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Cosa ha fatto la Volkswagen ai motori in USA

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Il dipartimento americano di Giustizia sta conducendo un’inchiesta penale su Volkswagen, che ha ammesso di avere barato nei test federali riguardanti le emissioni di diossido di azoto di alcuni dei suoi motori diesel. La casa automobilistica tedesca – venerdì scorso accusata dal governo americano di avere deliberatamente manipolato quasi mezzo milione di vetture vendute nel 2008 per raggirare leggi americane sulle emissioni inquinanti – ha chiesto personalmente scusa per “avere violato la fiducia dei nostri consumatori e del pubblico”. Lo ha detto l’amministratore delegato Martin Winterkon in un comunicato diffuso ieri, in cui ha spiegato che il gruppo sta collaborando con le autorità.
 

Cosa ha fatto Volkswagen in USA?

Volkswagen – il più grande gruppo nel settore auto europeo per vendite – ha inoltre commissionato un’indagine esterna. Ieri il titolo dell’azienda a Francoforte è precipitato di quasi il 19%, un tonfo giornaliero record, arrivando a 132,2 euro (minimi di oltre tre anni). Sono andati in fumo oltre 15 miliardi di euro di capitalizzazione, quasi quanto la multa massima che l’Agenzia per la protezione ambientale (l’ente che ha accusato Volkswagen) puo’ comminare. L’azienda rischia una pena pecuniaria pari a 37.500 dollari per vettura, oltre 18 miliardi.

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Cosa ha fatto Volkswagen in USA (Il Messaggero, 22 settembre 2015)

Come ha fatto la Volkswagen ad aggirare i controlli?

Spiega il Corriere della Sera che i ricercatori dell’Epa insieme a quelli della California Air Board Resources hanno scoperto un software con un sofisticato algoritmo capace di «capire» quando il veicolo viene sottoposto a una prova in laboratorio. Intervenendo su alcuni parametri del motore e della centralina, il programma riesce a far calare artificialmente le emissioni di ossidi di azoto, particelle nocive tipiche dei motori a gasolio. Quando poi la macchina torna nel traffico in condizioni «normali» l’elettronica disattiva le protezioni. Il risultato, secondo i tecnici, è che il valore degli NOx è risultato superiore fra le 10 e le 40 volte al limite consentito dalla legge. I numeri dichiarati dalla Vw all’omologazione, insomma, sono molto diversi da quelli reali. Il Sole 24 Ore spiega in dettaglio come funziona il software:

In pratica questa applicazione software illegale, battezzata “defeat device” (dispositivo di elusione) restava silente e disattiva durante il normale funzionamento del motore ma veniva eseguita solo durante i test di verifica per l’omologazione. Come? Attraverso il verificarsi di tutta una serie di condizioni quali, ad esempio l’angolo dello sterzo, la velocità dei veicolo (se il test è condotto sui banchi a rulli deve essere zero), il numero di giri del motore e, probabilmente, l’inserimento della sonda digitale per l’analisi nella porta diagnostica (Obd) della vettura.
Se si verificano tutte le precondizioni previste da chi ha compilato (e installato) quel programma che nei documenti di accusa dell’Epa viene chiamato “The Switch, l’interruttore”, allora la centralina di gestione del propulsore commuta la propria modalità di funzionamento eseguendo una “mappatura” (denominata Dyno Calibration) diversa da quella standard (Road Calibration) e idonea a ridurre le emissioni, agendo anche su sistemi di riduzione catalitica selettiva e sulla trappola per gli ossidi di azoto.

La Volkswagen era a conoscenza dell’applicazione fuorilegge, che è stata realizzato dalla stessa Casa tedesca». Per questo il numero uno Winterkorn ha ammesso l’«errore»: oggi a Wolfsburg in via straordinaria si riunirà il board. Oltre al danno d’immagine, cosa rischia? Dice ancora il Corriere:

Multe fino a 18 miliardi di dollari (37.500 per ogni veicolo) per aver venduto prodotti non in regola: 482 mila macchine a gasolio immatricolate dal 2008 al 2015. Al momento l’Epa però non emette sanzioni, ma ha messo sotto osservazione il gruppo: in  Germania dovranno trovare al più presto una soluzione e richiamare in officina quel mezzo milione di «clean diesel» in circolazione per correggere il difetto. 5.Di quali modelli si tratta? Delle Volkswagen Jetta, Golf, New Beetle, Passat e Audi A3 distribuite sul mercato statunitense fra il 2008 e il 2015. Tutte montano il motore turbodiesel di 2 litri a quattro cilindri declinato in diversi livelli di potenza. 6.Ci sono rischi per la sicurezza? «No — spiega ancora l’ente — le vetture possono essere guidate e rivendute». 7.La Vw però ha annunciato che sospenderà la vendita negli Usa dei modelli «incriminati», perché? Non rispettando i parametri sono privi del certificato ambientale rilasciato dall’Agenzia. Il rischio è che possano partire le cause dei consumatori e che la Giustizia possa avviare un procedimento penale.

Il caso dei motori truccati

Senza arrivare al sofisticato software elaborato dalla Volkswagen per ‘colpa’ del quale negli Usa verranno ritirati 500mila veicoli, ci sono metodi più ‘artigianali’ per ‘barare’ sulle emissioni, facendo in modo che nei test le auto consumino meno che nelle situazioni reali. A ricorrere ad almeno 20 trucchi, afferma un rapporto del 2013 dell’Ong belga Transport and Environment, sono tutti i costruttori, che approfittano di regole obsolete imposte per i test. Il documento raccoglie ricerche condotte in diversi Paesi e nelle quali vengono confrontati emissioni e consumi reali delle auto con quelli dichiarati. Tra i 20 modi ‘creativi ma legali’ per dare un’aggiustatina alle performance, ad esempio, c’è la pratica di sigillare perfettamente le auto per minimizzare la resistenza all’aria. Anche una maggiore attenzione alla lubrificazione, fino ad arrivare all’uso di lubrificanti speciali, permette di aumentare l’efficienza della combustione, dichiarando così consumi ed emissioni più basse. Un altro trucco consiste nell’interrompere il processo di ricarica della batteria disconnettendo l’alternatore, o fare i test a temperature molto alte, ad altitudine elevata, dove l’atmosfera rarefatta offre meno resistenza, o su piste molto dure, tutti fattori che possono incidere sensibilmente sulle prestazioni. “In media – scrivono gli autori – il consumo dichiarato è inferiore di almeno il 25% a quello reale, ma in alcuni casi si arriva al 50%. Questo può aggiungere fino a 2.000 euro di carburante alla spesa nel ciclo di vita dell’auto”. Il fenomeno, segnala il rapporto, è in crescita: mentre per le vecchie auto la ‘forbice’ era del 19%, in quelle più moderne si è arrivati al 37% e la differenza continua a crescere dell’1% l’anno. Sarà molto difficile, scrive l’Ong, che i test cambino in un futuro immediato. “L’introduzione delle norme Euro 6 nel 2007 – spiegano gli esperti – doveva essere accompagnata da un nuovo test delle emissioni che misurasse l’inquinamento prodotto su strada. Ma le discussioni su come questo test dovrebbe essere effettuato ne hanno ritardato l’introduzione, che doveva avvenire nel 2015”. Anche l’International Council on Clean Transportation, il laboratorio di ricerca indipendente che per primo ha segnalato il software della Volkswagen, ha trovato in passato discrepanze tra le emissioni dichiarate e quelle reali, in media del 25%.