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Don Michele Mottola: il parroco arrestato per pedofilia

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Don Michele Mottola, parroco di San Giorgio Martire a Trentola Ducenta, è stato arrestato ieri mattina su ordine della Procura di Napoli Nord, diretta da Francesco Greco, con l’accusa di abusi in danno di minore.

Don Michele Mottola: il parroco arrestato per pedofilia

La ragazzina che lo accusa, che oggi ha undici anni, ha avuto il coraggio di registrare con il suo cellulare l’audio delle molestie subite. Le registrazioni hanno costituito poi la prova inconfutabile per far finire il prete dietro le sbarre. È il 24 settembre quando il pm Paolo Martinelli chiude la pratica e firma la richiesta d’arresto. Passeranno 43 giorni prima che il gip Antonino Santoro firmi la misura restrittiva per don Mottola, ritenendo la sua una «personalità deviata», e le prove raccolte dal pm «granitiche». Ravvisando, quindi, le esigenze cautelari,più in virtù del pericolo di reiterazione del reato che del rischio concreto di fuga. La vittima ha registrato di nascosto il prete mentre la molesta, mentre le chiede «bacetti e abbracci» e lei cerca di sottrarsi, con sussurri strozzati: «Basta… basta». Poi quell’ordine, «lavati i denti», dopo una serie di sinistri fruscii, che il sessantenne impartisce alla vittima. Scrive il Mattino:

Don Michele Mottola è il terzo sacerdote della provincia di Caserta, in meno di un anno e mezzo, che viene allontanato dalla chiesa e finisce in un’inchiesta. Prima don Michele Barone di Casapesenna, poi don Crescenzo Abbate della parrocchia di Succivo (nell’inchiesta lui è vittima di due ragazzi che lo minacciano con filmini hot) e poi il sessantenne parroco di Trentola Ducenta. «È la volontà di Dio che sta agendo per mano del vescovo Spinillo», dicono gli altri sacerdoti della curia di Aversa.

Come macigni, su don Michele Mottola sono «cadute» almeno cinque registrazioni audio che lo inchiodano. La prima è finita nelle mani della Procura di Napoli nord nel giugno scorso, ma risale al periodo natalizio. Le ha consegnate alla polizia proprio lei, la bambina di 11 anni abusata da don Michele che per mesi non è stata creduta dai catechisti. Gli stessi che, tardi, hanno poi denunciato i fatti.

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Si è salvata da sola, la bambina. Attivando il registratore del suo telefono cellulare che è diventato una prova. «Io ti terrei dalla mattina alla sera qua se tua mamma fosse più consenziente», le disse un giorno don Michele, che aggiunse: «Lo sai che ti voglio bene, vuoi un bacino?». Tutto questo è avvenuto solo dopo alcuni approcci. Piccoli regali, per ringraziare la famiglia della bambina di quei pranzi e cene in cui lui era ospite. Prima il dono di un giubbino, poi un orologio. E quando un giorno a casa arrivò persino un computer, la bimba fu contentissima.

Nel frattempo gli investigatori della Polizia di Stato guidati da Vincenzo Gallozzi hanno raccolto anche delle testimonianze. Il cerchio sulla ricostruzione della vicenda si è chiuso con l’incidente probatorio che ha messo vittima e carnefice uno di fronte all’altro; la coraggiosa bambina ha confermato che gli abusi andavano avanti da tempo, mentre don Michele si è difeso dicendo che la minore stava farneticando. Intanto i genitori della bimba si sono rivolti al programma tv ‘Le Iene’ perché la vicenda venisse fuori in tutta la sua drammaticità.

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