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Cosa rischia Sid, il bull terrier che non ha ucciso Davide Lobue

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Sid, il bull terrier accusato di aver ucciso il suo addestratore, è innocente. Non è stato lui ad uccidere Davide Lobue, il 26enne a cui il cane era stato affidato da Daniele Conte, il proprietario di Sid. L’autopsia eseguita dal medico legale ha evidenziato che le morsicature e le ferite non sono state inferte dal cane in punti vitali. Lobue è morto per un malore e l’ipotesi più plausibile è che il cane, avendolo visto accasciarsi a terra, abbia cercato in qualche modo di “svegliare” il ragazzo.

Il bull terrier Sid non ha ucciso Davide Lobue

Il cane quindi non sarà abbattuto e potrà tornare dal suo padrone. Per il momento però si trova “in osservazione” presso il canile di Settimo Torinese dove è stato portato dopo il rinvenimento del cadavere di Lobue. La legge prevede infatti che in casi come questi l’animale debba rimanere confinato in isolamento per un certo periodo di tempo per consentire agli operatori e all’ASL di valutare il comportamento dell’animale. Anche se l’autopsia ha “scagionato” Sid dalla responsabilità di aver ucciso il suo addestratore ha in ogni caso morso una persona. Poco importa per il momento che lo abbia fatto “a fin di bene” ovvero per cercare di salvare o aiutare Lobue. I cani morsicatori (questa la definizione che ne dà la legge) devono essere segnalati alle autorità che provvederanno poi a eseguire una valutazione comportamentale dell’animale.

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Mario Savio è il veterinario di Sid

Nel caso un cane morda una persona – e non ci sono dubbi che Sid lo abbia fatto, al di là della bontà delle intenzioni – i veterinari della ASL attivano una procedura che consiste nel mettere in quarantena il cane per 10 giorni. La durata della quarantena  e dell’osservazione sanitaria dell’animale ha un duplice scopo. Il primo è quello di scongiurare l‘eventuale trasmissione della rabbia (il cane viene sottoposto ad esami clinici) il secondo è per valutare se il cane può rappresentare un pericolo per l’incolumità delle persone. L’osservazione può essere coatta, ovvero presso un canile comunale come è il caso di Sid e o fiduciaria presso il domicilio del proprietario. Al termine del sequestro il referto con l’esito della sorveglianza viene trasmesso al Servizio Igiene Pubblica del luogo di residenza del morsicato.

Perché Sid deve stare al canile di Settimo Torinese

Come detto questa è la prassi in tutti i casi in cui un cane morda un essere umano. Anche se il morso avviene durante una fase di gioco, anche se la ferita è lieve. Se il morsicato va all’ASL i medici sono obbligati a denunciare l’episodio e quindi a inviare i veterinari del servizio pubblico. Insomma nel caso di Sid non c’è nessun accanimento da parte della legge o della burocrazia che non si è fatta influenzare dai racconti dei giornalisti. Questa procedura – basta controllare i siti dei servizi veterinari delle ASL – viene adottata in tutta Italia a prescindere dal cane (salvo si tratti di un recidivo, in tal caso il discorso cambia) proprio perché consente di poterne valutare il carattere.

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Manuela Repetti – moglie di Sandro Bondi – si schiera a difesa di Sid

Mario Savio, il veterinario di Sid, ha scritto su Facebook «di velocizzate le pratiche burocratiche per riportare a casa Sid» perché l’autopsia ha dimostrato che Sid non è un killer. Ma il fatto che non sia un assassino non ha nulla a che vedere con il sequestro temporaneo dell’animale. Nella maggior parte dei casi i cani morsicatori non sono killer (proprio come non lo è Sid) eppure, forse perché sono meno “famosi”, nessuno si mobilita per velocizzare le pratiche burocratiche. È curioso che un veterinario definisca il periodo di osservazione del comportamento dell’animale una “pratica burocratica”. Daniele, il proprietario del cane, va a visitare Sid ogni giorno in canile, per non lasciarlo solo. Gli operatori della struttura hanno raccontato che il cane è mansueto e non è pericoloso. Ebbene, molto probabilmente quindi al termine del periodo di “quarantena” (ovvero mercoledì prossimo) potrà tranquillamente tornare a casa dal suo proprietario.
 
Foto copertina via Facebook.com credits Daniele Conte