Fatti

Cristina Longhini, la farmacista di Bergamo che non fa più tamponi ai no vax

neXt quotidiano|

Cristina Longhini farmacista

Insulti, proteste, urla. È questo il motivo – sufficiente? – per cui la farmacia per cui lavora Cristina Longhini ha deciso di mettere un punto all’effettuazione di tamponi. A raccontarlo la farmacista originaria di Bergamo, consigliera del Movimento italiano farmacisti collaboratori e figlia di una vittima del Covid.

Cristina Longhini, la farmacista di Bergamo che non fa più tamponi ai no vax

“Ormai da fine settembre stavamo subendo un clima di odio e di tensione. C’era astio nei confronti della campagna vaccinale e anche nei nostri confronti. C’erano persone che ci dicevano: Cosa pensate, questo vaccino funzioni? Ci farà morire tutti, ci farà venire il cancro, fra dieci anni voi vaccinati morirete e rimarremo noi, ci sono dentro i microchip, il 5G”, ha raccontato la farmacista.

Data la pioggia di insulti, arriva la decisione di dire no ai tamponi, ma il motivo è anche un altro: “Mi sono posta come farmacista vaccinatrice, ma non mi sono presa la briga di fare i tamponi perché non vogliamo sottoporci a una valanga di persone potenzialmente positive”, ha specificato.

La decisione, annunciata durante la trasmissione “Diritto e rovescio” su Retequattro, sembra però tutta personale. “Mentre ero in onda ho sentito qualcuno dire che non faceva il tampone perché è un esame invasivo. Io ho avuto mio padre sui camion dell’esercito a Bergamo e mi sento dire che quei camion erano dei fotomontaggi e mio padre in realtà non è morto di Covid. Non capisco come faccia la gente ad essere così disinformata. Non sanno che proprio perché non inietti niente di irreversibile nell’organismo l’Rna si degrada e la risposta anticorpale diminuisce, e in certe categorie lo fa più in fretta. Invece pensano che il green pass violi il loro diritto al lavoro ma si dimenticano di quello che era successo lo scorso anno”, ha aggiunto Longhini.