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La rifugiata afghana che ha partorito su un volo militare americano in fuga da Kabul

Una donna afghana riuscita a scappare durante le operazioni di evacuazione da Kabul ha partorito su un aereo militare americano appena atterrato a Ramstein, in Germania. La neo-mamma è ora ricoverata in ospedale

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Oltre alle strazianti scene di bambini fatti passare sopra il filo spinato ed affidati a soldati sconosciuti pur di non farli crescere in un Afghanistan dominato dai talebani, dal Medio Oriente arriva una storia di speranza: una donna afghana ha partorito a bordo di uno degli aerei militari americani impegnati nelle operazioni di evacuazione da Kabul. Lo riferisce il comando delle operazioni Usa, citato dalla Bbc. Il mezzo era in volo da una base in Medio Oriente a quella di Ramstein, in Germania, quando la donna ha cominciato ad avere le doglie. A quel punto il pilota ha abbassato la quota di volo per aumentare la pressione a bordo e contribuire a “stabilizzare e salvare la vita della madre”. Subito dopo l’atterraggio in Germania alcuni membri del personale medico sono saliti a bordo per assistere la donna nel parto. La neo-mamma è stata poi ricoverata in un vicino ospedale.

Intanto continuano le operazioni di evacuazione: le forze statunitensi – che attualmente controllano l’aeroporto – riferiscono di aver trasportato finora circa 17mila persone. Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha fissato al 31 agosto la scadenza per il ritiro di tutte le truppe dal Paese, ma diverse nazioni chiedono una proroga di questa scadenza per aiutare a evacuare in sicurezza i propri cittadini e gli afghani che hanno prestato servizio con le agenzie occidentali. I disordini, in particolare nella zona dell’aeroporto, hanno portato ad almeno 20 morti tra i civili afghani. “Tutta colpa degli Stati Uniti”, ha detto oggi un funzionario talebano. “L’America, con tutta la sua potenza e le sue strutture non è riuscita a portare l’ordine all’aeroporto. C’è pace e calma in tutto il Paese, ma c’è caos solo all’aeroporto di Kabul”.

L’Afghanistan affronterà una “catastrofe assoluta” con fame diffusa, persone senza casa e collasso economico a meno che non venga concordato un urgente sforzo umanitario sulla scia del ritiro dal Paese degli Stati Uniti. A lanciare l’allarme ai leader mondiali è Mary-Ellen McGroarty, direttrice nazionale per l’Afghanistan del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite.

Intanto questa mattina 211 tra ex collaboratori e loro familiari, evacuati da Kabul via Kuwait City nell’ambito del ponte aereo organizzato dal Ministero della Difesa italiano, sono giunti poco dopo le 7 all’aeroporto di Fiumicino a bordo di un Boeing KC767 dell’Aeronautica militare.