Rassegna Stampa

L’osceno modo con cui Dagospia “mostra” il caso dell’omicidio di Carol Maltesi

Nel presentare gli ultimi aggiornamenti sulla notizia dell’omicidio di Carol Maltesi, Dagospia posta un collage di fotografie intime della donna assassinata con violenza dal suo ex compagno Davide Fontana

dagospia carol maltesi

Carol Maltesi lavorava come attrice nell’industria del porno. Era una mamma, una figlia, una donna ambiziosa, che sognava un futuro per se stessa e la sua famiglia. Su questi ultimi aspetti si è soffermata la Gip di Brescia nel firmare il provvedimento di convalida del fermo del suo assassino reo confesso, Davide Fontana, che l’ha uccisa “per evitare che la ragazza seguisse il suo destino, lontana da lui”. Ma è sul primo – nel riportare anche questo ultimo aggiornamento – che alcuni media si sono soffermati. Su tutti Dagospia, che questa mattina riprendendo un articolo di Paolo Colonnello per La Stampa ha realizzato un’immagine di copertina facendo un collage di scatti intimi della vittima, inserendo anche una foto del suo assassino in piscina con un calice in mano.

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L’osceno modo con cui Dagospia “mostra” il caso dell’omicidio di Carol Maltesi

Una scelta censurabile perché identifica Maltesi solo per la sua professione, e prova ad ammiccare agli istinti dei lettori sfruttando un corpo che ora non c’è più, fatto letteralmente a pezzi da Fontana dopo l’omicidio, messo in diversi sacchi per la spazzatura e gettato in una scarpata a Borno, vicino Brescia. Una scelta voluta e non obbligata, visto che il profilo Facebook della donna è pieno di altri scatti che la ritraggono nella vita di tutti i giorni, in vacanza, con il figlio, sotto le Ziqqurat, affianco a un koala oppure immersa nella natura. Un collage, quello di Dagospia, che abbiamo scelto di mostrare come denuncia di un modo sbagliato di raccontare le storie, che non riconosce il limite oltre il quale smettere di sacrificare in nome di un click deontologia e buon senso. Ma che abbiamo scelto di censurare per bilanciare la necessità di portare questo messaggio con quella di non alimentare il gioco voyeuristico sulla vicenda di una madre e di un figlio che non meritano di essere identificati soltanto per questo.