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La corruzione continua all'Ama Roma

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Nel caso qualcuno di voi fosse preoccupato che a Roma le cose non si facessero perbene, questo non è il caso dell’AMA. «Nell’Azienda municipale ambiente di Roma il fenomeno corruttivo ha raggiunto la massima espressione inquinando tutte le gare di appalto», scrivono i giudici del Riesame nelle motivazioni con cui hanno ribadito il carcere per Salvatore Buzzi e disposto i domiciliari per l’ex dg dell’Ama, Giovanni Fiscon, oltre a far riacquisire la libertà a Riccardo Mancini.

massimo carminati mafia capitale
Massimo Carminati e la banda di Mafia Capitale (Corriere della Sera, 9 dicembre 2014)

L’AMA CORROTTA E MAFIA CAPITALE
Per i giudici l’Ama «piuttosto che improntare la propria attività a criteri di imparzialità e buon andamento della Pubblica Amministrazione, ha intrattenuto con le cooperative di Buzzi rapporti basati sulla corruzione». Tra Buzzi e Fiscon, secondo i giudici, avvenivano frenetici scambi di sms e gli incontri, denotano l’esistenza di interrelazioni e contatti del tutto anomali nel corso di una procedura di aggiudicazione di un appalto. «Buzzi con la giunta Alemanno, e con gli amministratori che ne erano espressione, ha fatto affari d’oro, anche grazie al ruolo di Massimo Carminati che con quei personaggi aveva dimestichezza perché provenienti dalla sua stessa area politica», sostengono poi i giudici del Riesame. «Il fatturato delle cooperative – scrivono – è più che raddoppiato in poco più di due anni, passando da circa 25 a circa 60 milioni di euro». In tal senso non «è possibile equivocare l’affermazione di Buzzi ‘se vince il centro sinistra siamo rovinati’». Per i giudici del Riesame il percorso di Salvatore Buzzi «dimostra il fallimento della funzione rieducativa della pena». «Pur essendo stato condannato nei primi anni ’80 per omicidio volontario e pur avendo beneficiato di misure alternative e della grazia -osservano i giudici nelle motivazione- ètornato a delinquere manifestando la propria insensibilità al precedente intervento dell’autorità giudiziaria».
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La cupola che governava Mafia Capitale (Corriere della Sera, 3 dicembre 2014)

RICCARDO MANCINI ESCE
Riccardo Mancini ”e’ un funzionario corrotto” ma non può dirsi con certezza che facesse parte dell’associazione di stampo mafioso che ruotava attorno alle figure di Massimo Carminati e di Salvatore Buzzi. Anzi, per il tribunale del riesame che in 140 pagine di motivazioni spiega perche’ e’ stata annullata l’ordinanza di custodia cautelare, l’ex ad di Ente Eur sembrerebbe voler prendere le distanze dal clan. Da due conversazioni intercettate, infatti, ”si evince in maniera inequivocabile che Mancini in piu’ occasioni opponga qualche resistenza ad assecondare le finalita’ dell’associazione, tanto da dover essere minacciato ed addirittura picchiato”. Il collegio presieduto da Bruno Azzolini ha depositato le motivazioni relative alle posizioni di un gruppo composto da 17 indagati. Il tribunale aveva confermato la custodia in carcere, con l’aggravante mafiosa per Salvatore Buzzi, Giovanni De Carlo ed altri nove indagati, disponendo la scarcerazione di Mancini. Questi, tuttavia, resta indagato dalla procura per la stessa accusa contestata a Massimo Carminati, allo stesso Buzzi e ad altri indagati.