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D'Alema querela Repubblica per i voli di Stato

«Massimo D’Alema non ha mai usato voli di Stato per andare a fare comizi di partito. Quando ha usato un volo privato per un’iniziativa, questo è stato pagato dalla Fondazione Italianieuropei. La notizia pubblicata da Repubblica nell’articolo di Filippo Ceccarelli è manipolata e falsa. D’Alema, pertanto, si è rivolto al suo legale, avvocato Gianluca Luongo, per difendere la propria reputazione e valutare la rilevanza anche penale dell’articolo»: questo si legge in una nota della portavoce dell’ex premier, Daniela Reggiani. Cosa aveva scritto Filippo Ceccarelli?
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Questa è la frase nell’articolo di Ceccarelli:

Volare, oh-oh. Così, furono via viapizzicati Scognamiglio, poi Maroni,poi Mastella e Rutelli diretti al GranPremio di Monza, poi Bertinotti, ma ilrischio è di fargli un torto perché tantialtri ne approfittavano senza chenessuno ormai ci facesse tanto più caso.La classica giustificazione ex postè che gli aerei dovevano comunquepartire, quindi le spese non cambiavano.Ma durante la questione Enac-Rotkopf, D’Alema allargò l’orizzontedella faccenda: «Quanto ai voli è assurdodire che potevo pagarmi un volodi linea. Come parlamentare io non pago i voli di linea, se ho preso un passaggio per fare tre comizi invece di uno il risparmio non è stato mio, ma dei contribuenti» – anche se forse era troppo pretendere la gratitudine di questi ultimi.