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Don Mauro Inzoli condannato per pedofilia

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È stato condannato a 4 anni e 9 mesi di galera dal tribunale di Cremona Don Mauro Inzoli per abusi sessuali nei confronti di cinque ragazzini che avevano dai 12 ai 16 anni al momento dei fatti. Don Inzoli, detto Don Mercedes ha risarcito ai cinque i danni scucendo la cifra di 125mila euro, 25mila a testa. Il procuratore del tribunale di Cremona Roberto Di Martino aveva chiesto sei anni considerando il rito abbreviato e i risarcimenti, che gli hanno scontato un terzo della pena. Per lui c’è anche il divieto di avvicinarsi a luoghi frequentati da minori.

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La foto di Don Mauro Inzoli al convegno sulla famiglia pubblicata dal Corriere della Sera

Don Mauro Inzoli condannato per pedofilia

Don Mauro Inzoli era balzato agli orrori delle cronache quando una fotografia pubblicata sul Corriere della Sera aveva testimoniato la sua presenza al convegno per la famiglia. Don Mercedes era stato sospeso dallo stato clericale per ordine di Papa Francesco dopo le accuse di violenza su minori. La Chiesa aveva però successivamente rifiutato di consegnare alcune carte richieste dalla Procura e di collaborare: il Vaticano aveva scelto di non trasmettere alla Procura di Cremona gli atti inerenti i casi di abusi su minori che avevano visto protagonista don Mauro Inzoli e accertati dalle stesse autorità ecclesiastiche. “Nonostante la Santa Sede non si sia prodigata a fornire gli atti, sono contento perché si è giunti all’accertamento della verità” ha detto il procuratore Roberto di Martino, convinto che gli episodi di abusi sessuali siano “addirittura un centinaio, ma sono episodi non contestati, perché o prescritti o per i quali non vi erano gli estremi per procedere, ma andavano inquadrati nel contesto: la gravità del reato si desume da ciò che sta intorno”. Il procuratore ha ricordato il ritardo con cui sono state fatte le denunce, spiegando che “il timore di queste persone a denunciare questi fatti, ha ritardato l’emersione degli stessi”. C’è stato, infatti, a suo dire, “grande imbarazzo da parte delle vittime a denunciare questi fatti a chicchessia, non dico all’autorità giudiziaria. Ma le famiglie ci hanno creduto poco, i vescovi non parliamone, perché non si pensava che questo personaggio potesse essere l’autore di questi fatti emersi con grave ritardo”. “Leggendo le testimonianze – ha aggiunto – tuttora si avverta una fatica e un imbarazzo da parte dei ragazzi”. Anche perché “le stesse vittime si rendevano conto di aver messo a loro volta in imbarazzo, le famiglie, nel cui interno in alcuni casi sono nate delle contrapposizioni. Si è creata tutta una serie di situazioni che non ha facilitato la cosa, comunque, meglio tardi che mai”.
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Don Inzoli chi?

Inzoli era stato ritratto nelle fotografie del convegno per la famiglia vicino a Stefano Zecchi, Roberto Formigoni e Roberto Maroni. Il presidente della Regione Lombardia aveva però negato di conoscerlo. Successivamente il Corriere della Sera aveva pubblicato una fotografia in cui i due si stringevano la mano. Nato a Torlino Vimercati nel 1950, Don Mauro Inzoli è prete dal 1976, anno in cui riceve il primo incarico come coadiutore a Monte Cremasco. Tra il 1978 ed il 1982 è insegnante presso il seminario vescovile di Crema. Dal 1988 al 1992 è rettore dell’istituto Santa Dorotea di Napoli, nel 1991, per un anno, riceve l’incarico di cappellano di Ricengo e Bottaiano, prima di approdare come parroco a Crema, alla Santissima Trinità, che lascerà il 3 ottobre del 2010. Laureato in filosofia con licenza in teologia ed esponente di primo piano di Comunione & Liberazione in città, Don Inzoli è stato anche rettore del Liceo linguistico di Crema e presidente del Banco Alimentare e dell’associazione Fraternità. Il tutto fino all’11 dicembre 2012, quando, racconta Cremaonline, la Diocesi comunica che Inzoli è stato ridotto allo stato laicale:

“In data 9 dicembre 2012 il Vescovo di Crema ha emesso un decreto, su mandato della Congregazione per la Dottrina della Fede (Santa Sede), che dispone la dimissione dallo stato clericale del rev.do Monsignor Mauro Inzoli al termine di un procedimento canonico. La pena è sospesa in attesa del secondo grado di giudizio. Ogni altra informazione in merito al provvedimento di cui sopra è riservata all’autorità della Congregazione per la Dottrina della Fede”. Questo quanto pubblicato pochi minuti fa sul portale internet della Diocesi di Crema.

