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Il CSM apre una pratica su Alfonso Sabella per le frasi su Virginia Raggi

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In un’intervista all’HP alla vigilia delle elezioni di Roma Alfonso Sabella aveva previsto l’apertura di un fascicolo di indagine da parte della Procura di Roma sulla vicenda delle consulenze alla ASL di Civitavecchia di Virginia Raggi. Oggi il CSM apre un fascicolo su Alfonso Sabella per le sue affermazioni, che finiscono in una pratica della prima commissione. Sabella, magistrato ed ex assessore alla legalità nella Giunta guidata da Ignazio Marino e possibile assessore in caso di vittoria di Roberto Giachetti, aveva parlato di avviso di garanzia come atto dovuto. Le sue dichiarazioni sono finite in un fascicolo di prima commissione aperto ad aprile dopo alcune sue esternazioni alla trasmissione l’Arena su affittopoli.

Il CMS apre una pratica su Alfonso Sabella per le frasi su Virginia Raggi

All’Huffington Post in una lunga intervista non firmata Alfonso Sabella aveva detto: “A questo punto l’avviso di garanzia alla Raggi è un atto dovuto. Per colpa o per dolo siamo davanti all’ipotesi di reato continuato di falso ideologico in atto pubblico”, sostiene l’ex assessore capitolino alla Legalità ed eventuale capo di Gabinetto in caso di vittoria di Roberto Giachetti al ballottaggio di domenica. “Quello che mi colpisce è che la Raggi dichiara il suo incarico del 2012 solo nel 2015, cioè dopo che scoppia Mafia Capitale e dopo che, arrivato in Campidoglio, tra le prime cose che faccio c’è quella di controllare le autocertificazioni”. E l’altro incarico? “Non ne ho traccia”, proseguiva. Dice La Raggi: l’ho dichiarato quando ho emesso fattura. “Calma- replica ancora il magistrato- Stiamo alla legge altrimenti si fa confusione. La legge e il modulo predisposto dal Comune prevedono che devi dichiarare i compensi percepiti e gli incarichi ricevuti dalla pubblica amministrazioni comunque comportanti oneri a carico della finanzia pubblica. Capito? Devi dichiarare l’incarico, non il compenso” perché “i cittadini vogliono sapere quali incarichi hai non quanto guadagni. Per questo nel modulo c’è scritto: data dell’inizio dell’incarico e quanto dura. Ebbene, la Raggi non dichiara l’incarico del 2012 né nel 2013, quando diventa consigliere comunale, né nel 2014. Ma solo nel 2015, dopo che è scoppiata Mafia Capitale e dopo che io iniziai a verificare le autocertificazioni”.

Qualche giorno dopo l’intervista Marco Travaglio aveva scritto sul Fatto Quotidiano a proposito del colloquio del giornale con il magistrato: «Niente da dichiarare su Sabella, giudice del Tribunale di Roma, che emette sentenze e sollecita avvisi di garanzia a due giorni dal voto contro l’avversaria del candidato che gli ha promesso una poltrona? Ogni giorno facciamo sforzi immani per non tornare a usare la parola “regime”. Ma non ce ne viene in mente un’altra». Evidentemente toccato dalla replica, Sabella aveva a sua volta risposto dando la colpa all’Huffington Post:

Ho ovviamente aggiunto che tale ipotesi è punita solo a titolo di dolo, per cui l’avv. Raggi –laddove fosse riuscita a dimostrare di avere aver compreso male la comunque chiarissima legge e l’altrettanto chiarissimo modulo – non sarebbe stata punibile. In presenza, però, di due dichiarazioni oggettivamente false, l’avvio di un procedimento penale è, a mio giudizio, inevitabile. Purtroppo l’articolo pubblicato online sull’Huffington Postper ragioni di semplificazione giornalistica, non è stato così puntuale e il redattore ha qualificato come atto dovuto non l’iscrizione nel registro degli indagati, ma l’avviso di garanzia, che va emesso solo laddove ve ne sia la necessità processuale. Avuta contezza delle inesattezze nel pezzo ho provato a farlo correggere, ma ormai era troppo tardi, l’intervista era stata ripresa da siti e agenzie.

Non era però comparsa nessuna rettifica di Sabella né sul sito dell’HP né nelle agenzie di stampa. Strano. Sabella avrebbe potuto mandarla lo stesso anche se l’intervista ormai si era diffusa. Ma a quanto pare (prontissimi a correggere in caso di errore) non lo ha fatto.