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Cosa sta facendo Alexis Tsipras in Grecia

alexis tsipras

A poco più di un anno dalle elezioni del settembre 2015, si è aperto giovedì il II congresso di Syriza. L’avvenimento cade in un nodo di eventi molto densi per Alexis Tsipras ed il suo governo, e rappresenta una tappa importante per la sinistra greca. Cerchiamo di tracciare i punti salienti di questo anno complesso, duro, a momenti scoraggiante, e di sporgerci un po’, magari, verso il futuro.

Primum vivere

Dopo lo stallo dei negoziati con i creditori, il referendum del 5 luglio 2015 (e la schiacciante vittoria del ‘NO’ all’ultimatum di Commissione, FMI, e Banca Centrale Europea), Tsipras firma l’accordo del 12 luglio: continuare sulla via dell’austerità, in cambio di un nuovo finanziamento da 86 miliardi sul periodo 2015-2018. Una parte di Syriza lascia il partito e Tsipras indice quindi nuove elezioni. Si è molto parlato di ‘tradimento’, ‘capitolazione’, ‘resa’ di Tsipras alle esigenze dei creditori: un’analisi anche superficiale dei fatti mostra che il governo greco -dopo aver esplorato infruttuosamente alternative d’emergenza con Russia e Cina- ha scelto di restare in campo, anche a fronte di un altissimo costo politico. L’alternativa di un’uscita dall’area Euro è stata scartata dal governo greco: le condizioni nelle quali si sarebbe verificata avrebbero portato ad una situazione di panico bancario, ad un tracollo della divisa nazionale, ad un aggravamento del disavanzo commerciale di Atene (i cui accenni furono già visibili durante le settimane precedenti il referendum). E dunque, in definitiva, alla fine rapida -e la peggiore possibile- dell’esperienza di Syriza. Un confronto con la sterlina, moneta ben più forte di un’eventuale dracma e addossata ad una economia ben più pesante, che si è svalutata del 15% in soli cento giorni rispetto all’euro, dà misura degli scenari realisticamente immaginabili. Le elezioni del 15 settembre, alle quali Syriza si è presentata con l’impegno di attenuare al massimo le misure procicliche del ‘programma’ , e la promessa di dare battaglia dentro l’UE per mettere fine al lungo ciclo neoliberale, hanno portato alla vittoria il partito; la prospettiva di una Grecia fuori dall’Euro ha del resto dimostrato la sua inconsistenza elettorale e politica (il partito scissionista non è neppure riuscito ad entrare in parlamento).

Alexis Tsipras e il congresso di Syriza (Libération)
Alexis Tsipras e il congresso di Syriza (Libération)

