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Il dossier che accusa l'ammiraglio De Giorgi

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Un dossier spedito alla Procura di Potenza, a quella di Roma, alla magistratura militare ma anche a palazzo Chigi e al ministro della Difesa. Uno scritto anonimo ma precisissimo, che indica nomi, fatti e contiene documenti originali sugli affari da milioni di euro che sarebbero stati gestiti in piena autonomia. Il protagonista è l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, capo di Stato Maggiore della Marina dal 2013, indagato dalla Procura di Potenza per associazione a delinquere finalizzata al traffico di influenze e concorso in abuso d’ufficio nel filone che riguarda il porto d’Augusta.

Il dossier che accusa l’ammiraglio De Giorgi

A metterlo insieme un militare della Marina, che scrive: «non ho il coraggio di venire allo scoperto perché ho già abbondantemente pagato per non essermi piegato alle richieste del capo di Stato maggiore».  Trentacinque pagine ricche di episodi imbarazzanti che potrebbero accelerare l’uscita di Giuseppe De Giorgi dalla Marina. Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera ci racconta di festini con signorine allegre e compiacente trasferite via elicottero e di una scena surreale con l’accoglienza in sella a un cavallo bianco:

E scrive: «Famosi sono stati i festini organizzati dal comandante a bordo della Vittorio Veneto in navigazione, con tanto di trasferimento a mezzo elicottero di signorine allegre e compiacenti. O di quella volta, sempre da Comandante della Vittorio Veneto in sosta a New York, che accolse gli invitati ad un cocktail a bordo, in sella a un cavallo bianco appositamente noleggiato. Tutti sapevano e tutti, per paura delle sue vendette, tacevano circa l’uso improprio che l’ammiraglio, una volta diventato capo delle Forze Aeree della Marina, faceva degli elicotteri e soprattutto del velivolo Falcon 20 che in versione Vip lo trasportava continuamente come in un taxi (spesso in allegra compagnia da una parte all’altra dell’Italia, per l’esaudimento di interessi personali ma a spese del contribuente)».
Non è finita. «Nella storia recente rimane il ricordo del pranzo luculliano, abbeverato da fiumi di champagne, fatto presso il ristorante “Il Bolognese” di piazza del Popolo a Roma dove condusse un codazzo dei suoi più fidati e compiacenti collaboratori a festeggiare il primo positivo consenso espresso dal Parlamento sulla Legge Navale». Possibile che nessuno abbia mai chiesto conto delle spese? Secondo il dossier «le spese per il capo di Stato Maggiore sono state sottratte alla rendicontazione amministrativa, esiste la raccomandazione di prendere nota delle spese e conservare tali annotazioni soltanto per l’anno solare in corso».

Il dossier su Giuseppe De Giorgi racconta, sintetizza Marco Mensurati su Repubblica, anche due vicende che potrebbero accelerare l’uscita del capo di stato maggiore dalla Marina:

Una visita che nel giugno del 2013, De Giorgi fece ad una fregata presente nei cantieri di Fincantieri a Muggiano (La Spezia). In quei giorni si stavano completando le ultime fasi di allestimento della nave. «Non gradendo la ripartizione delle aree destinate al quadrato ufficiali ed equipaggio – scrive l’anonimo – e dei camerini destinati al comandante e all’eventuale Ammiraglio presente a bordo», De Giorgi ordinò ai dirigenti del cantiere presenti di «attuare senza alcun indugio» alcune modifiche indicate a voce. In seguito, ricostruisce l’anonimo, De Giorgi «ufficializzò questa sua volontà specificando di avviare i lavori richiesti anche in assenza dei preventivi e dei necessari atti amministrativi». Non si trattava di modifiche di poco conto.
E lo sapeva bene il direttore degli Armamenti Navali, l’ammiraglio Ernesto Nencioni, che cercò di allestire in tutta fretta una pratica amministrativa per coprire l’intemerata di De Giorgi. Nell’ambito di quella pratica, il 25 luglio 2013, Fincantieri avrebbe presentato un «punto di situazione» dove si «chiedeva il pagamento» di 12 milioni 986 mila euro per la modifica dei quadrati, e di 30 milioni di euro per i camerini. Di fronte alle perplessità di Nencioni, De Giorgi – ammiraglio noto per la sua passione per uno stile di vita upper class – confermò la «necessità di eseguire le modifiche strutturali da lui disposte». Le difficoltà opposte da Nencioni – che chiedeva un documento scritto e firmato da De Giorgi – furono infine superate da una lettera dello stato maggiore della Marina che diceva di procedere. Per la gioia di Fincantieri.

