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Draghi al Museo della Liberazione: “Il dovere della memoria riguarda tutti, nessuno escluso” | VIDEO

“Questa ricorrenza non deve invecchiare, non deve subire l’usura del tempo. Preoccupa che cresca il fascino perverso di autocrati e persecutori delle libertà civili”

In occasione della Festa del 25 aprile, il presidente del Consiglio, Mario Draghi, è stato al Museo storico della Liberazione di via Tasso. Insieme al ministro della Cultura, Dario Franceschini, e accompagnato dal presidente del Museo, Antonio Parisella, il premier ha visitato l’edificio. In particolare ha visto la sede del Servizio e della Polizia di sicurezza tedeschi; la cella dove furono tenuti prigionieri Giuliano Vassalli e il tenente Arrigo Paladini e dove si trovano le testimonianze documentali dei prigionieri detenuti a via Tasso e uccisi alle Fosse Ardeatine, a Forte Bravetta e quelle del carcere di via Tasso. “Il dovere della memoria riguarda tutti, nessuno escluso”, ha detto il premier nel suo discorso. E ancora:

Assistiamo oggi, spesso sgomenti, ai segni evidenti di una progressiva perdita della memoria collettiva dei fatti della Resistenza, sui valori della quale si fondano la Repubblica e la nostra Costituzione, e a troppi revisionismi riduttivi, fuorvianti. Ecco perché questa ricorrenza non deve invecchiare, non deve subire l’usura del tempo.

Questo è un luogo simbolo della nostra memoria nazionale. Via Tasso evoca, anche nei ricordi familiari, l’orrore dell’occupazione nazista, la ferocia delle dittature. Nel momento in cui anche i musei riaprono, mi auguro che, con le necessarie precauzioni, molti giovani abbiano l’opportunità di visitare queste stanze, di conoscere le storie di tanti combattenti per la libertà, che qui sono stati torturati, uccisi; di capire fino in fondo il senso del loro sacrificio. E di comprendere che senza il loro coraggio oggi non avremmo le libertà e i diritti di cui godiamo, libertà e diritti che non sono conquistati per sempre e non sono barattabili con nulla. Sono più fragili di quanto non si pensi.

Constatiamo con preoccupazione l’appannarsi dei confini che la storia ha tracciato tra democrazie e regimi autoritari, qualche volta persino tra vittime e carnefici. Vediamo crescere il fascino perverso di autocrati e persecutori delle libertà civili, soprattutto quando si tratta di alimentare pregiudizi contro le minoranze etniche e religiose.