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Cos’è la storia di D’Alema che deve restituire mezzo milione di euro

L’accusa da parte della Fondazione dei Socialisti europei e la replica dell’ex Presidente del Consiglio

Massimo D'Alema

Mezzo milione di euro di compensi illegittimi. Questa è l’accusa mossa della Fondazione dei Socialisti europei nei confronti di Massimo d’Alema. Una vicenda iniziata nel 2013, quando – a quanto pare – ci fu una modifica nel “contratto”: l’ex Presidente del Consiglio italiano, che per i suoi primi tre anni (dal 2010 al 2013) di mandato da Presidente della Fondazione legata al PSE non aveva ricevuto alcun compenso (in linea con i suoi predecessori), si ritrovò a percepire per il suo ruolo uno “stipendio” da 120mila euro l’anno. Insomma, il totale è di mezzo milione di euro in quattro anni. E ora tutto ciò viene contestato e a decidere su questa controversia sarà il tribunale di Bruxelles.

Massimo D’Alema e la storia dei 500mila euro da restituire

“Iniziativa immotivata. Andremo in giudizio e poi sarò io a chiedere i danni. Di certo è una vicenda che davvero mi amareggia”, ha commentato Massimo D’Alema a la Repubblica. Ma questa vicenda va avanti da anni e ora il tentativo di mediazione tra le parti ha raggiunto un punto di non ritorno, con la FEPS – la Fondazione degli Studi Progressisti (cioè la Fondazione dei Socialisti Europei) chiede che sia un giudice a valutare.

Il vulnus della questione nasce nel 2013. Massimo D’Alema era già da tre anni in carica come Presidente della Fondazione. Ma quello fu l’anno del suo addio alla politica attiva da Parlamentare e stipulò un contratto l’allora Segretario Generale della Fondazione, Ernst Stetter, che modificava lo status quo “economico” definendo un compenso da 120mila euro l’anno per quell’incarico. Ma di quel contratto, secondo FEPS, nessuno ha mai saputo nulla. Neanche il Boureau (una sorta di consiglio di amministrazione per le associazioni senza scopo di lucro). E La Repubblica riporta la “difesa” dell’ex segretario dei DS.

“Non è vero che doveva passare all’esame del Bureau. Non hanno nemmeno voluto ascoltare il segretario dell’epoca, Stetter. Lui aveva proposto di pagare le mie prestazioni intellettuali. Che ho fatto valutare da una società ad hoc: valgono di più di quel che mi hanno dato. E alla Feps ho anche regalato un libro senza pagare i diritti”.

Adesso, dopo un tentativo di mediazioni iniziato nel 2019, quando c’è stato un avvicendamento nel ruolo di Segretario Generale della Fondazione (che ha sede in Belgio), sarà un tribunale e giudicare questo caso da mezzo milione di euro.

(Foto IPP/Felice De Martino)