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Le polemiche in Russia sul portavoce Peskov che ha ammesso "perdite significative" nell'esercito

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Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov nell’occhio del ciclone in Russia per le sue dichiarazioni sulle “perdite” dell’esercito di Mosca in Ucraina. Giovedì 7 aprile aveva rilasciato un’intervista a Sky News nella quale aveva parlato di “significative perdite” in battaglia definendole “una grave tragedia” e auspicando la fine delle ostilità tramite negoziati. “Il nostro esercito – aveva detto – sta facendo di tutto per portare a termine l’operazione. Ci auguriamo che nei prossimi giorni, nel prossimo futuro, l’operazione raggiunga risultati o si concluda a seguito di negoziati tra le delegazioni russa e ucraina”. Parole che non sono piaciute a diversi alti esponenti di Mosca, tra i quali diversi commentatori filo-russi e il senatore e presidente del Consiglio generale del partito di Putin Russia Unita Andrej Turchak.

Le polemiche in Russia sul portavoce Peskov che ha ammesso “perdite significative” nell’esercito

“Quali sono le perdite ‘significative’ e quali le ‘non significative’?”, ha chiesto Turchak. “Che dire – ha aggiunto – delle vittime di otto anni di genocidio del Donbass? E i nostri combattenti a Mariupol, che stringono i denti, salvano i civili sotto tiro e chiedono una vera denazificazione, non capiscono nulla di tragedie?”. Contro Peskov anche Aram Gabreljanov, creatore del portale Life.ru e presidente del cda del giornale russo Izvestia: “Dobbiamo ammettere che Peskov è impreparato a essere l’addetto stampa del presidente durante le ostilità. Tanto è stato efficace in tempo di pace, quanto è indifeso, confuso e perso in tempi difficili! Le sue dichiarazioni danneggiano il morale dei nostri soldati”. Il megafono di Putin – fa notare Repubblica – ha ricevuto attacchi inoltre da noti canali Telegram filo-Cremlino e pro-conflitto rilanciati dalla direttrice di Rt e Sputnik Margarita Simonjan. Alla fine Peskov ha precisato di riferirsi ai 1.351 militari uccisi resi noti dal ministero della Difesa: “Abbiamo solo questi dati”, ha spiegato. Dati inconfutabili perché chi lo facesse rischierebbe un’incriminazione ai sensi della legge bavaglio votata dalla Duma che punisce con la reclusione fino a 15 anni di carcere chi propaga “fake news” con la guerra, dove per “fake news” si intende qualunque versione non pre-approvata da Mosca.