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Colli Albani, il risveglio del vulcano di Roma

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Il Corriere della Sera Roma in un pezzo a firma di Rinaldo Frignani racconta oggi la storia dell’area dei Colli Albani che si stra trasformando: in un vulcano vero e proprio, pronto a eruttare a meno di 20 chilometri da Roma. Una realtà preoccupante che gli studiosi si affrettano comunque a «raffreddare», parlando di un lasso temporale di almeno mille anni prima che scenari del genere possano effettivamente avverarsi.

Dai rilievi svolti da una squadra di studiosi italiani, che nel luglio scorso ha pubblicato un documento – l’«Assessing the volcanic hazard for Rome» (Valutazione del rischio vulcanico per Roma) sulla prestigiosa pubblicazione britannica «Geophysical Research Letters» – è emerso come «si possa ipotizzare che al di sotto dell’area dove sono avvenute le eruzioni più recenti si stia accumulando nuovo magma che provoca un rigonfiamento della superficie – sottolinea Marra -. I tempi di risalita di questo magma possono essere stimati nell’ordine delle diverse centinaia, se non migliaia di anni. Non c’è quindi un pericolo imminente, ma questo studio ci ha fatto capire che l’area vulcanica non solo non è estinta, ma è in fase di risveglio». Lo studio di luglio ha fatto il giro del mondo. Ne hanno parlato soprattutto riviste scientifiche che hanno ripreso anche analisi precedenti.
Tuttavia la storia del «vulcano di Roma» non è mai apparsa più concreta come in questo periodo di allarme, con le centinaia di segnalazioni da parte dei romani dopo ogni scossa di terremoto di crepe e fessurazioni nei muri dei palazzi, di lampadari che ondeggiano paurosamente, di cornicioni in procinto di staccarsi e piombare al suolo. E anche visto che è stata fin dall’inizio una delle possibilità chiamate in causa degli inquilini ora sfollati – di crolli improvvisi di edifici, come il palazzo in via della Farnesina, a Ponte Milvio, che la sindaca Virginia Raggi ha ordinato di abbattere d’urgenza entro le prossime due settimane. Il timore è che scosse di terremoto prolungate – come la serie di mercoledì sera conseguenza del nuovo terremoto in Umbria e nelle Marche – possa seriamente mettere a rischio alcuni edifici nella Capitale.

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Foto satellitari del cratere vicino Frascati e i 4 crateri con i tassi di sollevamento del terreno (Corriere della Sera, 29 ottobre 2016)

«Con quegli eventi però il tema vulcanico non c’entra aggiunge Marra – ci siamo tuttavia resi conto che in quell’area dei Castelli è in corso una fase di ricarica di energia. Un altro aspetto è invece legato allo studio delle tracce laviche che affiorano e che testimoniano cicli eruttivi con periodi regolari fra i 30 e i 40 mila anni». Un intervallo di tempo che sarebbe già quasi trascorso un’altra volta. Gli studiosi sono convinti che si sia ripresentando la situazione di decine di migliaia di anni fa. Con tutto il suo carico di inquietanti conseguenze. «Possiamo presupporre che molto in profondità, fra i 5 e i 10 chilometri, ci sia una massa di nuovo magma in movimento che prima o poi arriverà in superficie», conclude lo studioso. E il sollevamento del terreno lo conferma.