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David Gunnlaugsson: prima vittima dei Panama Papers

panama papers David Gunnlaugsson

Travolto dallo scandalo dei Panama Papers per i suoi conti offshore, il premier islandese David Gunnlaugsson dopo aver provato a sciogliere il Parlamento, si è dimesso. Lo ha annunciato il suo partito. Gunnlaugsson è la prima vittima dello scandalo scoppiato domenica sera che coinvolge 12 tra ex ed attuali capi di Stato.  “Il primo ministro ha annunciato ad una riunione dell gruppo parlamentare (del suo partito) che si dimette dalla carica ed io assumerò l’interim”, ha dichiarato il vicepresidente del Partito Progressista e ministro dell’Agricoltura, Sigurdur Ingi Johannsson. Secondo i Panama Papers  insieme alla moglie, ha trasferito milioni di dollari nella società off shore Wintris.

David Gunnlaugsson: la prima vittima dei Panama Papers

Sigmundur David Gunnlaugsson, stando ai file resi pubblici da un pool internazionale di giornalisti investigativi, avrebbe occultato fondi grazie a una società di comodo da lui stesso creata nel 2007 in un paradiso fiscale come le Isole Vergini Britanniche, intestandone poi il 50 per cento fittizio alla moglie Anna Sigurlaug Palsdottir. Gunnlaugsson prima ha tentato di sciogliere il parlamento: al presidente Olafur Ragnar Grimsson, rientrato precipitosamente dall’estero, ha infatti chiesto l’autorizzazione ad agire, ma il capo dello Stato gliel’ha negata, come lui stesso ha poi annunciato in televisione. Grimsson ha spiegato di voler prima sentire i vertici del Partito per l’Indipendenza, partner di minoranza nella coalizione conservatrice ed euro-scettica al potere da quasi tre anni sull’isola artica (guarda caso anche nel partito euroscettico di Marine Le Pen oggi sono circolati nomi presenti nei Panama Papers: vogliono combattere la grande finanza transnazionale ma intanto la usano per i loro scopi), per avere un quadro completo della situazione. Le forze di opposizione nel frattempo hanno invece premuto fin da subito per le dimissioni del premier, e, dopo quella tanto affollata quanto turbolenta di ieri, è comunque prevista una nuova manifestazione di piazza contro di lui in serata. “Ho detto al capo indipendentista (Bjarni Benediktsson, anche ministro delle Finanze e dell’Economia; ndr) che, se i suoi deputati pensano di non essere in grado di sostenere il governo nel completare i compiti comuni, allora scioglierò il Parlamento e convocherò elezioni generali”, aveva scritto Gunnlaugsson sul proprio account Facebook prima di essere ricevuto dal capo dello Stato. D’altra parte i ‘Panama Papers’ chiamano in causa lo stesso Benediktsson, e la sua formazione politica appare frastornata, tanto da non aver ancora deciso se proseguire o meno nel sostenere l’esecutivo. La delicatezza della situazione è comprovata appunto dalla decisione di rientrare in anticipo da una visita ufficiale negli Stati Uniti presa non soltanto da Grimsson, ma persino dal leader indipendentista, partito in fretta e furia dalla Florida. Il premier dal canto suo continua a negare di possedere denaro off-shore, tanto meno in nero. Nel 2009, quando per la prima volta entro in Parlamento, omise di citare la partecipazione azionaria nei Caraibi svelata dai ‘Papers’ tra le sue proprietà, come imposto invece dalle leggi islandesi. Per il Paese scandinavo si tratta della contingenza più difficile dall’emergenza finanziaria del 2008-2001, quando rischio’ il default a causa dei fondi-spazzatura che ne intossicavano il sistema bancario, e che portarono al collasso i tre istituti di credito maggiori, troppo indebitati.

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Foto di Gergana Kastreva su Twitter

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Foto di Ishmayu su Twitter

I soldi offshore degli euroscettici

La notizia delle dimissioni di Sigmundur Gunnlaugsson è rimbalzata sui principali media internazionali. La Bbc online scrive che “il primo ministro islandese si è dimesso sull’onda dello scandalo. E’ la prima ‘vittima’ dei Panama Papers”. L’attuale ministro dell’Agricoltura potrebbe prendere il suo posto, aggiunge la Bbc online. Gunnlaugsson poco prima aveva chiesto lo scioglimento del Parlamento, ma il presidente Olafur Ragnar Grimsson l’aveva respinto. Anche due fedelissimi di Marine Le Pen figurano tra i clienti dello studio panamense Mossack Fonseca, regista di una rete di strutture offshore volta a nascondere ricchezze finanziarie da tutto il mondo. Tra quanti si sono avvalsi del servizi dello studio legale panamense figurano anche l’imprenditore Frédéric Chatillon e l`esperto contabile Nicolas Crochet, entrambi già sotto inchiesta per presunte irregolarità nel finanziamento delle campagne elettorali del partito francese di estrema destra nel 2012. Le Monde parla di un “sistema offshore sofisticato tra Hongkong, Singapore, isole Vergini britanniche e Panama” mirato a “far uscire denaro dalla Francia attraverso società schermo e fatture false con la volontà di sfuggire al servizio antiriciclaggio francese”. Al centro della rete, Frédéric Chatillon, ex leader di un gruppo studentesco di estrema destra e amico di Marine Le Pen dai tempi dell’università, all’inizio degli Anni Novanta. La sua società, Riwal, si occupa della comunicazione elettorale del Front National, in esclusiva per le campagne presidenziale e parlamentare del 2012. Crochet ha stilato il programma economico di Le Pen per le presidenziali 2012. Chatillon, che tra l’altro è spessissimo a Roma, insieme a Crochet, nel 2012 avrebbe realizzato un giro di fatture false e società offshore per far uscire dalla Francia 316mila euro di proprietà di Riwal e reinvestirli nella società di un amico con sede a Singapore. Oltre alle ombre su Marine, lo scandalo incombe ancora più concretamente sul fondatore del Front, Jean-Marie Le Pen, che sempre secondo Le Monde tramite la società offshore Balerton Marketing Limited, creata nel segreto dei Cairabi negli anni 2000, ha nascosto un vero e proprio “tesoro”, intestato al prestanome Gerald Gerin, suo ex maggiordomo.
Foto copertina da Liam O’Hare