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Così il MoVimento 5 Stelle sega i Meet Up

Una lunghissima lettera di complimenti firmata da Alessandro Di Battista e Roberto Fico, e le cinque note alla fine per spiegare il vero obiettivo della comunicazione. Il MoVimento 5 Stelle decide di segare l’albero dei Meet Up sul quale stava seduto dall’inizio del percorso politico di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, e lo fa ribadendo e in alcuni casi introducendo regole che i gruppi territoriali dovranno seguire d’ora in poi, avvertendo anche che chi non si mette in regola potrebbe essere buttato fuori.
meet up movimento 5 stelle 1

NOTA – I Meetup da soli non sono il Movimento 5 Stelle
1) I meetup non possono usare il logo del Movimento Stelle, neanche modificandolo.
2) I portavoce eletti non possono essere organizer o assistant organizer del meetup.
3) Gli organizer e gli assistant hanno un ruolo operativo e di facilitatori nei rapporti e nell’organizzazione interna, non hanno funzione di rappresentanza verso l’esterno.
4) La comunicazione del Movimento 5 Stelle è curata dagli staff appositamente creati a supporto del lavoro dei portavoce dentro le istituzioni, o direttamente dai portavoce che non hanno la possibilità di avere uno staff di comunicazione. Qualsiasi dichiarazione agli organi di stampa degli iscritti al meetup viene effettuata esclusivamente a titolo personale o di un gruppo di cittadini impegnato su un tema, senza la spendita del nome di Beppe Grillo o del Movimento 5 Stelle.
5) I meetup hanno ambito territoriale ristretto. Per la loro stessa natura orientata ai temi locali, non hanno motivo di esistere meetup regionali o nazionali.

COSÌ IL MOVIMENTO 5 STELLE SEGA I MEETUP
Le cinque regole non sono state prese benissimo dagli attivisti. «10 anni fa Grillo disse: “i partiti sono morti, il futuro della politica sono i cittadini con l’elemetto, questi ragazzi dei meetup” . Dopo 10 anni il movimento di Grillo diventa un partito che abolisce i meetup, e a firmare la lettera con la quale la Casaleggio decide la chiusura dei meetup sono un ex dipendente della Casaleggio ed un ex organizer di meetup», scrive Marcello nei commenti sulla pagina fb di Fico su Facebook. Mentre c’è chi si concentra sulle modifiche e sull’uso del logo: «Questo è profondamente sbagliato. Se non si riconoscono i meetup (che tra l’altro hanno fatto il “lavoro sporco” per far arrivare i 5s dove sono ora) come parti integranti del progetto, vietando loro l’utilizzo del simbolo, li si sta delegittimando. Più sensato sarebbe l’imposizione di un meetup per città per costringere alla cooperazione sociale», e chi segnala che ad esempio il Meet Up Parma 2.0, concorrente e in polemica diretta con il sindaco Federico Pizzarotti, dovrebbe essere a questo punto diffidato o espulso. C’è anche chi si chiede cosa dovrà fare ora: «il meet up di cui faccio parte non può più usare il logo del Movimento in alcun modo? Se decidiamo di fare un volantino, un manifesto o allestire un gazebo (tutto a spese nostre, ovviamente) non possiamo firmarci più come Movimento 5Stelle-Chiusi? E come lo firmiamo, “un gruppo di cittadini”? Il logo lo possono usare solo gli eletti nelle istituzioni? Se nel mio comune le elezioni ci sono tra tre anni, nel frattempo, in attesa di certificare la lista parliamo a tittolo personale? Nemmeno il portavoce che abbiamo eletto può parlare a nome del Movimento (ovviamente per le questioni inerenti il nostro comune) e usare il logo? Così, tanto per capire. Poi, naturalmente, ognuno si regolerà secondo coscienza». Un argomento sollevato da molti: « 1) domanda: se la stampa locale ci chiede come fà tutti i giorni un parere del M5S di zona su accadimenti del posto secondo VOI noi possiamo ripondere solo a titolo personale, ma il titolo personale del sig. Di Giammarino non frega una minchia a nessun giornale… risultato spariremo da tutti i giornali locali!! 2) se facciamo un banchetto info secondo quello che imponete non possiamo usare i simboli del M5S , domanda come ci facciamo riconoscere da chi non viaggia sul web e che cerca bandiere e loghi per intrattenere scambi di idee? anche sui citofoni c’e’ un riferimento ad una famiglia per riconoscersi .. a noi e’ negato dal guru? 3) pensavamo di vedere una ristrutturazione del M5S per dare dei riferimenti LOGICI e voi ci proponete L’ANARCHIA SPINTA? …. mi fermo perche’ schiumo rabbia dicendo se io mi presento dopo avere lottato contro i partiti del posto e contro l’anonimato imposto dal M5S …allora rimango lista civica che M5S localmente non ci serve dato che vuole solo mettere il cappello alle cose fatte per la casta dei VERI rappresentanti del M5S ufficiali, mentre gli altri ….. gli altri portano solo i voti ma guai a nominare il re guru!».
 
NON L’HANNO PRESA BENE

Anche sul blog di Grillo la protesta è ampia. «Questa comunicazione a firma di Roberto Fico e Alessandro Di Battista, possiede tutta la connotazione di Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo. Fico e Di Battista non credo abbiano potere decisionale in merito al contenuto conclusivo, ovvero:punto n°5)”..non hanno motivo di esistere meetup regionali o nazionali”. Poi:”La condivisione è la nostra risorsa”. Ma di questa condivisione si fa centralismo decisionale eliminando la funzione ponte che sin’ora hanno svolto gli organizer di meetup. Il controllo centralizzato? E’ reso più facile mediante il punto n° 4)”La comunicazione del Movimento 5 Stelle è curata… direttamente dai portavoce che non hanno la possibilità di avere uno staff di comunicazione”. Ancora: La partecipazione al meetup non dà diritto all’uso del simbolo MoVimento 5 Stelle in alcun modo..” Privare del simbolo vuol dire privare dell’identità di coesione e di appartenenza. Perché dissimulare, nascondere il centralismo del controllo a sfavore del processo di socializzazione e democratizzazione verso cui moltissimi sono proiettati, ma di contro negate con questi provvedimenti? Siamo onesti fino in fondo. Casaleggio e Grillo, per quel contesto internazionale forte e organizzato, cosa dissimulano? Chiedo retoricamente, per chi operate? Il Movimento continua a dar loro grandi introiti economici ed è per gli italiani ancora una grande speranza. Ora mi chiedo, oltre i tagli di comunicazione e sostanza che credo ancora si ripeteranno, saremo in grado di mantenere, evolvere la coesione di identità, la fides nel Movimento e semmai rafforzare quella d’essere italiani? Se i singoli popoli e Stati non im.porranno i loro valori, tutti ci ritroveremo a vivere la miseria più organizzata da quei poteri economico/finanziari che stanno attuando ciò che i peggiori tentano nel tempo: la dittatura sui popoli», scrive Armando. E anche se c’è chi precisa che l’uso del logo all’interno di gazebo, eventi, riunioni è rimasto inalterato, la maggior parte dei “vecchi” attivisti vede la decisione come una diminuzione e un passo indietro rispetto all’idea di democrazia partecipata.