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«Demolite la palazzina crollata a Ponte Milvio a vostre spese»

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Alla fine di settembre un edificio in via della Farnesina era crollato. Gli sfollati erano stati portati in residence a spese del Comune di Roma; dopo qualche tempo lo stesso Comune aveva prima cacciato e poi ripristinato il soggiorno dei residence. Ora un’ordinanza della sindaca fa sapere che gli ex abitanti devono demolire la palazzina crollata a loro spese entro venti giorni, altrimenti ci penserà il Comune addebitandogli i costi. Ne parla oggi Repubblica Roma in un articolo a firma di Rory Cappelli:

Con un’ordinanza, la prima cittadina ha delegato ai residenti della palazzina parzialmente crollata pochi minuti dopo le 3 del mattino del 24 settembre, le operazioni di demolizione dello stabile pericolante. In altre parole, chi ha già perso tutto ieri è stato ufficialmente invitato dal Campidoglio a individuare una ditta specializzata e a pagare di tasca propria l’abbattimento dell’edificio a rischio collasso. Altrimenti, come si legge nelle tre pagine firmate di proprio pugno dall’inquilina di palazzo Senatorio, scaduti i 15 giorni «senza che gli interessati abbiano ottemperato all’ordine ingiunto, si provvederà d’ufficio a spese dei contravventori». Un dispositivo che arriva ancor prima di stabilire le cause del dissesto e che sa di beffa. Nel giro di pochi giorni, il Comune a 5Stelle ha infatti cambiato decisamente passo su via della Farnesina.
«Siamo neri, delusi — spiegano i residenti — perché ci avevano promesso aiuto. Avevamo incontrato anche l’assessore al Bilancio, Andrea Mazzillo. Ci aveva tranquillizzato, che il Campidoglio stava lavorando sul nostro caso e per superare la delibera precedente che dava 70 giorni di tempo per mettere l’area in sicurezza. Invece ora hanno deciso di accelerare e si sono rimangiati tutto. L’ordinanza stabilisce che se non demoliamo noi, lo faranno loro a spese nostre».

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Spiega il quotidiano che  senza fissare una scadenza per l’abbattimento di via della Farnesina 5 la sindaca avrebbe rischiato di finire nei guai. Magari — così vuole la tesi di palazzo Senatorio — di essere addirittura indagata per omissione di atti d’ufficio:

La svolta impressa dalla sindaca cozza, secondo i residenti, con le ultime prescrizioni della procura: «Abbiamo avuto più incontri con i pm del pool che si sta occupando del caso. Sono i magistrati gli unici seri in tutta questa vicenda. Ci hanno detto di prendere il tempo che serviva per predisporre il piano di messa in sicurezza». Ora, invece, c’è una scadenza. Una deadline imposta dall’alto. Il conto alla rovescia partirà quando tutti i condomini del palazzo da demolire avranno ritirato la notifica.
A quel punto le nove famiglie rimaste senza casa dovranno farsi i conti in tasca: «Vista la latitanza del Comune — sottolineano i residenti — ci eravamo già informati. Dovremo spendere circa 300mila euro. C’è chi accederà al tfr, chi prosciugherà il conto in banca, chi chiederà finanziamenti, ma c’è anche chi ancora paga il mutuo su una casa da abbattere. Dove dormiremo? Abbiamo ottenuto altri 20 giorni di proroga nei residence. Poi non è dato sapere che fine faremo».

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