Difficile equilibrio

Dal 15 settembre il governo Syriza-Greci Indipendenti ha fatto i salti mortali per cercare di tenere gli impegni di bilancio (eccedenti primari) ed evitare di colpire ancora gli strati deboli della popolazione. Tsipras ha cercato di agire facendo una cernita (per sua natura difficile e a tratti inevitabilmente ‘cieca’) tra stato sociale ‘nobile’ e vaste sacche di privilegio e clientelismo che a fianco di esso si sono negli anni insediate. Per esempio, nella riforma delle pensioni è stato mantenuto de facto il valore nominale di quelle minime (decurtate a 11 riprese dai governi precedenti), ma livellati e riorganizzati i numerosissimi regimi speciali di vari settori professionali, in alcuni casi molto generosi. Il governo greco ha cercato pure di limitare l’impatto del nuovo fondo per le privatizzazioni (che dovrebbe fruttare, secondo i piani di Bruxelles, 50 miliardi di Euro, cifra largamente irrealistica alla luce dello stato di molte aziende pubbliche), insistendo perché il governo nomini la maggioranza dei membri di un consiglio che deciderà sulle vendite, aumenti di capitale, o concessioni enfiteutetiche a termine (la privatizzazione pura e semplice è quindi una delle ipotesi). Tsipras ha anche mantenuto a tutti i costi il programma ‘umanitario’ lanciato già nel febbraio 2015 (la prima vittoria di Syriza): corrente gratis alle famiglie indigenti; buoni pasto per le persone sotto la soglia di povertà; ripristino della copertura medica gratuita per i disoccupati (che grazie alle genialate dei governi di Nuova Democrazia e Pasok rimanevano fuori dal sistema sanitario nazionale perché senza contributi). Insomma, una via stretta tra le esigenze dei creditori e l’obbiettivo di politica economica del governo, che è in sostanza l’uscita dal ciclo vizioso che parte contrazione della spesa pubblica per arrivare ad una riduzione della domanda interna, una stagnazione dell’economia ed infine all’aumento del debito pubblico (cioè l’esatto opposto dell’obbiettivo deichiarato da BCE, Commissione, e compagnia tagliando). Quali sono i frutti di questo faticosissimo compromesso?
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Se la popolarità di Tsipras pare essere indubitabilmente erosa da un anno di trincea, e la indubbia delusione di molti elettori, è vero anche che la sopravvivenza del governo Syriza-Greci Indipendenti ha permesso di praticare alcune misure politicamente progressive, alcune delle quali attese da decenni; sono anche apparsi primi segnali di un debole miglioramento dell’economia (beninteso sporadici ed ancora insufficienti). La più spettacolare di queste misure ha riguardato il bando delle aste per le concessioni delle frequenze televisive. Da circa trent’anni, i più importanti gruppi industriali e commerciali operanti in Grecia emettevano senza pagare un soldo, in assenza di qualsiasi quadro giuridico-normativo. In Italia sappiamo bene quali intrecci fra interessi privati, e disponibilità di alcuni politici ad assecondarli, si annidino dietro questi temi; quali siano le pesanti ricadute sul condizionamento dell’opinione pubblica. Tsipras, come promesso più volte in campagna elettorale, ha deciso di rimettere il contatore a zero, lanciando un’asta per le telefrequenze, limitate a quattro sul territorio nazionale. L’asta si è conclusa (il 2 ottobre, dopo una maratona fino alle 3 di notte) con un introito globale di 246 milioni di euro (alcuni dei partecipanti hanno fatto ricorso al consiglio di Stato, che deve decidere sull’ammissibilità dei ricorsi). Nikos Pappas, ministro alla Presidenza del Consiglio e principale artefice dell’iniziativa, ha assicurato che 50 milioni di euro derivanti dal bando saranno consacrati all’assunzione di 4000 dipendenti pubblici nella sanità. Il lettore immaginerà quali nodi d’interesse abbia sfidato il governo Tsipras, soprattutto sul terreno della comunicazione e della stampa, che certo non gli farà sconti per questa vera e propria rivoluzione nei media. Ancora, Tsipras ha mantenuto una linea storicamente ‘di sinistra’ sulla riforma della legge elettorale, approvata nel luglio scorso: essa prevede la soppressione del consistentissimo premio di maggioranza (50 deputati su 300) al primo partito arrivato in testa, reintroducendo un proporzionale (quasi) puro – con sbarramento al 3%. In netta controtendenza con le parallele involuzioni nostrane. Insomma, il tentativo fatto da Tsipras è quello di non farsi inghiottire politicamente dal terzo programma con i creditori, cercando di mantenere una legittimità politica presso i suoi elettori, e sperando di resistere fino all’allentamento dell’austerità perpetua in Europa. In questo senso, la presenza di un governo sulla stessa linea di politica economica (l’alleanza Socialisti-Comunisti-Blocco di Sinistra in Portogallo) ha rappresentato un piccolo, ma significativo, ridispiegamento dei rapporti di forza in Europa. Per la Spagna, ci sarà probabilmente ancora molto da aspettare; ma la riunione dei paesi UE del Mediterraneo (10 settembre scorso) ha mostrato che c’è uno spazio per ‘aprire la contraddizione’ fra le posizioni filotedesche (Europa orientale) ed i paesi che cominciano a capire che il fiscal compact conduce ad un lento suicidio (fra i quali la Francia, pur con enormi ambiguità ed incertezze).

Piccoli segnali positivi dall’economia greca

A fine estate si è aggiunta qualche piccola notizia positiva per l’economia greca. Il governo aveva previsto una contrazione del PIL del 0,3% per il 2016: ma a sorpresa il FMI ha annunciato una settimana fa una previsione di crescita del +0,1% (l’ISTAT greco ha recentemente ridotto la contrazione a -2%). Washington prevede addirittura una crescita del 2,7% per il 2017. C’è da dire che queste previsioni spingono anche, ambiguamente, nella direzione di giustificare elevati avanzi primari (3,5% a partire dal 2018), ai quali il governo greco si oppone. Un’altra buona notizia è venuta dal fronte delle entrate. Fra lotta alla corruzione e sistema di dilazionamento degli arretrati fiscali, lanciati nel 2015, gli introiti erariali sono aumentati oltre le aspettative (quasi un miliardo in più di quanto aspettato a fine settembre 2016); questo è un punto estremamente importante per Syriza e il suo governo, perché permette di scongiurare l’applicazione della “clausola zero deficit”, cioè il taglio automatico delle spese in caso di sforamento fiscale. Questo punto dell’accordo di luglio-agosto 2015 era stato molto contestato ‘da sinistra’, ed in effetti Tsipras ha sfidato la logica dei creditori assumendo un certo rischio; ricorderemo al lettore che una clausola del genere era stata però proposta dallo stesso Varoufakis nel giugno 2015, nel corso delle trattative con l’Eurogruppo. Una -pressoché simbolica, ma importante- riduzione della disoccupazione ha acceso una piccola luce di speranza (23,2% a luglio 2016, contro i 24,8% del luglio 2015). Cifre sempre da capogiro, ma che Tsipras spera annuncino una -pur lenta- tendenza di fondo.