Donne, è arrivato l’ammiraglio!

L’anonimo compilatore del dossier riferisce che l’ammiraglio Nencioni alla fine della vicenda rassegnò le dimissioni e si ritirò a vita privata. Il secondo caso parla dello stanziamento di cinque miliardi di euro per il rinnovo della flotta previsto dalla Legge Navale, già finita nelle mire dei pm di Potenza perché Giuseppe De Giorgi chiese a Gianluca Gemelli di interessare la ministra Federica Guidi della vicenda per ottenere lo sblocco dei finanziamenti, facendo nominare in cambio al porto di Augusta un uomo gradito al compagno della ministra:

Tra le navi finanziate con la Legge Navale una ha caratteristiche da 007: un mezzo lungo 32 metri che a pieno carico arrivi a 70 nodi, ossia 110 chilometri all’ora. Compito di questa super imbarcazione è trasportare squadre di incursori del Comsubin alla massima velocità: è previsto che tra uomini e armi, lo scafo arrivi a un carico di 36 tonnellate. Il tutto con materiali stealth invisibili ai radar. Il contratto risulta essere stato affidato da De Giorgi alla società Aeronautical service senza nessuna gara. Con una spesa di 30 milioni di euro. Tutti gli atti sull’acquisto del superscafo risultano secretati e non sono mai state diffuse informazioni sul disegno del mezzo. Ma sono in molti a dubitare delle competenze dell’Aeronautical service, un’azienda che non risulta avere realizzato progetti del genere: ha sede a Fiumicino, dove il suo fondatore – l’ingegnere Cristiano Bordignon – vanta diverse invenzioni nel campo delle tecnologie ma nessuna nave finora varata.

