Fatti

Il complottone di Franceschini contro Renzi

renzi franceschini 1

In politica la categoria del tradimento non esiste. Per questo Dario Franceschini, il ministro da una vita in maggioranza, non si preoccuperà tantissimo se i renziani lo hanno additato a Conte Ugolino del presidente del Consiglio dopo l’intervento del premier nella Direzione PD. D’altro canto, ricorda oggi un articolo di Carlo Tecce e Fabrizio D’Esposito sul Fatto, il lungo elenco di leader che l’attuale responsabile della Cultura che si fa selfie con David Gilmour ha mollato è significativo: «Franco Marini, Romano Prodi, Walter Veltroni, Enrico Letta». Non si vergognerà certo di fare la stessa cosa con Matteo Renzi, si sussurra.

Il complottone di Franceschini contro Renzi

Anche perché il ministro confida su uno scenario d’Ottobre che avrebbe poco da invidiare alla Rivoluzione: una sconfitta di Renzi al referendum sulle riforme provocherebbe uno sconquasso politico di primo piano, nel quale il presidente della Repubblica Sergio Mattarella si troverebbe senza governo e senza alcuna volontà da parte dei partiti presenti in Parlamento a formarne un altro, e contemporaneamente si troverebbe con una legge elettorale da rifare prima di andare alle elezioni oltre che con una gestione dell’ordinario che ci metterebbe poco (vedi al capitolo crisi bancaria) a sfociare nello straordinario. Un governo a cui lui potrebbe puntare? Non proprio, visto che in caso di emergenza sembrano pronte altre e più spendibili figure come quella di Pietro Grasso o Pier Carlo Padoan. Ma il nodo è proprio la legge elettorale. E per questo Franceschini si sta spendendo, scrive il Fatto, per una «proposta che può sabotare la struttura renziana: cambiare l’Italicum introducendo il premio di coalizione anziché singolo, di lista. È la manovra che consente al ministro della Cultura di raggrumare un denso fronte antirenziano, fra i dem e persino ambire a Palazzo Chigi se il referendum d’ottobre diventasse la tomba del Rottamatore».
renzi franceschini
In risposta i renziani si sarebbero mossi con la minaccia, non smentita da Palazzo Chigi, che il quotidiano La Nazione attribuisce a Renzi: far cadere il suo governo e portare il Paese a elezioni prima del referendum, che in questo modo slitterebbe all’autunno del 2017. Per adesso però a Franceschini conviene troncare, sopire, sopire troncare:

Ma se i fedelissimi di Franceschini leggono la richiesta del ministro di cambiare la legge elettorale come «un assist al premier per tenere dentro Alfano», i renziani raccontano che ultimamente i rapporti tra Dario e Matteo sarebbero «in freddo» per via dell’ormai famosa cena in via delle Muratte. Perché nulla fa infuriare il segretario come l’agitarsi sottotraccia delle varie anime del Pd. «Finché ci sono io, le correnti non torneranno a guidare il partito», ha ammonito il leader davanti al parlamentino.
Un avvertimento che l’entourage di Franceschini indirizza verso altri lidi. Dario, spiegano gli amici del ministro, «ha troppa esperienza e intelligenza politica per mettersi contro Renzi». Se in direzione ha chiesto di cambiare l’Italicum è «per aiutare il premier a ricucire con la sinistra del Pd e rinsaldare i rapporti con Alfano». Il segretario osserva e lascia che il ministro tessa i suoi rapporti per allargare il campo. «Dario gli sta alzando la palla…», suggeriscono i franceschiniani. E Matteo si prepara a schiacciarla. (Monica Guerzoni, Corriere della Sera, 6 luglio 2016)

In attesa degli eventi che potrebbero alzare la palla proprio a lui. E chissà a quel punto come verrebbe la schiacciata.