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Don Mauro Inzoli: il prete accusato di pedofilia al convegno per la famiglia

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Sabato la Regione Lombardia ha ospitato un convegno sulla «famiglia tradizionale» organizzato da Alleanza Cattolica e Fondazione Tempi. Nel giorno successivo è cominciata a circolare una foto sui social network che segnalava la presenza tra il pubblico di Don Mauro Inzoli, prete sospeso dallo stato clericale per ordine di Papa Francesco dopo alcune accuse di violenza su minori. Il sacerdote non sarebbe un «imbucato», ma sarebbe invece stato regolarmente accreditato dalla segreteria del presidente del consiglio regionale Raffaele Cattaneo, già assessore alla mobilità in Lombardia ed esponente, come l’ex prete, di Comunione e Liberazione (edit: Cattaneo smentisce l’accredito, vedere in calce all’articolo).

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Don Mauro Inzoli al convegno per la pedofilia, dietro il presidente della Regione Roberto Maroni (Corriere della Sera, 18 gennaio 2015)

DON MAURO INZOLI: IL PRETE PEDOFILO AL CONVEGNO PER LA FAMIGLIA
Tutto comincia con una foto. Quella pubblicata dal Corriere della Sera domenica per illustrare il convegno: in prima fila spiccano Roberto Maroni, Roberto Formigoni e lo stesso Cattaneo, pronti ad applaudire i relatori del convegno già accusato in più occasioni di omofobia per l’appoggio più o meno esplicito di molti partecipanti alle cosiddette teorie riparative dell’omosessualità, già bollate come sciocchezze dall’Ordine degli Psicologi. Ne parlano il deputato di Sinistra Ecologia e Libertà Franco Bordo e il sindaco di Crema Stefania Bonaldi, centro nel quale il prete ha retto una parrocchia fino al 2010, in due distinti status su Facebook. Ma il sindaco dopo qualche tempo fa un passo indietro, e rettifica: la persona che le sembrava essere Inzoli in realtà non lo era, dice il primo cittadino, che si scusa con gli interessati per la gaffe. Bordo invece conferma: subito dopo la smentita della Bonaldi pubblica un’altra foto con il volto cerchiato di Inzoli e scrive su Facebook «è lui, è lui».
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A quel punto anche tra gli organizzatori arrivano conferme più o meno velate. «Mi chiama Repubblica e mi chiede che ne penso del fatto che tra migliaia di persone che ieri a Milano hanno seguito il nostro convegno, molte non riuscendo a entrare e ancora mi scuso, ci fosse un prete che in passato aveva avuto accuse di pedofilia, che peraltro non gli provocano pendenze penali di alcun genere. – scrive Mario Adinolfi su Facebook – Non ho nulla da dire (non conosco quel prete) se non che pedofilia e pedofili mi fanno schifo. Detto questo, chiederei un minimo di equanimità al prossimo convegno dei Radicali con Mambro e Fioravanti o al prossimo incontro pubblico de sinistra con Adriano Sofri. Tranquilli, nel loro caso non dovete fare neanche la fatica di fare lo screening di ogni singola faccia del pubblico. Loro parlano dal palco». La conferma definitiva arriva dagli organizzatori: quello è don Mauro Inzoli, anche se molti invece lo davano “all’estero” nelle ore in cui andava in scena il convegno con il logo dell’Expò. Il direttore di Tempi Luigi Amicone, moderatore del convegno, spiega a Repubblica di non essersi accorto di don Inzoli. «È un libero cittadino e non mi risulta che abbia restrizioni alla circolazione da parte della giustizia italiana. Ma — aggiunge — se come lui sa benissimo ha un problema molto serio aperto con la Chiesa, mi pare che non ci volesse un genio per capire che se si voleva ferire la giornata di sabato,quello era il modo: presentarsi nelle prime file».
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Don Mauro Inzoli: foto da Il Giorno

CHI È DON MAURO INZOLI
Nato a Torlino Vimercati nel 1950, Don Mauro Inzoli è prete dal 1976, anno in cui riceve il primo incarico come coadiutore a Monte Cremasco. Tra il 1978 ed il 1982 è insegnante presso il seminario vescovile di Crema. Dal 1988 al 1992 è rettore dell’istituto Santa Dorotea di Napoli, nel 1991, per un anno, riceve l’incarico di cappellano di Ricengo e Bottaiano, prima di approdare come parroco a Crema, alla Santissima Trinità, che lascerà il 3 ottobre del 2010. Laureato in filosofia con licenza in teologia ed esponente di primo piano di Comunione & Liberazione in città, Don Inzoli è stato anche rettore del Liceo linguistico di Crema e presidente del Banco Alimentare e dell’associazione Fraternità. Il tutto fino all’11 dicembre 2012, quando, racconta Cremaonline, la Diocesi comunica che Inzoli è stato ridotto allo stato laicale:

“In data 9 dicembre 2012 il Vescovo di Crema ha emesso un decreto, su mandato della Congregazione per la Dottrina della Fede (Santa Sede), che dispone la dimissione dallo stato clericale del rev.do Monsignor Mauro Inzoli al termine di un procedimento canonico. La pena è sospesa in attesa del secondo grado di giudizio. Ogni altra informazione in merito al provvedimento di cui sopra è riservata all’autorità della Congregazione per la Dottrina della Fede”. Questo quanto pubblicato pochi minuti fa sul portale internet della Diocesi di Crema.

