Cultura e scienze

La storia dei dischetti di plastica sulle spiagge del Tirreno

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Decine di migliaia di dischetti di plastica, del diametro di circa 4 centimetri e con uno spessore di due millimetri, hanno invaso in questi giorni le spiagge del Tirreno, dalla Campania al Lazio fino alla costa della Toscana. Le correnti marine li hanno trasportati sui litorali dell’Italia centrale ma nessuno sa bene che cosa siano. Si tratta di dischetti traforati, in plastica. Sembrano dei filtri e qualcuno sostiene che siano quelli per le cialde dal caffè ma nelle ultime ore si sta facendo strada l’ipotesi che si possa invece trattare dei dischetti impiegati negli impianti di depurazione delle acque.

Da dove arrivano i dischetti di plastica trovati sulle spiagge tirreniche?

A sostenerlo è il progetto Clean Sea Life (progetto europeo del Parco Nazionale dell’Asinara con CoNISMa, Fondazione Cetacea, Legambiente, MedSharks e MPNetwork) che sta monitorando il fenomeno mappando i luoghi dove è stata segnalata la presenza dei dischetti di plastica. I filtri, che in effetti sono molto simili a quelli prodotti per la depurazione delle acque servirebbero come supporto per favorire la crescita dei batteri che purificano l’acqua assorbendo i nutrienti. Non sono ancora noti invece i motivi della comparsa dei dischetti. Secondo Clean Sea Life l’ipotesi più probabile è che a causare lo sversamento sia stato il malfunzionamento di un depuratore non ancora identificato. Oltre al fatto che però ci sono delle griglie che impediscono la fuoriuscita dei dischetti in polipropilene o polietilene. Sarebbero però davvero troppi per provenire da un unico depuratore. L’altra ipotesi è quindi che si tratti di un carico liberato in mare in seguito alla caduta di un container da una nave mercantile.

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Quello che è certo è che il fenomeno non ha nulla di naturale e che le prime segnalazioni risalgono al 21 febbraio sulla spiaggia di Paestum (ma non sarebbe nemmeno la prima volta che compaiono sulle spiagge italiane). Altre segnalazioni dello stesso periodo sono tutte localizzate nel Golfo di Napoli cosa che lascia supporre che da lì le correnti poi abbiano contribuito a spargere i dischetti di plastica su molte spiagge della costa tirrenica risalendo il litorale verso nord. Segnalazioni sono arrivate arrivano da Feniglia (in Toscana), Torvajanica, Lavinio, Anzio, Sperlonga, Sabaudia, nel Lazio.

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Clean Sea Life ha pubblicato una mappa con tutti gli avvistamenti registrati nell’ultimo mese dalla quale si evince il movimento verso Nord dei dischetti. Non è chiaro al momento se si tratta sempre degli stessi dischetti che vengono di volta in volta trasportati qua e là dalle correnti marine o se c’è una massa di dischetti ancora al largo che viene mano a mano spiaggiata sulla costa.

I dischetti in plastica e i rischi per l’ambiente

Nel frattempo anche la Guardia costiera sta indagando sul mistero dei dischetti di plastica: “stiamo valutando tutte le ipotesi, i nostri comandi territoriali stanno verificando quali possano essere le fonti iniziali di questa dispersione in mare” anche per capire se effettivamente la dispersione sia avvenuta avvenuta lungo una rotta da nord a sud o viceversa. Il Comando generale della Guardia costiera e delle Capitanerie di porto sta conducendo delle indagini approfondite attraverso le sue strutture territoriali nelle regioni interessate.

Essendo in plastica non sono biodegradabili e il rischio che possano rimanere a lungo sulle spiagge preoccupa ovviamente gli operatori turistici. Le associazioni ambientaliste sono già sul piede di guerra e annunciano esposti alle diverse Procure interessate, ipotizzando anche il reato di inquinamento ambientale. Il Codacons ha annunciato che presenterà oggi un esposto alle Procure della Repubblica di Napoli, Salerno, Latina, Roma, Civitavecchia e Grosseto chiedendo di “aprire indagini urgenti sul territorio alla luce del reato di disastro ambientale” in merito alla vicenda dei dischetti di plastica sulle coste tirreniche. Se ad esempio venisse appurato che provengono da uno o più impianti di depurazione (magari dismessi) si dovrebbe ad esempio appurare come mai non siano stati smaltiti in maniera appropriata.

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Anche i sindaci delle località coinvolte loro malgrado sono pronti a scendere in campo. Il rischio concreto è che i dischetti di plastica vengano ridotti dal moto ondoso in piccoli frammenti andando così ad aumentare il mare di detriti di plastica che galleggia in giro per il mondo venendo spesso inghiottito anche da pesci e altre forme di vita marine. Clean Sea Life invita i cittadini a indossare un paio di guanti e raccoglierne quanti più possibile in modo da evitare che i dischetti continuino ad imperversare per mesi e forse anni sulle spiagge.

Foto copertina Clean Sea Life via YouTube.com