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Daniele Ozzimo: perché l'ex assessore PD è stato condannato

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Il Gup di Roma Alessandra Boffi ha condannato con rito abbreviato l’ex assessore alla Casa della giunta Marino in quota Pd Daniele Ozzimo a 2 anni e 2 mesi di reclusione in uno stralcio del procedimento legato a Mafia Capitale. Condannato pure, a 2 anni e 4 mesi di reclusione, l’ex consigliere comunale di Centro democratico Massimo Caprari. Il gup della X sezione penale ha sentenziato anche sulle richieste di patteggiamento avanzate dai vertici della cooperativa La Cascina. Pertanto Francesco Ferrara è stato condannato a 2 anni e 8 mesi, mentre 2 anni e 6 mesi sono stati dati a Salvatore Menolascina, Carmelo Parabita, Domenico Cammisa. Tutti erano imputati di corruzione e turbativa d’asta. I quattro avevano messo a disposizione della Procura (che ha provveduto prima al sequestro e poi alla confisca) 400mila euro, l’equivalente della corruzione a loro attribuita. La storia del suo processo, un’anticipazione di quello che succederà con Mafia Capitale, è interessante.

Daniele Ozzimo: perché l’ex assessore PD è stato condannato

Ozzimo e Caprari rispondevano di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio al pari di Gerardo e Tommaso Addeo, gli ex collaboratori di Luca Odevaine (già componente del Tavolo di Coordinamento Nazionale per i richiedenti asilo) ai quali il gup ha inflitto un anno e dieci mesi di carcere a testa, e di Paolo Solvi, condannato a due anni e due mesi nella veste di ex braccio destro dell’ex presidente del Municipio X (Ostia) Andrea Tassone. L’ex assessore è stato condannato per corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e non per asservimento della funzione, ovvero per il reato individuato dalla procura di Roma. Questo perché nell’udienza dello scorso dicembre i legali di Ozzimo, Danilo Leva e Luca Petrucci, hanno chiesto che venisse riascoltata, nel corso dell’udienza davanti al giudice per l’udienza preliminare, un’intercettazione dell’ex ras delle cooperative rosse cosiderato dagli inquirenti braccio operativo dell’organizzazione. «Gli unici seri lì che pigliano i soldi so’ Ozzimo», aveva detto Salvatore Buzzi secondo i brogliacci (29 luglio 2014) in una conversazione riportata nell’ordinanza di custodia cautelare alla base della seconda tranche dell’operazione avvenuta lo scorso giugno. Una frase però contraria con quanto dichiarato a verbale dallo stesso Buzzi nell’interrogatorio del 26 giugno scorso, quando ai pm dichiarò che “Ozzimo era l’unico del Pd che non prendeva i soldi, l’unico”. Riascoltando l’intercettazione si è data la giusta interpretazione alla frase: ”Gli unici seri lì che n’pigliano soldi so’ Ozzimo”. Dopo il riascolto in aula, i pm Cascini, Ielo e Tescaroli hanno convenuto che fosse impossibile, nel dubbio, sollecitare una condanna per il reato specifico.

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Una delle citazioni di Daniele Ozzimo nella prima ordinanza di Mafia Capitale

«Rimaniamo perplessi perché una volta in cui la Procura riconosce, chiedendo l’assoluzione, che non vi è alcun asservimento della funzione, Ozzimo viene condannato per aver preso 20mila euro in campagna elettorale regolarmente registrati, e perchè ha chiesto a Buzzi di far lavorare una povera diavola, peraltro licenziata 4 mesi dopo, a 300 euro al mese. Credo che sia un monito per la politica italiana e credo che nessun politico ne possa uscire vivo», dice oggi con toni drammatici Luca Petrucci, avvocato di Ozzimo. In realtà la questione è molto meno drammatica.

E la condanna?

Secondo i pm, Ozzimo aveva comunque tratto delle utilità dal suo rapporto con il capo della coop ’29 giugno’, Salvatore Buzzi. La prima era morale per il salvataggio, grazie all’intervento del capo della ’29 giugno’, della cooperativa edile Deposito San Lorenzo, le altre due invece materiali e riguardavano l’assunzione in una delle coop di Buzzi di una ragazza segnalata da Ozzimo (che avrebbe lavorato per quattro mesi nei soli week end per poi vedere interrotto il suo rapporto di lavoro) e poi il finanziamento di 20mila euro per la campagna elettorale di Ozzimo (regolarmente denunciato alla Corte d’Appello).

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Buzzi a colloquio con Alemanno; il ras delle coop gli promette voto disgiunto

Insomma, in primo luogo pare evidente che il reato di corruzione per asservimento della funzione (per cui Ozzimo NON è stato condannato), come spiegano i giuristi, sia svincolato dal compimento di atti veri e propri:

La riforma del 2012 ha eliminato il riferimento al compimento di “atti”, spostando l’accento sull’esercizio delle “funzioni o dei poteri” del pubblico funzionario, permettendo così di perseguire il fenomeno dell’asservimento della pubblica funzione agli interessi privati qualora la dazione del denaro o di altra utilità è correlata alla generica attività, ai generici poteri ed alla generica funzione cui il soggetto qualificato è preposto e non più quindi solo al compimento o all’omissione o al ritardo di uno specifico atto. Oggi quindi viene criminalizzata anche la corruzione impropria attiva.
L’espressione “esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri” rimanda non solo alle funzioni propriamente amministrative, ma anche a quella giudiziarie e legislative, quindi si deve intendere genericamente qualunque attività che sia esplicazione diretta o indiretta dei poteri inerenti all’ufficio. Dunque, sono compresi anche tutti quei comportamenti, attivi od omissivi, che violano i doveri di fedeltà, imparzialità ed onestà che devono essere rigorosamente osservati da tutti coloro i quali esercitano una pubblica funzione.

La corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio (per cui Ozzimo è stato invece condannato) invece si rifà all’articolo 319 del codice penale:

Art. 319 c.p. (Corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio) Il pubblico ufficiale, che, per omettere o ritardare o per aver omesso o ritardato un atto del suo ufficio, ovvero per compiere o per aver compiuto un atto contrario ai doveri di ufficio, riceve, per sé o per un terzo, denaro od altra utilità, o ne accetta la promessa, è punito con la reclusione da due a cinque anni.

In realtà Ozzimo, secondo l’accusa, avrebbe accettato una tangente di 20 mila euro sotto forma di contributi elettorali nel maggio del 2013 e ottenuto l’assunzione di un’amica al Bioparco. In cambio, come scrive oggi Askanews, l’ex assessore si sarebbe speso per far lievitare i fondi per i lavori di pulizia delle spiagge e la manutenzione del verde pubblico appaltati alle coop di Salvatore Buzzi nel X municipio, quello di Ostia, sciolto per mafia. Eccolo, quindi, l’atto che secondo i pm e con tutta probabilità secondo i giudici ha portato alla condanna. Contro cui la difesa ha annunciato appello.