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Cosa sta succedendo con le dimissioni di Marino

ignazio marino

Le dimissioni dovevano arrivare stamattina alle 10. Poi a mezzogiorno, poi alle 15 e infine alle 16. E invece, come Vasco Rossi, alla fine Ignazio Marino è ancora qua, eh già. E non ha per ora alcuna intenzione di lasciare l’incarico, cosa che toglierebbe le castagne dal fuoco al Partito Democratico, il quale aveva fin dal mattino presto invitato a mezzo stampa il sindaco di Roma all’addio. E così, anche chi dava per certe le dimissioni piano piano ha dovuto ricredersi.
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Cosa sta succedendo con le dimissioni di Ignazio Marino

Cosa sta succedendo in Campidoglio? Fin dalle prime ore del mattino sono circolate voci di dimissioni di assessori e vicesindaco. Quando Marino è arrivato alle 12 alla Giunta, dopo aver letto i giornali del mattino e gli inviti, più o meno palesi, a prendere cappello. Nelle agenzie di stampa si leggevano frasi come questa:

anche il commissario del Pd Roma, Matteo Orfini, grande alleato di Marino, avrebbe perso la pazienza al punto di avere deciso di “dimetterlo”. Tuttavia il primo cittadino potrebbe anticipare tutti e dimettersi nella giunta convocata per le 11 senza aspettare che sia l’Assemblea a sfiduciarlo.

Ma Marino in Giunta ha spiegato di non avere alcuna intenzione di dimettersi. Nonostante la figuraccia sui giustificativi delle cene, e nonostante l’ufficiale abbandono di SEL: «Come Sel chiediamo al sindaco Marino di valutare le dimissioni», aveva detto il segretario romano del partito, Paolo Cento. Il problema non poteva non riguardare anche Matteo Renzi, che anche oggi aveva mandato un segnale forte a Marino tramite Corriere:

A quanto apprende l’agenzia Dire da fonti parlamentari il presidente del consiglio Matteo Renzi e’ costantemente informato dell’evoluzione della crisi in Campidoglio. Questa mattina il premier ha sentito il commissario romano Matteo Orfini, con il quale c’e’ piena condivisione della linea che il Pd sta seguendo in relazione alle dimissioni di Ignazio Marino da sindaco.

E Marino sembrava perfettamente accerchiato: “Sono preoccupato per la città, come lo ero ieri non vedo grandi possibilità si possa continuare ad andare avanti”, ha detto il senatore Pd e assessore capitolino ai trasporti Stefano Esposito a SkyTg24, che ha aggiunto: “Purtroppo per la città il commissariamento non risolvera’ il problema. Il Pd dovra’ fare le proprie valutazioni, lo ha fatto Orfini con Renzi; il sindaco e’ una persona responsabile. “Chiunque arrivera’ a maggio – ha avvertito Esposito – si trovera’ di fronte a una situazione complicata, finita la questione degli scontrini, non ci sara’ solo il Giubileo ma il problema della macchina amministrativa, perché quello che io ho trovato in 70 giorni, in confronto il Pio Albergo Trivulzio era un gioco di lattanti”. Per l’esponente del Pd “c’è stata forse una debolezza strutturale dell’azione politica. Ora se un rammarico rimane e’ di aver identificato in questi 70 giorni i profili dei cattivi e sapere che con le dimissioni di Marino loro festeggeranno”. In ogni caso “il lavoro di questi 70 giorni io lo porterò al procuratore Pignatone”.  Tutti gli assessori capitolini del Pd sono stati convocati dal presidente nazionale del Pd e commissario del Pd romano Matteo Orfini.
 

La strategia del sindaco: andarsene col botto

A quel punto il sindaco, a quanto si apprende, avrebbe proposto un nuovo rimpasto, il quarto dalla sua elezione in Campidoglio. Proposta respinta. Sciolta la giunta, l’unico modo per Marino di restare in sella, dunque, è verificare se ha ancora una maggioranza. In Campidoglio con i consiglieri e presidenti di Municipio, da Orfini gli assessori ancora non dimessi. Marino sa benissimo che per i consiglieri comunali il suo addio vorrebbe dire scioglimento del consiglio, e poi la ricandidatura sarebbe difficile, visto quanto è accaduto nel PD romano, almeno per alcuni. Ed ecco che quindi la possibilità (teorica) di riunire attorno a sé una maggioranza il sindaco in teoria ce l’avrebbe. Ma questo probabilmente si dovrà scontrare con la dura realtà: secondo quanto si apprende, Cento e Orfini avrebbero concordato una linea secondo la quale, o il sindaco si dimette immediatamente, o i gruppi consiliari sfiduceranno Marino in aula Giulio Cesare. Ma per discutere la mozione di sfiducia, come recita il Testo Unico sugli Enti Locali, ci vogliono non meno di dieci giorni. A quel punto però per Marino e per il PD le cose sarebbe differenti da come si sono prospettate stamattina. Intanto sarebbe chiaro che il sindaco non se ne è andato, ma è stato cacciato dal PD. E il PD avrebbe tutte le responsabilità sulle spalle nella prossima campagna elettorale, da affrontare dopo aver cacciato chi aveva vinto le primarie a Roma e con un partito liquefatto da Mafia Capitale e dal commissario Orfini. Marino forse vuole andarsene con il botto. Per ora ci sta riuscendo benissimo.

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