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Cosa ha detto il papà di Nicola Tanturli sul ritardo nel chiamare i soccorsi

Leonardo Tanturli, il papà di Nicola, il bimbo di 21 mesi ritrovato in un bosco dopo una scomparsa di oltre 30 ore chiarisce alcuni punti sulla dinamica della scomparsa del piccolo. E ammette di aver sbagliato a non chiamare subito i soccorsi.

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Leonardo Tanturli, il papà di Nicola, il bimbo di 21 mesi ritrovato in un bosco dopo una scomparsa di oltre 30 ore chiarisce alcuni punti sulla dinamica della scomparsa del piccolo. E ammette di aver sbagliato a non chiamare subito i soccorsi.

Cosa ha detto il papà di Nicola Tanturli

Nicola Tanturli, il bimbo di 21 mesi ritrovato vivo ieri nei boschi di Palazzuolo sul Senio, nell’Alto Mugello, dove era scomparso per quasi due giorni, è stato dimesso ieri mattina dall’ospedale pediatrico Meyer di Firenze dove era stato ricoverato in osservazione. Il piccolo ha dormito a lungo e soprattutto ha mangiato e bevuto a sazietà, dopo un lungo digiuno. “Ha mangiato come un lupetto”, raccontano dal reparto dove è stato in osservazione e dove ha potuto riposare abbracciato alla sua mamma Giuseppina. Ora è tornato a casa: per il viaggio di ritorno nel casolare sull’appennino tosco-emiliano, in località Molino di Campanara, frazione di Palazzuolo, non c’è stato bisogno di ricorrere all’ambulanza, perchè Nicola sta bene. A prenderlo in ospedale è stato il papà Leonardo con il fratellino Giulio, 4 anni. Così tutta la famiglia si è ricomposta nel viaggio di ritorno dopo la brutta avventura a lieto fine.

Proprio il papà ieri ha spiegato, in parte chiarendo alcuni dubbi, alcuni particolari sulla scomparsa di Nicola, a partire da un’ammissione di colpa per aver chiamato in ritardo i soccorsi, dopo ben nove ore: “È stato un errore, riconosco che abbiamo sbagliato. Io e la mia compagna pensavamo di riuscire a trovarlo presto. Dopo alcune ore, visto che lo chiamavamo e non rispondeva abbiamo pensato che si fosse addormentato vicino a casa, così abbiamo pensato che all’alba si sarebbe svegliato e l’avremmo ritrovato”. Leonardo Tanturli ha poi spiegato anche il mistero dei sandaletti. Il bambino li indossava mentre dormiva perchè aveva pianto a lungo dopo essersi “sbucciato” le ginocchia e si era addormentato nel marsupio in braccio alla mamma, che poi lo aveva adagiato sul lettone senza togliergli le scarpine per non farlo svegliare: “Si è addormentato verso le sei in braccio alla mamma che lo teneva nel marsupio. Lei l’ha messo sul nostro letto, era senza pannolino, quindi gli abbiamo messo sotto la cerata – ricorda -. Pensavamo potesse svegliarsi, ma non avendo fatto il pisolino ci stava che potesse dormire fino al mattino dopo. La mamma è uscita di casa alle 19.30, io sono rientrato alle 21.30 dall’orto, e ho messo il più grande, Giulio, nel lettino. Non ho fatto caso se Nicola fosse nel nostro”. Perché non si sono accorti subito che Nicola non era nel lettone? I genitori del piccolo hanno continuato a lavorare fino a mezzanotte: “Intorno alle 10 abbiamo messo le capre a mungere, a mezzanotte siamo saliti in camera e Nicola non c’era Abbiamo cominciato a cercarlo senza risultati. Verso le 2,30 ho sentito un pianto che sembrava venire da vicino a casa, ma tirava vento da Sud che distorceva i rumori. Sono corso a casa pensando di trovarlo e invece niente. A mente fredda, posso dire che abbiamo sbagliato a non chiamare subito i soccorsi, ma pensavo di trovarlo. Alla fine alle 8,30 abbiamo chiamato il 112”. Il papà di Nicola che ringrazia tutti, spiega anche che la porta era aperta, e che Nicola, che era abituato a camminare nei dintorni di casa, anche se fino a quel momento si era allontanato solo di poche decine di metri, è un bambino forte che da poco aveva imparato ad aprire la maniglia:

