino è abbastanza “semplice”, è stato infatti espulso perché è emerso che nel 2011 era iscritto all’Italia dei Valori. Come è noto da regolamento il M5S ha stabilito il divieto, per i suoi candidati, di essere iscritti ad altri partiti politici. Secondo l’avvocato di Canino però questo divieto riguarda l’iscrizione al momento della candidatura e non riguarda invece le esperienze pregresse (senza contare che Canino non risulta essere stato candidato nelle liste IDV). Risulta invece – come si evince dal suo CV – che abbia ricoperto la carica di Consigliere Municipale ex Municipio IV nelle liste del P.R.C. (Consigliatura 2001-2006).Il suo reintegro tra gli attivisti a Cinque Stelle, qualora il Tribunale decida di adottare lo stesso metro di giudizio, non sembra essere quindi un’ipotesi remota. Difficile invece che Canino possa essere riammesso in Lista. Diverso è il caso della Cialoni, dipendente del Comune di Roma, sarebbe stata espulsa con la motivazione che non avrebbe fatto richiesta di essere messa in aspettativa. Ma anche in questo caso l’obbligo decorre a partire dal momento in cui il candidato viene effettivamente inserito nella lista. Secondo la Cialoni la candidata sarebbe stata esclusa perché al momento di firmare l’accettazione della candidatura avrebbe chiesto di leggere il “contratto” di dodici pagine: «C’erano dodici pagine che avremmo dovuto firmare per accettare. Ho chiesto di poterle leggere, ma mi è stato negato. Poco dopo mi è stato comunicato che non ero candidabile». Secondo l’avvocato della Cialoni (che è lo stesso che segue il caso di Canino) si tratterebbe di una “violazione dei diritti politici e costituzionali“. C’è da dire che mentre il curriculum di attivista della Cialoni risulta essere piuttosto scarno (almeno sulla carta, al contrario di quello professionale che mostra una esperienza professionale puntuale per quanto riguarda la Soprintendenza e gli aspetti urbanistici del Comune di Roma, per cui lavora da oltre vent’anni) quello di Canino sembra essere molto più articolato e ricco di esperienze. Difficilmente la vittoria in tribunale però – come nel caso dei tre espulsi di febbraio – potrà garantire loro un reinserimento in lista.