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Cosa sappiamo dell'attentatore con il camion di Nizza

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I documenti d’identità di un uomo 31enne franco tunisino sono stati trovati all’interno del camion utilizzato per l’attentato di ieri a Nizza, che ha provocato almeno 80 morti. L’uomo sarebbe nato a Tunisi ma avrebbe la cittadinanza francese. Secondo fonti di polizia, l’uomo, residente a Nizza, era noto alle forze dell’ordine solo per reati comuni. Secondo quanto riferisce un reporter della rete all news Bfm Tv, citando fonti confidenziali vicine agli inquirenti, il guidatore del camion che ieri ha ucciso almeno 80 persone a Nizza “era noto alla polizia per violenze, uso di armi, ma nessun fatto legato al terrorismo“. Il veicolo sarebbe stato noleggiato prima dell’attacco. Il guidatore del camion che si è scagliato ieri sulla folla a Nizza “era solo a bordo del veicolo”, e “se ha avuto complici, è stato a monte”. Lo afferma un cronista di Le Figaro sul sito web del quotidiano, spiegando che la polizia sta esaminando le immagini della videosorveglianza cittadina per capire da dove esattamente l’attentatore è partito. La polizia francese ha identificato dalle impronte digitali l’autore della strage ma ancora non ha divulgato il nome. Gli inquirenti hanno comparato le impronte con un documento di identità trovato sul camion e che era a nome di un franco tunisino di 31 anni, che abitava a Nizza, che aveva precedenti per reati di delinquenza comune, ma che non era nel mirino dell’antitrerrorismo. Nel veicolo sono stati ritrovati anche un telefono cellulare, una patente e una carta di credito.

Secondo la rete televisiva iTÉLÉ, l’uomo che si trovava alla guida del camion, poi abbattuto dalla polizia, era noto alle forze dell’ordine per reati comuni ma sconosciuto ai servizi di intelligence. L’uomo era al volante di un autoarticolato bianco da 19 tonnellate noleggiato per l’occasione. A bordo del camion ha percorso quasi due chilometri a una velocità stimata a 80 chilometri orari, travolgendo chiunque incontrasse. Nel caos e panico scoppiati immediatamente, la gente ha cercato di fuggire in qualsiasi direzione e modo. Un centinaio di persone sono state ripescate vive in mare: si erano gettate in acqua per scappare alla furia omicida dell’attentatore, che è stato ucciso. A bordo del camion sono state ritrovate armi pesanti e una granata e testimoni hanno riferito di spari in provenienza dal mezzo. Ma secondo altre fonti la granata non era in grado di esplodere e i fucili erano fasulli. Prima di essere abbattuto dalla polizia, l’uomo avrebbe sparato diversi colpi d’arma da fuoco.

La sezione antiterrorismo della Procura di Parigi ha avocato a sé l’inchiesta. Il portavoce del ministero dell’Interno Pierre-Henry Brandet ha smentito le voci di una presa di ostaggi, ma il ministro degli Interni ha detto che le indagini proseguono sia per capire chi fosse davvero l’uomo sia per capire se abbia beneficiato di appoggi esterni o complici. L’attacco non è stato per ora rivendicato, ma sugli account Telegram affiliati all’Isis sono stati pubblicati messaggi di giubilo, dichiarando l’azione una vendetta per la morte del comandante militare dello Stato islamico Omar Al Shishani in Iraq. L’uccisione del comandante jihadista, noto come Omar il Ceceno, è stata confermata dall’Isis mercoledì sera. A Nizza, dove nella notte è giunto il ministro degli Interni Bernard Cazeneuve, le autorità hanno chiesto agli abitanti di non uscire di casa, l’esercito presidia le strade.

Nell’ottobre 2014 lo stesso metodo è stato utilizzato a Saint-Jean-sur-Richelieu, vicino Montreal in Canada: l’autore, anche qui un solo uomo giovane, un canadese convertito, e’ morto nell’attentato. Lo stesso portavoce dell’Isis al tempo, Abou Mohammed al-Adnani, aveva fatto un appello ai jihadisti, di colpire cosi’ l’Occidente in un messaggio pubblico lanciato in varie lingue: “Colpite e contate su Allah: uccideteli non importa come. Se non avete armi usate le pietre, o schiacciateli con le macchine”. Un altro episodio si e’ verificato nel dicembre 2014 al mercato di Natale sempre in Francia quando un uomo con un auto si era lanciato sulla folla ferendo 13 persone al grido di “Allah Akbar”. In quel caso pero’ non si parlo’ di atto terroristico. Come di atto di demenza si parlo’ a Londra nel 2013 quando due persone utilizzarono lo stesso metodo per uccidere un soldato. Una strategia omicida utilizzata piu’ volte in Medio OrienteTra i casi piu’ eclatanti quello a Tel Aviv quando un arabo-israeliano che con un camio ha intrapreso un folle ‘zig zag’ uccidendo un uomo e provocando decine di feriti. Anche in quel caso si parlo’ di possibile attentato terrorista.