E poi ci sono i racconti più ingoloriosi: quelli che riguardano avanzamenti di carriera preclusi e aperti a chi era considerato fedele e infedele, nel pieno stile della Marina. Nell’inchiesta le accuse nei confronti di De Giorgi, napoletano 62enne, vanno dall’associazione per delinquere all’abuso d’ufficio fino al traffico di influenze, stessi illeciti contestati a Gianluca Gemelli, compagno della Guidi già inquisito. Nelle ultime settimane si era anche vociferato di una sua candidatura per il vertice della Protezione civile, proiettando su scala globale l’esperienza di Mare Nostrum. Finché dalla procura di Potenza non è arrivato il siluro dell’indagine. Finora le sue frequenti apparizioni mediatiche gli avevano causato gelosie diffuse e qualche scandaletto di poco peso, come la circolare diramata nel 2012 che imponeva la disponibilità quotidiana di “spumante/champagne, biscotti al burro e mandorle tostate” per le esigenze del comandante della flotta. Ma erano ben poca cosa rispetto al dossier. Che rischia di affondarlo per sempre.
EDIT: La Marina smentisce i contenuti del dossier:
“I fatti contenuti nel dossier anonimo comparso sugli organi di stampa, forse dettati dall’autore per tutelarsi dal reato di calunnia, sono totalmente inesistenti”. E’ quanto si legge in una nota della Marina militare a proposito di un dossier – di cui scrivono oggi diversi organi di stampa – in cui si accusa il capo di Stato maggiore, l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, di “spese folli e festini” a bordo di una nave da lui comandata, dell’uso privato di un aereo della Forza armata, di trasferimenti e rimozioni di ufficiali che si sarebbero opposti alle sue richieste e di altre condotte illegittime. Il dossier sarebbe stato recapitato alla procura di Potenza (dove De Giorgi è indagato: sarà sentito venerdì prossimo), alla procura militare, al Governo e ad altri destinatari. Lo Stato maggiore della Marina risponde, punto per punto, ai vari addebiti mossi a De Giorgi nel dossier anonimo, a cominciare dalla festa organizzata a bordo della nave Vittorio Veneto, all’epoca in cui l’ammiraglio ne era il comandante ed era in sosta a New York: De Giorgi avrebbe accolto gli invitati ad un cocktail a bordo “in sella a un cavallo bianco appositamente noleggiato”. Al riguardo la Marina replica che “non è mai stato noleggiato alcun cavallo dall’ammiraglio, che invece si limitò a partecipare (in quanto allora Comandante di Nave Vittorio Veneto) ad un evento organizzato dalla polizia a cavallo di New York in occasione del ‘Vittorio Veneto Week'”. Nel documento si parla poi del presunto “uso improprio che l’ammiraglio faceva degli elicotteri (della Marina – ndr) e soprattutto del velivolo Falcon 20 che lo trasportava come un taxi (spesso in allegra compagnia)”. A questo riguardo lo Stato maggiore sottolinea che “la Marina Militare non dispone del velivolo Falcon 20. Si esclude inoltre alcuna irregolarità sull’impiego degli aeromobili militari come facilmente desumibile dalla documentazione relativa alle missioni”. Il dossier cita poi presunti trasferimenti e rimozioni di ufficiali che si opponevano alle richieste di De Giorgi, il quale avrebbe invece promosso i suoi ‘fedelissimi’. La Marina, sul punto spiega che “per le promozioni, effettuate da apposite commissioni di avanzamento, sono stabilite precise procedure che garantiscono al personale la valutazione più equa possibile. È stato sempre applicato il criterio della meritocrazia. Peraltro ogni valutato ha piena facoltà di ricorso in caso di insoddisfazione”. Altro capitolo quello delle modifiche da 42 milioni che, nel 2013, De Giorgi avrebbe preteso fossero realizzate sulle fregate Fremm, anche con la realizzazione di una cabina di plancia “vista mare” destinata al comandante. Per quanto riguarda queste modifiche, la Marina precisa che “non hanno richiesto fondi aggiuntivi rispetto a quelli previsti dal programma. Le modifiche erano necessarie per migliorare la polivalenza dei locali bordo, al fine del loro utilizzo quali infermerie, aule briefing e aggiuntivi spazi di comando e controllo. Nello stesso tempo le migliorie apportate miravano a tenere conto delle esigenze di abitabilità e di socialità dell’equipaggio. Tali modifiche, applicate a tutte le unità della classe Fremm, si sono dimostrate alla prova dei fatti estremamente efficaci nelle più importanti operazioni in cui sono state impiegate come Mare Nostrum, Mare sicuro e Atalanta”. Il dossier, ancora, cita un progetto da 30 milioni affidato all’Aeronautical Service per la costruzione di un’imbarcazione super-veloce da 32 metri: vicenda in cui sarebbe in qualche modo coinvolto anche Valter Pastena, ex dirigente del ministero della Difesa indagato a Potenza. In questo caso, spiega la Marina, si trattava di avviare un processo di studio/sperimentazione sull’applicazione delle nanotecnologie per le unità navali. A seguito della immaturità della tecnologia, rilevata dai laboratori della Marina militare, nessuna convenzione né appalto è stato sottoscritto con la Società AS Aeronautical. Del tutto infondate – continua lo Stato maggiore – e non meritevoli di commento anche le altre fantasiose illazioni”. “Questo dossier anonimo, che riferisce fatti in maniera strumentale – conclude la nota – dimostra una volontà di screditare l’immagine della persona del Capo di Stato Maggiore della Marina. Al riguardo il Professor Nocita, legale dell’Ammiraglio, presenterà un esposto con l’auspicio che venga individuato dall’autorità giudiziaria il propalatore delle notizie”.

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