E adesso il debito?

Il punto politicamente decisivo, capace di giustificare la linea Tsipras è adesso quello del debito. L’accordo dell’estate scorsa, e le sue declinazioni applicative, ha esplicitamente riconosciuto la necessità di provvedere ad una ristrutturazione del debito pubblico greco, benché i creditori europei (e Schauble che li pilota) aborriscano una riduzione nominale. Ma finora poco è seguito (solo un impegno a riconsiderare maturità e rimborsi degli interessi a breve termine). Come previsto da queste pagine, non appena la Grecia si riavvicina alla richiesta di una ristrutturazione sul debito le posizioni cominciano a irrigidirsi. E non è un caso se all’utimo Eurogruppo di inizio ottobre i ministri delle finanze dell’area euro abbiano finito per accordare un’erogazione di soli 1,1 miliardi di euro alla Grecia contro i 2,8 previsti. Su questa decisione hanno pesato, almeno formalmente, i dissensi sulla legislazione dei contratti di lavoro -che i creditori vorrebbero ancora più deregolamentata, mentre Syriza intende reintrodurre la contrattazione nazionale, soppressa da Samaras. Questo sarà un punto di battaglia feroce per la ‘seconda valutazione’. In realtà il punto fondamentale è quello del debito, perché se l’eurogruppo non vuole parlare di riduzione nominale, l’FMI insiste invece per un haircut de facto (periodo di grazia -nessun rimborso di capitale- fino al 2040 e allungamento delle maturità al 2080). La Germania vuole che il FMI partecipi al programma, ma si oppone ad una franca ristrutturazione. Questo è il cuore della partita, perché se il debito viene ristrutturato gli avanzi primari possono andare agli investimenti, e non a ripagare i prestiti.

Il congresso di Syriza

È in questo contesto che si è svolto fra giovedì e domenica il II congresso di Syriza, al Falero (nei locali dello stadio realizzato per le competizioni di Tae-kwon-do nel 2004, e che si è riciclato in centro congressi). Per Tsipras il punto nodale è mantenere la fiducia del bacino politico-sociale che gli ha dato fiducia per ben 2 volte, nonostante le condizioni difficilissime nelle quali si è trovato ad operare, e l’opposizione frontale di quasi tutta la rappresentanza politica e finanziaria del pianeta. Se il partito ha retto (malgrado dolorose ed illustri defezioni) è pur vero che l’atmosfera di una ‘bunkerizzazione’ della formazione politica si è suo malgrado installata. Il partito si è politicamente tutto impegnato nella difesa dell’operato del governo, mettendo in sordina dialettica e ricerca interne, e rarefacendo il suo contatto con il tessuto sociale greco. Tsipras è ben cosciente di questo rischio, e sa che lasciare troppo distanti ‘esigenza politica’ del partito e ‘realismo operativo’ del governo rischia -più della pervicacia dei liberisti- di indebolire la sua azione. Per questo nel suo discorso di apertura ha insistito sulla difficile strada scelta da Syriza e sulla piena coscienza che la politica messa in opera è un modo per resistere, più che il programma massimo della sinistra greca; per questo è tornato ad insistere sulla riduzione del debito, tema forte del ‘programma di Salonicco’ , richiamando i creditori ai loro impegni; per questo ha chiesto ai suoi militanti di misurare l’opera del partito al governo sul quadriennio della legislatura. La conclusione del congresso -scontata- ha visto la rielezione di Tsipras alla presidenza del partito con più del 90% dei voti. C’è da sperare che la fiducia totale espressa dai delegati, se carica il primo ministro greco di una delega e di una responsabilità politica enormi, gli conferisca anche la forza per condurre la Grecia fuori dalla crisi. Sarebbe un risultato storico.
Foto copertina da Agathé su Twitter