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Coronavirus a Roma: i due focolai tra i cittadini del Bangladesh

Con questi casi si apre un altro fronte, quello dei “casi di importazione”, molto numerosi negli ultimi giorni, ma riguardano anche persone arrivate dal Brasile, dal Messico, dal Regno Unito. In teoria, dopo essere atterrati, dovrebbero restare in quarantena  di quattordici giorni, ma ci sono molti dubbi sul rispetto di questa procedura

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Ci sono 11 casi di Coronavirus fra cittadini del Bangladesh a Roma in quelli che ad oggi sembrano due distinti focolai: sei di loro sono atterrati all’aeroporto di Fiumicino, con voli diversi (tutti con scalo), dopo essere partiti da Dacca, la capitale del paese. Altri cinque, invece, ruotano attorno al caso dei due ristoranti a Fiumicino (ma l’aeroporto non c’entra) dove uno di loro lavorava.

Gli 11 casi di Coronavirus tra i cittadini del Bangladesh a Roma

Per il caso del dipendente di Indispensa Bistrot sono stati individuati otto positivi. Due,  spiega oggi il Messaggero, sono i titolari del ristorante, che hanno anche un altro locale, chiuso anch’esso. Quattro sono del Bangladesh e sono legati appunto al primo positivo, ricoverato con una polmonite interstiziale allo Spallanzani.

Per ora nessun cliente del ristorante risulta positivo, ma la Regione Lazio denuncia un fatto: contrariamente a quanto prevede l’ordinanza, nel locale non sono stati registrati i contatti di chi ha mangiato in questi giorni e questo è un problema, perché poi ricostruire i cluster diviene complicato. C’è poi il fronte della comunità del Bangladesh, visto che il primo contagiato due giorni prima del ricovero era stato in Ambasciata, dove aveva avuto contatti con gli impiegati e con altri connazionali che si trovavano negli uffici. Saranno tutti cercati, per eseguire i tamponi.

Con questi casi si apre un altro fronte, quello dei “casi di importazione”, molto numerosi negli ultimi giorni, ma riguardano anche persone arrivate dal Brasile, dal Messico, dal Regno Unito. In teoria, dopo essere atterrati, dovrebbero restare in quarantena  di quattordici giorni, ma ci sono molti dubbi sul rispetto di questa procedura.

Inoltre, sono già sei i cittadini provenienti dal paese asiatico e atterrati a Roma che sono risultati positivi al coronavirus, uno è stato ricoverato al Policlinico Umberto I. Come è possibile che siano così numerosi, che ci sia una tale frequenza di casi? La Regione ha chiesto l’intervento del Ministero delle Infrastrutture e aperto un canale di dialogo con le compagnie aeree utilizzate da queste persone, quasi sempre immigrati che lavorano a Roma che hanno sfruttato la possibilità del viaggio per ragioni di lavoro o per il ricongiungimento familiare.

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Coronavirus: i numeri del 27 giugno (Corriere della Sera, 28 giugno 2020)

I ristoranti devono registrare i clienti

C’è poi un altro problema. Gli esercizi commerciali, e tra questi ovviamente anche i ristoranti, devono registrare i clienti chiedendo almeno un recapito telefonico per ogni caso. Il problema è che l’ordinanza della Regione Lazio non viene rispettata.

Tocca ai vigili urbani, anche in questa vicenda, fare la propria parte: a Roma i caschi bianchi effettuano quasi 900 controlli amministrativi al giorno sulle attività commerciali con un’attività che, soprattutto nei giorni del fine settimana, viene mirata soprattutto ai pubblici esercizi. Dopo la vicenda di Fiumicino, nelle verifiche della polizia locale sarà chiesta una maggiore attenzione al rispetto delle regole regionali sulla raccolta (e la conservazione) di nomi e numeri telefonici.

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I numeri di ieri del Coronavirus nel Lazio (Il Messaggero, 28 giugno 2020)

Ma, se l’ordinanza della Regione prevede che la prenotazione del tavolo sia «preferibile» la registrazione è obbligatoria, per motivi di sanità pubblica. «Sì ma non è semplice cacciare via delle persone dal locale perché non vogliono dare il numero di telefono, anche se si dovrebbe – commenta Claudio Pica di Fiepec-Confesercenti – Personalmente l’ho visto fare solo in un’occasione. Noi dobbiamo fare la nostra parte, ma dalla Regione dovrebbe arrivare una forte campagna di sensibilizzazione per i cittadini, che devono capire la necessità di queste disposizioni».

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