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Così Emiliano, Speranza e Rossi ridicolizzano il PD e offendono tutte le persone serie

michele emiliano partito democratico

L’Assemblea del Partito Democratico è appena finita: l’ultimo intervento è stato di Michele Emiliano, che ha discusso per interi minuti in quello che doveva essere un intervento di mediazione e che però risulta del tutto incomprensibile ai più, ma nella chiara direzione di una ricucitura nei confronti di Renzi. Arrivando addirittura a negare di aver detto che il segretario non dovrebbe ricandidarsi alla guida del partito. Il suo intervento non sembra essere concordato con gli altri della minoranza del Partito Democratico, e alla fine Emiliano augura addirittura a Renzi di vincere quel congresso al quale, fino a poche ore prima, lui voleva candidarsi. Sembra quasi che Emiliano abbia rotto il fronte, visto il “cinque” che dà a Renzi alla fine dell’intervento. Ma passa un’oretta e arriva alle agenzie di stampa una incredibile nota firmata da Emiliano, Rossi e Speranza:

“Anche oggi nei nostri interventi in assemblea c’è stato un ennesimo generoso tentativo unitario. È purtroppo caduto nel nulla. Abbiamo atteso invano un’assunzione delle questioni politiche che erano state poste, non solo da noi, ma anche in altri interventi di esponenti della maggioranza del partito. La replica finale non è neanche stata fatta. È ormai chiaro che è Renzi ad aver scelto la strada della scissione assumendosi così una responsabilità gravissima”. Lo affermano Michele Emiliano, Enrico Rossi, Roberto Speranza.

E in questa dichiarazione si sorpassa ampiamente ogni decenza e ogni livello di ridicolo: i tre sembrano annunciare finalmente la famosa scissione  ma a leggere bene non è così, visto che addossano a Renzi la colpa di una scissione che, nei fatti, ancora non c’è stata. Perché i tre moschettieri non hanno mica detto che se ne vanno. Hanno semplicemente detto che se se ne vanno è colpa di Renzi. Il che non solo è molto diverso ma è anche profondamente stupido.

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La foto pubblicata su Facebook da Michele Emiliano

Così Emiliano, Speranza e Rossi ridicolizzano il PD

Perché i tre, ancora una volta, non annunciano alcun addio al Partito Democratico. Perché affidano alle agenzie di stampa una dichiarazione che doveva essere fatta in assemblea, guardando negli occhi chi stavano salutando. E soprattutto perché con questa dichiarazione tornano a lasciarsi la porta socchiusa dopo aver fatto finta di sbatterla: addossano la colpa Renzi di una scissione che non hanno ancora avuto il coraggio di annunciare. Ed è profondamente ridicolo che Arturo Scotto, fresco di addio a Sinistra Italiana, dica: “La dichiarazione di Speranza, Emiliano e Rossi è un fatto politico enorme. Adesso serve dare vita a un nuovo inizio. Una sinistra popolare e di governo”. Perché non si tratta di un fatto politico enorme, ma dell’ennesima tattica da pulciari. Guglielmo Epifani stamattina, nel primo intervento dopo quello di Renzi, aveva enumerato tutti gli errori del governo e tutti i motivi dell’emorragia di voti che ha subìto il PD a causa della politica dell’ex segretario. Con la sceneggiata dei tre indecisi a tutto e l’ennesimo giochino del vado-non vado si è ufficialmente dimostrato che il PD è senza speranza.
EDIT: Il fatto che non ci sia niente di serio nemmeno in questa dichiarazione è confermato dalle parole di Ginefra e Boccia:

“Il silenzio dopo la mano tesa da Emiliano, dopo i calorosi appelli rivolti da Franceschini, Orlando, Cuperlo e Damiano, tra gli altri, e’ apparso come un diniego alla proposta avanzata dal Presidente della Regione”. Cosi’ i deputati dem Dario Ginefra e Francesco Boccia che aggiungono: al Vicesegretario del nostro Partito Lorenzo Guerini dico che non solo non siamo venuti con posizioni precostituite, ma che attendiamo dal gruppo dirigente uscente, sebbene dimissionario, proposte concrete e non comunicati stampa”.

La minoranza PD attende ancora “proposte”. Ma rimane lì.

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