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Congo, Di Maio: "All'Onu e al Pam chiediamo un'inchiesta su Attanasio e Iacovacci"

Giorgio Saracino|

attanasio iacovacci

Aeroporto di Ciampino, ore 23. Ad attendere i corpi dell’ambasciatore Luca Attanasio e del carabiniere Vittorio Iacovacci ci sono il presidente del Consiglio Mario Draghi, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, il ministro della Difesa Lorenzo Guerini: non c’è invece il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, assente per problemi di salute (avrebbe voluto esser presente). Lì, sempre, anche i famigliari dei due uccisi in Congo, intercettati mentre andavano al villaggio di Rutshuru (un mese fa aveva chiesto un’auto blindata per l’ambasciata). I corpi dei due arrivano con un aereo militare, ad accoglierli e a prendere le bare avvolte nelle bandiere italiane, ci sono i militari dell’Arma, tutti in alta uniforme. Dodici carabinieri portano in spalla le salme di Attanasio e Iacovacci, si fermano per la benedizione (prima), e per il picchetto d’onore (dopo). Il presidente del Consiglio si avvicina alle bare, rimane composto e le osserva, in rispettoso silenzio. Poi le tocca, come per salutarle.

L’Italia piange due servitori dello Stato.
Onore all’Ambasciatore Luca Attanasio e a Vittorio Iacovacci, militare dell’Arma dei Carabinieri.
Il nostro Paese non vi dimenticherà mai.

Pubblicato da Luigi Di Maio su Martedì 23 febbraio 2021

Il giorno dopo (oggi), l’autopsia. Le due salme sono state infatti trasportate al policlinico Gemelli di Roma, dove da stamattina sono in corso gli esami autoptici, che daranno qualche indizio per la ricerca della verità. Tant’è che i funzionari italiani hanno chiesto alla Repubblica del Congo di non toccare niente, di lasciare tutto così com’era, per non rischiare di perdere tracce interessanti, senza procedere quindi a una prima autopsia. Richiesta, questa, che è stata accolta. A rientrare in Italia insieme ai corpi dell’ambasciatore e del carabiniere sono stati anche gli uomini del Ros inviati in Africa per raccogliere quante più prove, prima fra tutte le dichiarazioni del terzo italiano che era su una di quelle due jeep bianche attaccate, Rocco Leone. Lui, vicedirettore del programma del World Food Programme in Congo, è e sarà testimone chiave. Forse potrà rispondere alle tante domande che chi indaga si sta ponendo. Ovvero: come mai l’Onu ha dato il via libera per procedere senza scorta e senza dispositivi di sicurezza su quella strada? Poi: che fine hanno fatto gli altri tre (congolesi), che viaggiavano con loro? E ancora, e soprattutto: chi, quando, e perché ha sparato ad Attanasio e Iacovacci?

Punti di domanda tanti, risposte -per ora- poche. E proprio per questo oggi il ministro degli Esteri si è recato a Palazzo Madama, per riferire ai Senatori quanto sta facendo la Farnesina per rispondere ai tanti interrogativi. Ma, prima dell’intervento di Luigi Di Maio, l’Aula si alza in piedi per omaggiare i due italiani uccisi. Un minuto di silenzio, poi i lunghi applausi dei parlamentari. Qualcuno si commuove. “È stato straziante ieri sera accogliere, a fianco del Presidente Draghi e dei familiari, le salme dei nostri due connazionali, vittime del vile agguato che ha stroncato le loro giovani vite e sconvolto quelle dei loro cari”, dice il capo della Farnesina. E ancora:

Al Pam e all’Onu abbiamo chiesto formalmente l’apertura di un’inchiesta che chiarisca l’accaduto, le motivazioni alla base del dispositivo di sicurezza utilizzato e in capo a chi fossero le responsabilità di queste decisioni. Abbiamo anche spiegato che ci aspettiamo, nel minor tempo possibile, risposte chiare ed esaustive. Il loro sacrificio illumina la vita dei molti, diplomatici e militari, che silenziosamente compiono il proprio dovere per difendere l’Italia e i nostri valori, in Paesi lontani e a rischio. È un sacrificio che il Paese onorerà con funerali di Stato. Tutti noi dobbiamo onorare questi nostri eroi stringendoci attorno alle loro famiglie.