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Dieci indagati per le firme false dei grillini a Palermo

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La Stampa scrive oggi che sarebbero almeno dieci gli esponenti del MoVimento 5 Stelle a Palermo indagati per la vicenda delle firme false. Riccardo Arena racconta che la gola profonda della Procura ha fatto dieci nomi di persone sicuramente presenti, nella notte in cui i grillini palermitani avrebbero ricopiato le firme a supporto delle liste da presentare alle elezioni comunali di Palermo del 2012.

Un anonimo ha poi spedito alla trasmissione tv «Le Iene» le sottoscrizioni originali, poi sostituite. E un altro informatore, anche lui sconosciuto, ha recuperato le mail che dimostrerebbero che veramente le falsificazioni ci furono e che in tanti sapevano, perché ci fu pure un ringraziamento collettivo per i falsari. Un lavoro che, se accertato, potrebbe costare carissimo al Movimento di Beppe Grillo: i pm di Palermo hanno infatti iscritto nel registro degli indagati un numero ancora imprecisato di persone.
Potrebbero essere molte di più della decina di cui ha parlato il superteste Vincenzo Pintagro, l’attivista M5S che, assieme alle Iene, ha contribuito a riaprire il caso: alcuni dei presenti potrebbero essere ancora solo testimoni, pronti però a finire sotto inchiesta se dovessero cercare di smentire quanto emerge – secondo l’accusa – in maniera praticamente schiacciante.

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L’articolo della Stampa sulle firme false del M5S a Palermo (9 novembre 2016)

Il caso delle firme false a Palermo è quindi puntualmente scoppiato in mano al MoVimento 5 Stelle, come da previsioni. La Repubblica Palermo ricorda oggi che il reato per cui procede la magistratura è quello di falso nella compilazione di liste elettorali o di candidati. La norma, contenuta in un testo unico del 1960, punisce con la reclusione da due a cinque anni, tra l’altro, «chiunque forma falsamente, in tutto o in parte, liste di elettori o di candidati od altri atti destinati alle operazioni elettorali, o altera uno di tali atti veri oppure sostituisce, sopprime o distrugge in tutto o in parte uno degli atti medesimi». «Chiunque fa uso di uno dei detti atti falsificato, alterato o sostituito — recita la legge — è punito con la stessa pena, ancorché non abbia concorso nella consumazione del fatto».
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L’articolo 90 del Testo Unico 570/1960

Il Fatto invece “pronostica” due indagati e punta il dito su Claudia Mannino e Samanta Busalacchi, ma anche l’allora candidato sindaco Riccardo Nuti, che “ha fatto uso” degli atti falsificati, potrebbe essere nel mezzo.
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Non hanno riconosciuto le proprie firme, davanti ai pm di Palermo, alcuni dei simpatizzanti del Movimento 5 Stelle di Palermo, che nella primavera del 2012 avevano aderito alla raccolta firme organizzata per la candidatura di Riccardo Nuti a sindaco di Palermo. I pentastellati, che già lo avevano detto alla trasmissione delle Iene di Italia 1, sono stati convocati dalla Procura dove sono stati ascoltati. E molti di loro, come apprende l’Adnkronos, non avrebbero riconosciuto le proprie firme. Era stato l’attivista della prima ora Vincenzo Pintagro a raccontare all’inviato delle Iene Filippo Roma, di avere visto “con i suoi occhi” le persone che avrebbero falsificato le firme: la parlamentare Claudia Mannino e una collaboratrice del M5S all’Ars Samantha Busalacchi), candidata alle Comunarie di Palermo. L’errore nasce da una trascrizione errata sul luogo di nascita di un candidato, Giuseppe Ippolito, nato a Palermo, come si leggeva nei documenti raccolti, il 19 agosto 1987, mentre in realtà il suo luogo di nascita è Corleone. Anche due esperti grafologi del tribunale di Milano, contattati dalla trasmissione di Mediaset, avevano confermato che su 50 firme sono false “certamente una trentina”, mentre “una quindicina sono probabilmente false e su cinque bisognerebbe approfondire l’indagine”. Adesso la conferma dei diretti interessati che hanno detto ai magistrati della Procura che indagano sulle presunte firme false di non avere riconosciuto le proprie firme.

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