Opinioni

La crisi ucraina spiegata in pillole: tutto quello che c’è da sapere

@Lorenzo Tosa|

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Di cosa parliamo quando parliamo di crisi ucraina? Proviamo, una volta per tutte, in estrema sintesi, a fare chiarezza.

Il contesto

L’Ucraina è una Repubblica semipresidenziale di 44 milioni di abitanti, nell’orbita sovietica dal 1922 e indipendente dal 1991, dopo la Caduta del Muro di Berlino. Si divide sostanzialmente in due: la parte ovest, storicamente vicina all’Occidente e a forte componente cattolica; la parte est, tradizionalmente ortodossa e filorussa: il cosiddetto Donbass.

Il precedente

Nel 2014 forze paramilitari penetrarono nella penisola della Crimea, ufficialmente per sostenere le rivendicazioni della popolazione russofona, annettendo infine la Crimea alla Russia in seguito a un referendum non riconosciuto da Kiev. Per quell’azione Putin sta ancora pagando pesanti sanzioni.

Quando tutto è (ri)cominciato?

A partire dal novembre 2021 quando la Russia ha schierato lungo il confine con l’Ucraina oltre 100.000 soldati, missili e carri armati e minaccia l’invasione (senza averlo mai esplicitato: non ce n’è bisogno).

Cosa c’è in gioco?

L’Ucraina, mai entrata fino ad oggi nella Nato, rappresenta storicamente uno “stato cuscinetto” per la Russia. Putin sta facendo pressione armata su Kiev per evitare che l’Ucraina entri definitivamente nel Patto Atlantico e, dunque, nell’orbita occidentale ed europea.
Biden e gli Usa, dal canto loro, ancora scottati dal disastro afghano, non possono permettersi di restare a guardare e hanno già schierato 3mila soldati in Europa orientale. E, insieme all’Europa, sono pronti a reagire con sanzioni pesantissime sulla Russia, a cominciare dallo stop del progetto del gasdotto russo NordStream.

Rischiamo una terza guerra mondiale?

In teoria, non essendo l’Ucraina parte della Nato, una risposta militare atlantica non è automatica. In pratica, gli interessi in gioco sono molto più ampi, globali e complessi di un accordo sulla carta, in quella che è a tutti gli effetti la crisi più grave tra Est e Ovest dalla fine della Guerra fredda.
Un attacco russo, questa volta, dal Donbass potrebbe puntare direttamente alla capitale Kiev, dove instaurare un governo fantoccio filorusso.
Se ciò dovesse avvenire, la reazione occidentale sarebbe inevitabile e le conseguenze su larga scala non prevedibili.