Nel comunicato della diocesi si cita il canone 1720 del Codice di Diritto Canonico, che riguarda casi specifici: profanazione dell’eucaristia, attentato al Pontefice, abusi sessuali su minori, assoluzione del complice, induzione ad atti turpi in confessionale. Inzoli a quel punto fa ricorso alla Congregazione della Dottrina della Fede, che emana nel giugno 2014 il verdetto definitivo.

In data 12 giugno 2014 è giunto al vescovo di Crema, monsignor Oscar Cantoni, da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede, il Decreto recante le disposizioni del Santo Padre a conclusione del caso del reverendo Mauro Inzoli, che diventano vincolanti a partire dal giorno di notifica del Decreto all’interessato (25 giugno 2014). Tale Decreto recepisce quanto Papa Francesco, accogliendo il ricorso di don Mauro, ha stabilito. In considerazione della gravità dei comportamenti e del conseguente scandalo, provocato da abusi su minori, don Inzoli è invitato a una vita di preghiera e di umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza.
Gli è inoltre prescritto di sottostare ad alcune restrizioni, la cui inosservanza comporterà la dimissione dallo stato clericale. Don Mauro non potrà celebrare e concelebrare in pubblico l’Eucaristia e gli altri Sacramenti, né predicare, ma solo celebrare l’Eucaristia privatamente. Non potrà svolgere accompagnamento spirituale nei confronti dei minori o altre attività pastorali, ricreative o culturali che li coinvolgano. Non potrà assumere ruoli di responsabilità e operare in enti a scopo educativo. Non potrà dimorare nella Diocesi di Crema, entrarvi e svolgere in essa qualsiasi atto ministeriale. Dovrà inoltre intraprendere, per almeno cinque anni, un’adeguata psicoterapia.

E monsignor Oscar Cantoni entra ancora più nel dettaglio: “Come cristiani – scrive il vescovo – siamo invitati ad accogliere sempre con un atteggiamento di fede le indicazioni che ci vengono offerte dalla santa madre Chiesa e a tradurle subito in preghiera, così da evitare inutili, quanto dannosi giudizi, che certo non contribuirebbero a creare un clima di distensione e di pace. L’invito che rivolgo è dunque di considerare il giudizio nei confronti di don Mauro alla luce di un binomio inscindibile: quello della verità e della misericordia insieme. Senza queste due componenti, a cui la Chiesa si rifà nella sua azione pedagogica, ci ridurremmo a classificazioni di parte, tipiche di una “mentalità mondana”, ma ben lontane da quello spirito ecclesiale, la cui finalità è sempre di accompagnare maternamente i suoi figli, anche quando sbagliano, piuttosto che far prevalere giudizi di condanna. In nome della verità, in questi anni, sono state eseguite rigorose ricerche, che hanno comportato pazienti e sofferti confronti con le persone che hanno riferito i fatti”. “La Chiesa ha preso atto della situazione, ha condiviso le sofferenze riportate, ha aiutato le vittime a ritrovare serenità e speranza, e ha concluso che don Mauro potesse riparare responsabilmente le ferite causate dal suo comportamento attraverso “una vita di preghiera e di umile riservatezza come segni di conversione e di penitenza”. L’onorevole Bordo presenta un esposto in procura e si apre un’indagine su di lui, ferma finora alla rogatoria internazionale chiesta al Vaticano per avere gli atti del tribunale in base ai quali Don Mauro è stato condannato. Da quel momento Inzoli, ex plenipotenziario di CL e figura di massimo spicco nella zona, scompare dalle cronache. Per tornare in prima pagina oggi.
Edit: Raffaele Cattaneo, presidente della Regione Lombardia, smentisce che sia stato Don Mauro Inzoli sia stato accreditato dai suoi uffici:

In una nota diffusa in mattinata, il presidente del Consiglio regionale lombardo, Raffaele Cattaneo (Ncd), che sedeva accanto a Maroni in prima fila, ha smentito una ricostruzione secondo cui sarebbero stati i suoi uffici ad accreditare don Inzoli al convegno. “Non corrisponde al vero la notizia apparsa quest’oggi in cui si afferma che la segreteria del presidente del Consiglio regionale abbia accreditato don Mauro Inzoli – si legge nella nota -. Gli accrediti istituzionali sono stati gestiti, come e’ noto, dalla Giunta regionale e il convegno, peraltro, era aperto al pubblico. Gli unici accrediti effettuati dalla segreteria sono stati per la moglie del presidente e per i collaboratori che lo che lo hanno accompagnato”.