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Tutto quello che non torna nel “prestigiosissimo” premio Margherita Hack ricevuto da Fusaro

Nulla è come sembra, nonostante la narrazione social fatta dal filosofo

Diego Fusaro premio Margherita Hack

Prendi il nome di una nota astrofisica e divulgatrice scientifica che ha fatto la storia dell’Italia (e non solo). Poi cita a caso il nome di un evento di portata mondiale (come la Biennale) per dare lustro al riconoscimento e racconta a tutti sui social il proprio successo. La narrazione social fatta da Diego Fusaro per la vittoria del “prestigioso Premio Margherita Hack” assegnatogli per la sua ricerca filosofica, però, fa a cazzotti con la realtà: quella Biennale non è la “Biennale” di Venezia famosa in tutto il globo. E quel premio Margherita Hack è davvero così prestigioso?

Diego Fusaro premio Margherita Hack

Diego Fusaro vince il premio Margherita Hack, ma cos’è?

“Con immensa gioia, ricevo oggi 16 maggio a Venezia, presso la “Biennale d’Arte” (padiglione Spoleto), il prestigioso “Premio Margherita Hack”, assegnatomi per la ricerca filosofica e per la capacità di pensare controcorrente”. Così Diego Fusaro ha annunciato, con gioia e giubilo, il conseguimento di questo riconoscimento. Talmente tanta la soddisfazione, dall’aver dimenticato di spiegare al suo pubblico la natura di quel premio e del luogo in cui gli è stato consegnato.

Partiamo dall’inizio: non esiste alcun “Padiglione Spoleto” nella famosa Biennale d’Arte di Venezia. E, infatti, l’evento a cui ha partecipato il filosofo contemporaneo non c’entra nulla con la storica manifestazione che si svolge all’ombra di piazza San Marco. Di quale evento parla, dunque, Diego Fusaro? Parliamo, infatti, della “Pro Biennale” che non ha alcun legame né con i luoghi né con le dinamiche della famosissima mostra. Tra le altre cose, nei “siti” della Biennale d’Arte di Venezia – quella vera e riconosciuta a livello globale – non esiste alcun padiglione Spoleto.

Ma c’è di più. A organizzare questo “Premio Margherita Hack” è un’agenzia privata chiamata “Agenzia Promoter”, guidata e diretta da Salvo Nugnes. Quest’ultimo, sui social, dice di esser stato manager di Vittorio Sgarbi, Katia Ricciarelli, Romina Power e la stessa Margherita Hack. La vicenda, dunque, assume ben altri contorni: la Biennale citata da Fusaro non è “quella” Biennale. Il premio Margherita Hack è organizzato da un’agenzia privata che fa da manager a vip. Ovviamente, chi riceve un premio è giustamente contento e può vantarsene davanti al suo pubblico. Ma nella “tesi, antitesi e sintesi” di hegeliana memoria, la realtà ha una versione ben diversa. Basta prenderla con filosofia. Con la giusta filosofia.