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Come funziona la guerra con i droni

Secondo un accordo tra Stati Uniti e Pakistan, la Cia, a partire dal 2004, ha avuto «licenza» di condurre assassini mirati all’interno delle aree tribali per mezzo dei droni armati. Né il governo di Washington né quello di Islamabad hanno mai fatto cenno all’esistenza di queste operazioni, in teoria «inesistenti» La missione durante la quale sono rimasti uccisi dei talebani e i due ostaggi, l’italiano Lo Porto e l’americano Weinstein, è stata condotta con due blitz distinti autorizzati dopo centinaia di ore di sorveglianza dal cielo. In casi come questi, il via al bombardamento è deciso da funzionari della Cia responsabili per l’area sulla scorta di «motivati sospetti della presenza di terroristi». L’utilizzo dei droni è aumentato negli ultimi anni. Nell’anno (2008) in cui l’amministrazione Bush ha fatto il maggiore uso di droni, gli strike contro al Qaeda e Talebani sono stati 36. Da quando Obama è presidente la cifra è rapidamente salita (52 nel 2009, 122 nel 2010) per poi scendere negli ultimi due anni (27 nel 2015, 22 nel 2014). Una diminuzione che ha un motivo molto semplice: dal Pakistan e dall’Afghanistan i principali obiettivi dei droni americani sono oggi in altre aree, in primo luogo quelle (come in Iraq e in Siria) controllate dallo Stato islamico, poi a seguire i vari “santuari” del terrorismo in Yemen, Somalia e altri teatri di guerra. L’infografica del Corriere della Sera sull’uso dei droni:
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