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Gioia Locati e gli studi che danno ragione a Di Bella

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Che a quelli del noto sito di Casaleggio piaccia il Metodo Di Bella è cosa nota. Non è un segreto, perché spesso La Fucina ospita interventi del professor Giuseppe Di Bella (figlio di Luigi Di Bella) dove oltre a magnificare le proprietà terapeutiche del MDB si invita anche a comprare DVD per continuare a finanziare la ricerca. Tra un rimedio per combattere la forfora e la notizia dell’ennesimo cibo/pianta/polvere di cometa che sarebbe una BOMBA per la salute su La Fucina spunta sempre un pezzo che conferma l’attendibilità della terapia antitumorale inventata dal dottor Di Bella.

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L’ultimo pezzo pubblicato da La Fucina sul Metodo Di Bella

Lo studio che non parla di Metodo Di Bella

Come da copione è successo anche qualche giorno fa, prima la pagina Facebook del MDB ha condiviso un articolo di Gioia Locati per il Giornale e infine il pezzo è stato incollato paro paro su La Fucina. Nel pezzo si festeggia l’esistenza di studi che danno ragione a Di Bella: finalmente anche la scienza (quella delle ricerche scientifiche sul cancro che a detta dei Di Bella non dimostrano nulla) ammette che il MDB serve a curare il cancro. Secondo la Locati questo studio (non studi ma studio, al singolare) darebbe ragione a Di Bella e alle intuizioni avute dal medico inventore dell’omonimo metodo circa le proprietà della melatonina e dell’acido retinoico. Ora, come fanno notare anche quelli di TzeTze Research Labs, Inc. nell’articolo in questione non si fa nessun riferimento agli studi condotti da Di Bella né si parla per altro di cellule tumorali o malate ma di cellule sane. Il nome della Fondazione Giuseppe Di Bella compare però nei ringraziamenti, ovvero Di Bella è stato uno dei finanziatori della ricerca. Per il resto l’articolo che darebbe ragione a Di Bella secondo la Locati è solo uno studio in vitro sulla modulazione dell’osteogenesi da parte di acido retinoico e melatonina (Osteogenesis from Dental Pulp Derived Stem Cells: A Novel Conditioned Medium Including Melatonin within a Mixture of Hyaluronic, Butyric, and Retinoic Acids). Si parla forse di terapie antitumorali? Assolutamente no, ma per la Locati è così, e Giuseppe Di Bella commenta entusiasta:

Si è avuta un’ulteriore conferma che l’acido retinoico esercita le più elevate proprietà differenzianti e che la melatonina ne amplifica l’effetto. È la piena conferma dell’intuizione di mio padre, che oltre 20  anni fa – in assenza di tecniche di biologia molecolare in grado di evidenziare i recettori nucleari dei retinoidi e della melatonina – ne aveva previsto non solo l’esistenza ma anche l’interazione, come documentato oggi.

Il che se ci pensate equivale anche a dire che Luigi Di Bella non aveva alcuna prova scientifica a sostegno di quello che andava dicendo, come è stato per altro ampiamente dimostrato dall’ inchiesta condotta dal Ministero della Salute. Ma c’è di più, per Giuseppe Di Bella si potranno usare i “suoni emessi dal DNA” per curare i malati senza far ricorso ai farmaci.
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L’Ordine dei Giornalisti bacchetta di Gioia Locati