Nel comunicato della diocesi si cita il canone 1720 del Codice di Diritto Canonico, che riguarda casi specifici: profanazione dell’eucaristia, attentato al Pontefice, abusi sessuali su minori, assoluzione del complice, induzione ad atti turpi in confessionale. Inzoli a quel punto fa ricorso alla Congregazione della Dottrina della Fede, che emana nel giugno 2014 il verdetto definitivo.

In data 12 giugno 2014 è giunto al vescovo di Crema, monsignor Oscar Cantoni, da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede, il Decreto recante le disposizioni del Santo Padre a conclusione del caso del reverendo Mauro Inzoli, che diventano vincolanti a partire dal giorno di notifica del Decreto all’interessato (25 giugno 2014). Tale Decreto recepisce quanto Papa Francesco, accogliendo il ricorso di don Mauro, ha stabilito. In considerazione della gravità dei comportamenti e del conseguente scandalo, provocato da abusi su minori, don Inzoli è invitato a una vita di preghiera e di umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza.
Gli è inoltre prescritto di sottostare ad alcune restrizioni, la cui inosservanza comporterà la dimissione dallo stato clericale. Don Mauro non potrà celebrare e concelebrare in pubblico l’Eucaristia e gli altri Sacramenti, né predicare, ma solo celebrare l’Eucaristia privatamente. Non potrà svolgere accompagnamento spirituale nei confronti dei minori o altre attività pastorali, ricreative o culturali che li coinvolgano. Non potrà assumere ruoli di responsabilità e operare in enti a scopo educativo. Non potrà dimorare nella Diocesi di Crema, entrarvi e svolgere in essa qualsiasi atto ministeriale. Dovrà inoltre intraprendere, per almeno cinque anni, un’adeguata psicoterapia.

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E monsignor Oscar Cantoni entra ancora più nel dettaglio: “Come cristiani – scrive il vescovo – siamo invitati ad accogliere sempre con un atteggiamento di fede le indicazioni che ci vengono offerte dalla santa madre Chiesa e a tradurle subito in preghiera, così da evitare inutili, quanto dannosi giudizi, che certo non contribuirebbero a creare un clima di distensione e di pace. L’invito che rivolgo è dunque di considerare il giudizio nei confronti di don Mauro alla luce di un binomio inscindibile: quello della verità e della misericordia insieme. Senza queste due componenti, a cui la Chiesa si rifà nella sua azione pedagogica, ci ridurremmo a classificazioni di parte, tipiche di una “mentalità mondana”, ma ben lontane da quello spirito ecclesiale, la cui finalità è sempre di accompagnare maternamente i suoi figli, anche quando sbagliano, piuttosto che far prevalere giudizi di condanna. In nome della verità, in questi anni, sono state eseguite rigorose ricerche, che hanno comportato pazienti e sofferti confronti con le persone che hanno riferito i fatti”. “La Chiesa ha preso atto della situazione, ha condiviso le sofferenze riportate, ha aiutato le vittime a ritrovare serenità e speranza, e ha concluso che don Mauro potesse riparare responsabilmente le ferite causate dal suo comportamento attraverso “una vita di preghiera e di umile riservatezza come segni di conversione e di penitenza”. L’onorevole Bordo presenta un esposto in procura e si apre un’indagine su di lui, ferma finora alla rogatoria internazionale chiesta al Vaticano per avere gli atti del tribunale in base ai quali Don Mauro è stato condannato. Da quel momento Inzoli, ex plenipotenziario di CL e figura di massimo spicco nella zona, scompare dalle cronache. Per tornare in prima pagina oggi.