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Cristina Kirchner e il giallo di Alberto Nisman

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Non c’è polvere da sparo sulle mani di Alberto Nisman. Ma non cade l’ipotesi suicidio, visto che la motivazione potrebbe risiedere nel piccolo calibro della pistola con un colpo sparato ritrovato sulla scena. Un particolare che potrebbe non permettere una completa rilevazione della polvere da sparo sulle mani, ha spiegato il magistrato Viviana Fein che indaga sulla vicenda. La pistola calibro 22 e il bossolo ritrovati vicino al cadavere di Nisman corrispondono alla pallottola ritrovata nel cervello del procuratore. La Fein ha comunque precisato che questo non vuol dire che sia stato Nisman a sparare perché «una calibro 22 non è un’arma di guerra, il che fa si che molte volte lo scanning elettronico (sul corpo della vittima) non dà un risultato positivo». D’altra parte Jorge Kirszenbaum, un dirigente della comunità ebraica locale che conosceva Nisman, ha detto alla stampa che nell’appartamento del pm è stata ritrovata una nota indirizzata alla sua domestica, con una lista della spesa da fare lunedì, ossia al giorno seguente del presunto suicidio del pm.

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Foto da La Naciòn su Twitter

ALBERTO NISMAN E CRISTINA KIRCHNER
Intanto migliaia di argentini sono scesi in piazza lunedì sera per chiedere giustizia per Nisman. Il procuratore avrebbe dovuto presentarsi al parlamento argentino lunedì per fornire le prove a sostegno delle sue accuse nei confronti di Cristina Fernandez de Kirchner, che avrebbe cercato di coprire una serie di funzionari iraniani e la loro responsabilità in un attacco bomba del 1994 a Buenos Aires dove hanno perso la vita 85 persone. Nelle vie di Buenos Aires sono ricominciati i cacerolazos, ma stavolta l’obiettivo è la Fernandez, della quale in piazza si è tornati a chiedere le dimissioni. «Sono qui perché qualcuno che stava per provare la corruzione di questo governo è morto», ha detto a Bloomberg Cristina Mullally, negoziante di 64 anni. La Kirchner dalla sua pagina Facebook ha scritto una lunghissima lettera in cui ha cercato di discolparsi dalle accuse ed è tornata a ripetere, con tratti di assurdo, le sue accuse nei confronti del Clarìn. Nella foto che la ritrae nel suo studio era in bella mostro un libro che parlava di “periodismo” e “monopolios”, una velata accusa nei confronti del quotidiano argentino. Ma le argomentazioni che la Kirchner ha portato a sostegno delle sue ipotesi somigliavano, a tratti, a quelli dei sostenitori delle scie chimiche.
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La foto sul post di Cristina Krishner su Alberto Nisman su Facebook

“Chi è stato – si è chiesta la Kirchner – a ordinare al procuratore Nisman di tornare nel Paese il 12 gennaio? Chi può credere che qualcuno che aveva una così grave denuncia istituzionale sia andato in vacanza per interromperla all’improvviso e, senza avvisare il giudice del caso, presentare una denuncia di 350 pagine che evidentemente aveva preparato precedentemente? O sarà che qualcuno quelle pagine gliele ha date quando è tornato” il 12 gennaio, che, “per una rara casualità, è il giorno dopo la marcia in Francia per gli attentati terroristici a Parigi? E’ un’altra casualità che lo stesso giorno in cui il procuratore torna improvvisamente nel Paese il quotidiano Clarin abbia titolato: ‘Più di 4 milioni in corteo contro il terrore in Francia’?». Forse la Kirchner non se ne è accorta, ma il giorno dopo la marcia di Parigi tutti i quotidiani del mondo hanno parlato della marcia e di quanto accaduto a Charlie Hebdo.
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Una foto delle manifestazioni di ieri per la morte di Alberto Nisman (Corchio1316 su twitter)

L’ATTENTATO DEL 1994
Alberto Nisman era stato scelto da Néstor Kirchner, defunto marito della Fernandez e presidente dell’Argentina fino al 2007, per indagare sull’attacco kamikaze all’associazione ebraica Amia risalente al 1994 che aveva portato alla morte di 85 persone. La Kirchner ha anche fatto capire che secondo lei Nisman era manovrato o manipolato da non meglio precisate potenze straniere (quelle che gli hanno “ordinato”, secondo lei, di tornare dalle vacanze il 12 gennaio per sostenere le accuse nei suoi confronti. Secondo Nisman la Kirchner e il suo ministro degli Esteri Hector Timerman hanno cercato di coprire alcuni funzionari iraniani per le loro responsabilità nell’organizzazione dell’attentato in cambio di una serie di condizioni commerciali preferenziali nell’acquisto del petrolio per il Paese. Una tesi quantomeno curiosa, visto che di solito i corrotti chiedono qualcosa in cambio per sé, non per il proprio paese. Secondo la stampa argentina, Nisman avrebbe lavorato anche su una tangente di 10 milioni di dollari intascata da Néstor Kirchner in cambio del suo silenzio sulla faccenda. Jorge Capitanich, portavoce del presidente, ha definito incoerenti le indagini di Nisman, mentre l’opposizione cerca di cavalcare le accuse per indebolire il governo  in vista delle prossime elezioni. Il governo ha dichiarato di voler soddisfare la richiesta di Nisman di declassificare le informazioni sensibili e le identità degli agenti dei servizi segreti che hanno lavorato al caso, come risulta da una lettera di Oscar Parrilli, capo dell’intelligence, al giudice Maria Servini de Cubria che è stata distribuita dall’ufficio stampa presidenziale.
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Foto di Elisa Carrio su Twitter

I risultati preliminari dell’autopsia effettuata ieri sera sul corpo del procuratore argentino Alberto Nisman propendono verso l’ipotesi del suicidio, pur senza dissipare i dubbi su una morte che, quanto meno per la tempistica, resta sospetta. “Nessun intervento esterno” afferma il referto autoptico. La porta dell’appartamento era chiusa dall’interno. Il magistrato che indaga sulla morte di Nisman, Viviana Fein, ha dichiarato di essere in attesa dei risultati di altri test “per poter escludere con certezza qualsiasi altra ipotesi”, riporta la Bbc. La giudice ha escluso il movente del furto, ma ha precisato che non è stato ritrovato alcun messaggio scritto da Nisman nell’appartamento. Altre testimonianze, di persone che erano al fianco del procuratore anche poche ore prima della sua morte, escludono che Nisman pensasse al suicidio.