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Vito De Filippo: i messaggi in codice del sottosegretario per l'assunzione del figlio della sindaca

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Il sottosegretario alla Salute Vito De Filippo è indagato nell’inchiesta Tempa Rossa per il reato di corruzione per induzione a fini elettorali (art.319 quater CP) e la sua posizione, come è stato scritto un paio di giorni fa, va verso l’archiviazione. Il Fatto pubblica però oggi le intercettazioni delle telefonate sue e della sua segretaria con la sindaca di Corleto Perticara Rosaria Vicino, dalle quali non si evince un bel quadro istituzionale.

Vito De Filippo: le parole in codice del sottosegretario

Il sottosegretario De Filippo si è presentato nel pomeriggio di mercoledì negli uffici della procura di Potenza ed ha chiesto di essere interrogato. Ha risposto alle domande dei pm Francesco Basentini e Laura Triassi, chiarendo tutti gli aspetti che ne hanno determinato l’iscrizione nel registro degli indagati. Gli si muovono addebiti legati ad un presunto ‘scambio’ di favori con l’ex sindaco di Corleto Perticara (Potenza) Rosaria Vicino (Pd): quest’ultima, alla vigilia di una consultazione elettorale, avrebbe ‘spinto’ in paese per persone della corrente di De Filippo, in cambio dell’interessamento di quest’ultimo per l’assunzione di un figlio della stessa Vicino, in un’azienda impegnata nelle estrazioni petrolifere. Il sottosegretario, durante l’interrogatorio, ha spiegato tutti i passaggi della vicenda, compreso il senso di alcune intercettazioni telefoniche, al punto – secondo quanto è trapelato – che molto presto i pm chiederanno l’archiviazione della parte di inchiesta che lo riguarda. Antonio Massari sul Fatto però oggi racconta le contestazioni fatte a De Filippo in relazione al suo interessamento per l’assunzione in ENI del figlio della sindaca: in primo luogo il sottosegretario era solito parlare in codice e utilizzare la parola “convegno” al posto di “colloquio di lavoro”

“Ma dice che il convegno era per il 25 luglio –spie ga De Filippo al sindaco –e tuo figlio ha chiesto di spostarlo al primo agosto”. Il figlio del sindaco avrebbe spostato un convegno dal 25 luglio al primo agosto, ma gli investigatori annotano che il ragazzo “si recava in Milano il giorno primo Agosto 2014 per sostenere un colloquio presso l’Eni”. Spacciare al telefono un incontro di lavoro per un “convegno”, usando un linguaggio cifrato, non sembra il comportamento ideale per un alto esponente delle istituzioni. Sul quale in queste ore, nella procura di Potenza, si dibatte per chiedere l’archiviazione dell’ipotesi di reato a suo carico: corruzione per induzione a fini elettorali.
FINO A DE SCALZI. “È significativo –scrive la Mobile –che lo stesso(De Filippo, ndr) tenesse a precisare alla Vicino di seguire la questione “tutti i giorni”, di preoccuparsene come se si trattasse di suo figlio, ironizzando anche sul fatto che un giorno potrebbe essere lui ad avere bisogno per i propri figli”. “È come un figlio per me!”, dice De Filippo, “la sto prendendo come una cosa… come un figlio, perché un… domani,dico,avrò bisognoperi miei figli”. E ancora: “Troverà una strada importante…non ti preoccupare”. L’interessamento porta il sindaco a dire che il sottosegretario ha parlato direttamente con l’ad di Eni Claudio De Scalzi. “La Vicino –scrivono gli investigatori – dicendo che se ha capito bene, “lui”(De Filippo) si sarebbe rivolto direttamente a ‘Lo Scalzo’”.

A parlare della questione è anche la responsabile della segreteria del sottosegretario, Mariachiara Montemurro, che incontra la sindaca proprio per parlare del figlio e rassicurarla sull’assunzione e chiedere posti di lavoro. La Montemurrò trova anche una microspia nell’ufficio del sottosegretario che svela le indagini della procura. “L’Amministratore delegato della società non si occupa in alcun modo di assunzioni, in generale e tantomeno di quelle in Val d’Agri, e non è mai stato contattato da alcun soggetto su questo tema. Peraltro, la persona cui si fa riferimento nelle intercettazioni, qualificata come figlio del sindaco di Corleto Perticara, non è mai stata assunta in Eni“, fa però sapere la Società del cane a sei zampe con riferimento ad alcune intercettazioni, riportate oggi dalla stampa, agli atti dell’inchiesta di Potenza sul petrolio.

…per l’assunzione del figlio della sindaca

De Filippo, durante l’interrogatorio, ha spiegato tutti i passaggi della vicenda, compreso il senso di alcune intercettazioni telefoniche, al punto – secondo quanto é trapelato – che molto presto i pm chiederanno l’archiviazione della parte di inchiesta che lo riguarda. Intanto Alternativa Libera e M5S hanno chiesto le sue dimissioni Per il resto la giornata dell’inchiesta sul petrolio é stata caratterizzata da un “confronto a distanza” sull’Eni: a Roma i Carabinieri del Nucleo operativo ecologico che parlano in Commissione parlamentare sulle ecomafie del “risparmio” sullo smaltimento di rifiuti della compagnia (fino a 100 milioni),e a Potenza i consulenti della compagnia che attestano il rispetto di tutte le norme . Inoltre durante il question time alla Camera, la ministra per i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, ha ribadito la “piena fiducia” del Governo nel viceministro allo Sviluppo economico, Claudio De Vincenti, citato in alcune intercettazioni telefoniche, difendendolo senza esitazione. In precedenza, sempre a Roma, il comandante del Noe, il generale Sergio Pascali, ha spiegato alla Commissione sulle ecomafie che in un anno, dal settembre 2013 al settembre 2014, l’Eni ha risparmiato dai 40 ai 100 milioni smaltendo in modo irregolare i rifiuti liquidi prodotti al centro oli di Viggiano (Potenza). Una circostanza, fra le altre, che ha indotto Sinistra Italiana a ribadire la richiesta di una commissione d’inchiesta ad hoc sul petrolio, mostrando ai giornalisti, alla Camera, barattoli pieni di liquami invece che di acqua. L’inchiesta, comunque – ha spiegato il Noe – non ha accertato inquinamenti delle falde acquifere, sfiorando però l’ipotesi di disastro ambientale (non contestata perché non è emersa una relazione tra emissioni e patologie riscontrate sulle persone). A Potenza, intanto, nelle stesse ore, l’Eni ha schierato davanti ai giornalisti, esperti di fama anche internazionale per dimostrare, con tanto di slide, di aver agito “nel pieno rispetto della legge” e delle autorizzazioni. In particolare, gli esperti hanno respinto qualsiasi accusa sulla reiniezione delle acque che, in un pozzo petrolifero, vengono in superficie insieme al greggio. La reiniezione “nel mondo risulta di gran lunga l’opzione preferita in termini di impatto ambientale” (in California, Nuovo Messico e Texas, in totale, vi sono 80 mila pozzi di reiniezione). La qualità dell’aria nel centro oli di Viggiano presenta “valori significativamente inferiori ai rispettivi limiti normativi” e la salute dei dipendenti è “sostanzialmente buona”. Si tratta di linee della posizione che l’Eni avrà venerdì davanti al Tribunale del riesame di Potenza: la compagnia chiederà il dissequestro di due vasche del centro oli (fermo dal 31 marzo, con lo stop all’estrazione di 75 mila barili di petrolio al giorno) e di un pozzo di reiniezione. “I dati ci danno tranquillità”, ha detto Massimo Mantovani, capo dell’ufficio legale dell’Eni.