 

Nicola Tanturli: cosa succede ora

Il bambino ha vagato per circa 33 ore nei boschi dell’appennino tosco-emiliano, dalla serata di lunedì 21 alle 9,20 circa di mercoledì 23 giugno. E’ stato trovato in buone condizioni di salute, solo con qualche lieve escoriazione. Nel frattempo, da ieri, sono stati avviati gli accertamenti disposti dal pubblico ministero Giulio Monferrini, come riferisce l’Adnkronos, dopo che la Procura di Firenze, diretta dal procuratore capo Giuseppe Creazzo, ha aperto un fascicolo, al momento senza indagati nè con un reato specifico, sulla vicenda della sparizione.

La magistratura ha infatti incaricato i carabinieri della compagnia di Borgo San Lorenzo (Firenze), competente territorialmente, di svolgere un’indagine preliminare al fine di valutare se è possibile ravvisare nei confronti dei genitori di Nicola, Leonardo e Giuseppina, il reato di abbandono di minore. “Come investigatori lavoriamo a 360 gradi, senza escludere nessun elemento e nessuna pista; al momento l’ipotesi dell’allontanamento del bambino dall’abitazione sembra la più plausibile”, ha detto all’Adnkronos il maggiore Michele Arturo, comandante della compagnia dell’Arma.

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Non avendo nemmeno due anni, il bimbo poteva essere lasciato a dormire nel letto matrimoniale da solo in casa mentre papà e mamma lavoravano nelle vicine stalle? A questa domanda cercheranno di rispondere le indagini dirette dal pm Monferini e fondamentale saranno le risposte che forniranno i genitori. Secondo quanto ha finora riferito Leonardo Tanturli, Nicola lunedì 21 giugno si è addormentato verso le 18 in braccio alla mamma che lo teneva nel marsupio; poi Giuseppina ha portato il piccolo in casa adagiandolo sul letto matrimoniale, probabilmente senza toglierli i sandali. “Pensavamo che potesse svegliarsi, ma non avendo fatto il pisolino ci stava che potesse dormire fino al mattino dopo”, ha raccontato il padre.

La mamma è uscita di casa alle 19.30 per andare nella stalla, il padre è rientrato alle 21.30 dall’orto e ha messo l’altro figlio Giulio nel lettino. “Non ho fatto caso se Nicola fosse nel nostro letto”, ha detto sempre Leonardo. Intorno alle 22 la coppia di agricoltori ha iniziato a mungere le capre, operazione durata fino mezzanotte, quando sono rientrati in casa e hanno visto che Nicola non c’era. E’ iniziata così la ricerca del piccolo sparito. Ma solo dopo quasi nove ore, alle 8.30, hanno dato l’allarme, telefonando ai vigili del fuoco. “Abbiamo sbagliato a non chiamare subito i soccorsi”, ha ammesso il padre. Una giustificazione tardiva che potrebbe costare ai genitori un’incolpazione da parte della autorità giudiziaria, quella, appunto, di abbandono di minore.

Quanto al fatto che Nicola avrebbe aperto da solo la porta di casa, per andare a cercare i genitori dopo che al risveglio si era ritrovato in camera da solo, il padre ha spiegato che il figlioletto aveva imparato da qualche giorno ad usare la maniglia. Ricostruzione veritiera? Anche su questo come su tutti gli altri punti oscuri della vicenda sono in corso gli accertamenti da parte dei carabinieri. Nel frattempo, ha appreso l’Adnkronos, anche i servizi sociali della Asl Toscana Centro sono stati allertati al fine di accertare se il minore vive in una situazione familiare che potrebbe essere per lui fonte di disagio e se i genitori sono adeguati a svolgere la loro funzione educativa. In questo la relazione socio-familiare sarà inviata per competenza dalle assistenti sociali alla Procura presso il Tribunale dei Minori. Si indaga, peraltro, su un episodio di allontanamento simile che avrebbe visto protagonista l’altro figlio della coppia, che qualche tempo fa avrebbe percorso fino a un paio di chilometri lontano, quando fu ritrovato dagli abitanti dell’eco-villaggio di Campanara.