C’è però un altro aspetto della vicenda, forse meno noto, ed è quello che riguarda Gioia Locati. La giornalista del Giornale da sempre infatti è una accesa sostenitrice del Metodo Di Bella (ma anche di Stamina, che pensate). Qualche anno fa la Locati aveva pubblicato un’intervista a Domenico Biscardi, un non-medico che sosteneva di curare i pazienti con una non-cura, quale? La Di Bella, ovviamente. Naturalmente per tutto l’articolo la Locati omette di dire che Biscardi non è un medico, perché ha preso una laurea negli USA che a Capoverde viene riconosciuta (ma non qui da noi). E ovviamente la Locati non menziona mai gli studi che hanno dimostrato che il Metodo Di Bella è inefficace nella cura dei tumori. Succede però che un collega giornalista, Ilario D’Amato, decida di presentare un esposto all’Ordine dei Giornalisti della Lombardia nei confronti della Locati per il modo discutibile di fare giornalismo scientifico e informazione circa la Di Bella. L’Ordine ha decretato la sanzione dell’avvertimento per la giornalista del Giornale spiegando che l’intero lavoro della Locati sulla Di Bella costituisce un modo discutibile di fare giornalismo.

nel momento in cui Gioia Locati scriveva i numerosi articoli dedicati alla cura Di Bella, la cura Di Bella era già stata definitivamente bollata come non valida dall’Istituto superiore della sanità dopo una attenta sperimentazione. Il semplice fatto di avere deciso di dedicare a tale terapia un così ampio lavoro, dando visibilità ad alcuni pareri medici contrari alla cura, ma anche ad alcune opinioni favorevoli, costituisce a parere di questo Consiglio un modo discutibile di fare giornalismo.
Il lettore, specialmente se malato e quindi maggiormente disposto a credere a qualunque prospettiva di guarigione, viene indotto a ritenere che la cura Di Bella possa essere efficace – anche se categoricamente bocciata a seguito della sperimentazione – e, in ipotesi, persino ad affidarsi ad essa piuttosto che a cure effettivamente valide.
Pertanto, nel momento in cui il giornalista vuole tornare a parlare di una cura dichiarata non efficace dall’Istituto superiore della sanità ha il dovere di ricordare al lettore tale bocciatura. Diversamente il semplice fatto che la cura trovi ancora spazio sui giornali induce il pubblico ad attribuirle credibilità. Dunque, già l’intero lavoro della giornalista Locati sulla cura Di Bella è tale da suscitare più di una perplessità.

Riguardo all’articolo intervista a Biscardi c’è anche un aspetto comico della vicenda, quello dell’uso del Betadine come antitumorale. Aspetto sul quale la formidabile giornalista non fa una piega.

Non solo, l’articolo cita anche il nome di uno specifico complesso, lo iodopovidone (comunemente commercializzato come Betadine) affermando che con esso si ottengano ottimi risultati nell’uccidere le cellule maligne.
Dunque l’articolo descrive come ottima, ed in alcuni casi quasi miracolosa, una cura bocciata dalla sperimentazione e dall’Istituto superiore della sanità affidandosi alle dichiarazioni di un farmacista che dice di utilizzare il Betadine per combattere le cellule tumorali. Appare evidente il rischio che l’articolo faccia sorgere speranze infondate nei malati inducendoli a rifiutare la soluzione chirurgica o le più pesanti cure offerte dal servizio sanitario nazionale per cercare effetti miracolosi nei disinfettanti sulla base delle dichiarazioni di Domenico Biscardi, il quale non può essere considerato una autorevole fonte scientifica.

E del resto quello sulle “prove scientifiche inconfutabili” a dimostrazione di una cura rigettata dall’Istituto superiore di sanità non è una novità del Metodo Locati. L’anno scorso Oggi Scienza segnalava come la Locati sul Giornale avesse annunciato la pubblicazione di una ricerca che avrebbe confermato le intuizioni di Vannoni su Stamina. Studio che veniva presentato come “la prima pubblicazione al mondo a considerare gli effetti delle staminali mesenchimali allogeniche sulla Sma, malattia degenerativa orfana di cure”. Peccato che anche quella volta “gli esperti mondiali di SMA” non fossero tali e che l’articolo tanto atteso fosse stato pubblicato su una piccola rivista della quale uno dei due super-esperti era vicedirettore. Ancora una volta una grande vittoria per il giornalismo di Gioia Locati.